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Quanti sono davvero i morti da coronavirus in Italia? Il gioco al ribasso sulla pericolosità del covid-19

Alcuni studi parlano di un numero di contagi enorme, cosa che porterebbe al ribasso la pericolosità del virus. Ma su cosa si basano? E sono attendibili?

 

di Manuel Montero

Quando arrivò il coronavirus in Italia, ci dissero che il tasso di letalità (ovvero il numero di morti sul totale dei contagiati) fosse intorno al 2%. A Wuhan, dove il morbo era nato, si assestava sul 5,8%. Ci accorgemmo subito che le cose non stavano così. Se ne accorsero tutti, tranne gli esperti, gli scienziati che per buona parte del mese più tragico della Repubblica andavano a dire in tv che questa era poco più di una forte influenza. Ad oggi il tasso di letalità in Italia è del 13,1%, ma in Lombardia sfiora il 18%.

Gli studi

Recentemente due studi, subito accreditati, hanno messo in dubbio queste cifre: secondo l’Istituto per gli studi di politica internazionale le persone contagiate sarebbero 530.000, e dunque il tasso di letalità si assesterebbe intorno all’1,1%. Mentre per l’Imperial College di Londra in Italia sarebbero malate 5,9 milioni di persone, il 9,8% della popolazione, una stima considerata «improbabile» pure dall’Istituto Superiore di Sanità. Naturalmente l’effetto che hanno questi studi è quello di ridimensionare la pericolosità del coronavirus e dunque di sottostimare il numero di morti dovuti alla malattia. Solo che questi numeri sono appunto stime e non si basano su fatti reali. In Italia sono stati fatti molti più tamponi del numero dei contagiati ufficiali, ma tutti questi malati in più in giro non ne hanno trovati. Il Veneto, in una campionatura su 3000 tamponi, scovò 84 asintomatici, non 2500. Questo per dire che anzi, il tasso di letalità del coronavirus è molto più alto di quello che è stato comunicato. Semplicemente perché a molti malati non è stato fatto il tampone e non rientrano dunque nelle statistiche. Gente rimasta a casa nonostante sintomi evidenti, che in casa si è aggravata ed è morta senza ricevere assistenza.

La realtà

All’agenzia Agi parlarono alcuni sindaci della bergamasca, la zona più colpita e dove già ufficialmente muore più di una persona su 5: ad Albino, al 29 marzo, c’erano 145 morti contro i 24 dell’anno scorso. Ma certificati da coronavirus solo 30. A San Pellegrino Terme 45 morti, di cui solo 11 ufficialmente per coronavirus. Nel 2019 i decessi erano stati 2. A Scanzorosciate 135 morti, 90 in più dell’anno scorso, dei quali non più di 20 ufficiali per coronavirus. Per l’Istat a Bergamo i decessi rispetto al 2019 sono quadruplicati. Tra loro, ci sono i morti che nei numeri ufficiali del covid-19 non appaiono, perché il tampone non è stato fatto loro neppure una volta defunti. Così come è accaduto nelle Rsa, le case di riposo per anziani. Secondo un parziale studio dell’Iss la strage là dentro ammontava la settimana scorsa a 1330 vittime, la gran parte delle quali in Lombardia. Ora stanno iniziando ad aprire inchieste, a Bergamo come a Milano. Com’è morta tutta questa gente? Si poteva impedire la diffusione del virus? Perché una moltitudine di cittadini, nell’ordine almeno di centinaia, è stata lasciata a casa senza una vera terapia? Ci vorranno mesi per saperlo, forse anni, forse non lo sapremo mai. Sapremo solo che gli esperti che ci hanno esposto al pericolo parlando di influenza dovrebbero vergognarsi e invece sono ancora in tv a propinarci i loro sermoni. Sapremo che il tasso di letalità al 2% era una stima basata sul nulla.

Lo scudo penale

E forse non sapremo altro perché il governo vorrebbe varare uno scudo penale nei confronti degli ospedali, per evitare che gli eredi dei cittadini mai curati facciano causa. Ma tutti sappiamo che se mancavano le mascherine, se mancava un protocollo unico per la terapia domiciliare, se mancavano le ambulanze, se erano state date determinate disposizioni sui ricoveri, la colpa non è di medici e infermieri, che anzi sono morti esattamente come tutti gli altri. Ma di chi ha guidato la gestione dell’emergenza: con lo scudo penale, evitando le cause agli ospedali, lorsignori eviteranno pure che gli ospedali chiamino alla sbarra chi quelle direttive ha dato e chi ha lasciato sguarnito di mezzi e di strutture il fronte della guerra al virus. Una cosa semplicemente indegna.

Manuel Montero

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Manuel Montero

Manuel Montero scrive da vent’anni per diversi settimanali nazionali. Appassionato di cinema e tv anni 80, ha pubblicato nel 2019, per Algama, Fenomeni Paranormali Italiani, in cui ha raccontato storie di cronaca, fatti ed eventi apparentemente incredibili, raccolti in prima persona negli anni sulla Penisola. In allegato a Il Giornale è invece uscito il volume Telefilm Maledetti, dove l’autore narra la triste fine di alcuni dei più amati protagonisti di telefilm degli anni Settanta e Ottanta.

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