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Coronavirus, l’Italia e l’Europa si preparano a riaprire. Ecco come

Date diverse per ogni Stato: c’è chi non ha mai chiuso del tutto e chi sta già riaprendo. In Italia le aziende divise in tre fasce di rischio. Il Veneto appoggia la Lombardia sul 4 maggio come data per far ripartire l’economia: uno studio conta già tre milioni di poveri

 

di Manuel Montero

L’Italia, ma anche il resto d’Europa, è pronta a riaprire e a ripartire. La data del 4 maggio si avvicina e la task force guidata da Vittorio Colao sta studiando i criteri con cui riprendere la vita lavorativa e quella sociale. Sulla base di tre fasce di attività: verde (basso rischio), giallo (medio) e rosso (alto).

IL BASSO RISCHIO – A basso rischio sono considerate le attività che consentono un distanziamento sociale e l’assenza di contatto con il pubblico: pesca, agricoltura, estrazione di minerali, cantieri edili, il manifatturiero, il cinema, il settore editoriale, le immobiliari e le agenzie di viaggio.

IL MEDIO E L’ALTO RISCHIO – Cautela maggiore, disco giallo, va usata con ristorazione, bar, palestre, scuole e trasporti marittimi e terrestri. Un medio-alto va alle ricevitorie, le sale gioco e scommesse, le collaborazioni domestiche e i servizi alla persona. Mentre alto rischio sono considerati trasporto aereo, assistenza sociale e sanitaria non residenziale: per queste attività andrano prese adeguate misure di prudenza

NON POSSIAMO MORIRE – L’idea della Lombardia di riaprire il 4 maggio trova l’appoggio del Veneto che anzi, in caso di consenso scientifico, sarebbe disposto a ripartire anche prima. Dice Luca Zaia: “Il vero tema è decidere se chiudere tutto e morire in attesa che il virus se ne vada o aprire e convivere perché oltre ad un certo limite non è più sostenibile”.

LA TRAGEDIA LOMBARDA – Attilio Fontana, nell’aprire il consiglio regionale, spiega che in Lombardia “abbiamo vissuto in presa diretta una tragedia senza pari”. E ritiene che la prima cosa da fare sia “stabilizzare 2.500 medici e infermieri che hanno dato la disponibilità a collaborare in questo momento di emergenza” contrattualizzandoli a tempo indeterminato. Previsto anche l’una tantum per la categoria degli operatori sanitari. Quanto all’ospedale in Fiera ha Milano “è a disposizione del resto del Paese”. La ripartenza è legata però a doppio filo alle cosiddette 4D: distanza, dispositivi, digitalizzazione e diagnosi.

IL CASO BERGAMO – La regione continua a contare numerosi decessi, ma sono in calo soprattutto nel cuore del problema, a Bergamo. All’ospedale Papa Giovanni negli ultimi 8 giorni i decessi sono scesi a 2 ogni 24 ore, contro i 2,5 dell’epoca pre-covid e soprattutto contro una media di 17-18 vittime quotidiane di marzo. I ricoverati sono dimezzati, così come i pazienti in terapia intensiva. Il primario Fabiano Di Marco spiega al Corriere della Sera che i nuovi pazienti “sono tra i 25 e i 35 e molti possono tornare a casa mentre i ricoverati non sono più così gravi”.

TRE MILIONI DI POVERI – E dunque, a maggior ragione s’intravede la luce in fondo al tunnel. Ma bisogna fare in fretta: un report della Fondazione Studi Consulenti del lavoro mette in luce che ci sono 3 milioni di poveri in più. Ovvero dipendenti di aziende private chiuse da oltre un mese che hanno percepito l’ultimo stipendio (tra i mille e i 1250 euro) a inizio marzo e che incasserà la cassa integrazione non prima di maggio. Marina Calderone, presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del lavoro, fa presente che “era il momento di introdurre un Ammortizzatore Sociale Unico, privo delle complesse procedure burocratiche oggi esistenti, perché unica la motivazione della chiusura aziendale. Invece oggi dobbiamo fare i conti con ben 25 procedure diverse di cassa integrazione”. E ricorda che giugno sarà carico di scadenze fiscali e di debiti accumulati da saldare. Situazione tutt’altro che facile.

IN GERMANIA – Anche all’estero si preparano al grande rientro. In Germania si è iniziato questa settimana per alcuni esercizi commerciali, concessionari d’auto, librerie e negozi di biciclette, mentre all’industria non è mai stato imposto il divieto di chiusura. Il 4 maggio riapriranno parrucchieri e scuole. Vige la regola del distanziamento e le mascherine sono consigliati nei market e sui mezzi pubblici.

LA FRANCIA – In Francia serrande invece abbassate fino all’11 maggio. La riapertura sarà graduale, scuole comprese. Previsti 500 euro per le famiglie bisognose e un piano per sottoporre a test entro la data di riapertura di tutti i sintomatici. Mascherine fortemente consigliate.

LA SPAGNA – La Spagna conta più malati dell’Italia (182 mila), ma da tre giorni è in parte tornata al lavoro. Chi è a casa deve comprovare lo stato di necessità di uscire. L’emergenza è stata prorogata fino al 26 aprile, ma probabilmente si allungherà al 10 maggio. I servizi al pubblico che non siano alimentari, farmacie, tabaccai, edicole, ottica, lavanderie e tintorie, cartolerie, telecomunicazioni restano chiusi. Nelle aziende si lavora a orari flessibili, con distanziamento e mascherine. Partito dal 10 aprile un monitoraggio di spostamenti sperimentale su un campione della popolazione, si studia l’ipotesi addirittura di un braccialetto elettronico.

LA GRAN BRETAGNA – Qui le scuole non hanno mai chiuso del tutto. L’emergenza è stata prolungata di tre settimane, in attesa del ritorno di Boris Johnson. Le mascherine non sono obbligatorie. Ed è partita la sperimentazione sull’app di tracciamento degli spostamenti delle persone.

Manuel Montero

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Manuel Montero

Manuel Montero scrive da vent’anni per diversi settimanali nazionali. Appassionato di cinema e tv anni 80, ha pubblicato nel 2019, per Algama, Fenomeni Paranormali Italiani, in cui ha raccontato storie di cronaca, fatti ed eventi apparentemente incredibili, raccolti in prima persona negli anni sulla Penisola. In allegato a Il Giornale è invece uscito il volume Telefilm Maledetti, dove l’autore narra la triste fine di alcuni dei più amati protagonisti di telefilm degli anni Settanta e Ottanta.

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