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Coronavirus, lo strano allarme dell’avvocato russo sul misterioso batterio Synthia

Le teorie complottiste sul virus che terrorizza il mondo

Synthia è un vero microrganismo sintetico costruito in laboratorio. Sulla Rete gira un curioso video allarmista che lo mette in collegamento con l’accentuata letalità del famigerato coronavirus. Ecco come…

 

Di Rino Casazza

Da qualche giorno è apparso su yuotube un  video , in cui un personaggio di evidenti natali russi, che  si qualifica come avvocato Eugenii Imenitov,  legge stentatamente nella nostra lingua un accorato appello.
Costui vuole avvertire il mondo, e in particolare noi italiani in quanto duramente colpiti dalla pandemia da coronavirus, che la causa della stessa non sarebbe  il famigerato covid-19 malauguratamente manifestatosi per la prima volta a Wuhan in Cina, ma l’infausta combinazione di questo virus con un batterio sintetizzato in laboratorio negli Stati Uniti fin dal 2010, Synthia.
Va precisato che l’esistenza di tale microrganismo non è un’invenzione.

La prestigiosa rivista Focus, in questo articolo, la conferma. Ricercatori statunitensi sono riusciti, attraverso avanzate tecniche di manipolazione genetica, a produrre una variante artificiale di batterio.
A scopo pacifico, naturalmente, almeno stando a quanto dichiarato in via ufficiale.
Ricordiamo che si ha notizia certa  della creazione senza intenti ostili anche di un virus artificiale, il covid-15, da parte di un laboratorio cinese.

E va precisata la differenza tra batteri e virus, entrambi responsabili di pericolose patologie: i primi sono entità biologiche unicellulari, molto piccole ma non infinitesimali, che possono riprodursi autonomamente, come qualsiasi altro organismo vivente, annidandosi nel corpo umano; i secondi sono “pezzi” di materiale genetico, estremamente minuscoli, privi di autonomia riproduttiva, che per proliferare hanno bisogno di infiltrarsi in cellule umane “rubando” loro quanto manca, e conseguentemente danneggiandole. 

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Il presunto avvocato Imenitov ci spiega come l’impiego di Synthia sia stato all’inizio, in coerenza con le finalità dichiarate dell’esperimento, benefico.
Il nuovo batterio è stato liberato dal governo statunitense nelle acque del Golfo del Messico, inquinate dal grande spargimento di petrolio seguito ad un incidente su una piattaforma petrolifera nel 2011.
Caratteristica di Synthia è infatti quella di “nutrirsi” di carbonio, e si prevedeva che potesse ridurre in modo significativo l’enorme massa di idrocarburi galleggiante sulla superficie oceanica.
Gli effetti buoni di Synthia sull’inquinamento non sono chiari. Quello che è certo, secondo Imenitov, è che il batterio sintetizzato in laboratorio non si è limitato ad agire sul petrolio straboccato nel Golfo del Messico, ma ha finito per diffondersi nelle acque di tutto il mondo, attaccando anche le specie marine viventi.

Un resoconto sugli  effetti collaterali di Synthia si trova in questo articolo della cosiddetta “controinformazione”.  Ciò significa che quanto vi è sostenuto non ha l’avallo della comunità scientifica internazionale. Quest’ultima risulta compatta nell’escludere che Synthia possa essere dannoso per gli animali o l’uomo, anche se è notorio che il carbonio è una componente fondamentale delle cellule viventi.
Segnalo  che nel succitato articolo si denuncia che proprio sulle coste della Cina recentemente sarebbe avvenuta un’anomala moria di fauna ittica.
La tesi di Imenitov è che il covid-19, di per sé sostanzialmente innocuo o comunque non più pericoloso degli altri virus dello stesso ceppo, vedrebbe rafforzata la sua letalità dall’interazione con Synthia.

A comprova delle sue affermazioni, Imenitov fa riferimento agli studi di una ricercatrice biologa sua connazionale, la dottoressa Irina Ermakova, della quale è disponibile una intervista su youtube, purtroppo in russo senza doppiaggio né sottotitoli in italiano, lacuna che Imenitov invita a colmare facendo appello a traduttori esperti.

Vedremo se ci saranno sviluppi. Intanto, qui sotto, il video del presunto avvocato russo:

Rino Casazza

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Rino Casazza

Rino Casazza è nato a Sarzana, in provincia di La Spezia, nel 1958. Dopo la laurea in Giurisprudenza a Pisa, si è trasferito in Lombardia. Attualmente risiede a Bergamo e lavora al Teatro alla Scala Di Milano. Ha pubblicato una cinquantina di racconti e undici romanzi che svariano in tutti i filoni della narrativa di genere, tra cui diversi apocrifi che vedono rivivere come protagonisti i più grandi detective della letteratura di genere. Gli ultimi romanzi pubblicati sono Il serial killer sbagliato, Algama, 2018; Al tempo del Mostro, 2018, rivisitazione in chiave fantascientifica della vicenda del Mostro di Firenze; il libro per ragazzi Lara e il diario nascosto, Fratelli Frilli, 2018, scritto insieme a Daniele Cambiaso e, sempre in collaborazione con lo stesso autore, L’Angelo di Caporetto, 2017, uscito prima per Algama e poi in allegato a Il Giornale nella collana “Romanzi storici”, Gli enigmi di Don Patrizio, Algama, 2016. Per la collana Gli apocrifi di Algama sono usciti: Sherlock Holmes, Padre Brown e l’ombra di Dracula ; Padre Brown, Philo Vance e l’Angelo della Morte, ; Sherlock Holmes, Padre Brown e il delitto dell’indemoniata ; Sherlock Holmes, Auguste Dupin e il match del secolo ; Sherlock Holmes, Charlie Chan e il salvataggio del Titanic salutati con grande favore dalla critica per l’originalità delle trame. L'ultima fatica è un trittico di romanzi apocrifi su Auguste Dupin, l'investigatore inventato da Edgar Allan Poe Sempre per Algama ha pubblicato l’antologia Il trucco dei due poliziotti, 2019.

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