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Coronavirus, in Lombardia servono 300mila mascherine al giorno. La Protezione Civile ne ha inviate mezzo milione in 24 giorni

Il problema della Lombardia non sono solo le 250mila mascherine di “carta igienica” inviate dalla Protezione Civile, ma anche le forniture: da Roma ne sono arrivate 500mila in 24 giorni, ne servono 300mila al giorno. La Regione ne ha recuperate ieri 700mila. In arrivo 140 respiratori

 

In Lombardia l’assessore alla sanità Giulio Gallera dice che non vuole polemiche. Ma di fronte a 250mila mascherine inviate dalla Protezione Civile e definite “carta igienica” o poco più, c’è stato un moto di stizza, inutile dirlo. Nella diretta di ieri Gallera ha ricordato come il ministro Francesco Boccia abbia voluto sottolineare che la Protezione Civile ne ha inviate 500mila in 24 giorni.

Solo che, precisa, in Lombardia ne servono 300mila al giorno. Ieri la Lombardia ne ha reperite autonomamente 700mila, che basteranno per 2 giorni e mezzo o tre. Ma ci sono imprenditori che si offrono di reperirle.

Gallera si limita a dire che forse a Roma «non c’è una percezione esatta di ciò che accade». Evidentemente, no. Ma le persone si domandano cosa intendesse il premier Giuseppe Conte con la frase «siamo pronti da mesi all’emergenza» subito dopo il caso di Codogno, se nemmeno avevano pronte le mascherine. E ovviamente, cercarle oggi è molto più difficile di mesi fa.

Perché qui, si muore a ritmo serrato e nessuno sa dire perché: 252 soltanto ieri. A Bergamo, dove c’è il picco dei contagi, pure le onoranze funebri parlano di un «punto di non ritorno» e di «problemi operativi insormontabili».

In Lombardia sembra muoversi solo la Regione e gli imprenditori. Sottolinea Nicola Porro su Il Giornale:

Il governatore della Lombardia aveva individuato un sito dove costruire un ospedale di emergenza, nella zona della vecchia fiera: almeno quattrocento posti realizzabili in dieci giorni.

I vertici dell’Ente in 48 ore hanno realizzato un piano di fattibilità. Mezza Milano che conta, tra cui uno dei più importanti e ricchi imprenditori del lusso, avevano già aperto il portafogli: centinaia di milioni. Niente: la Protezione Civile non ha dato il via libera, così la Lombardia ieri si è mossa da sola e ha chiamato Guido Bertolaso per farsi l’ospedale.

Nel frattempo, la sottoscrizione di Fedez ha permesso di iniziare i lavori, anche se più piccoli, di potenziamento del San raffaele.

 

E a proposito delle gare Consip per l’approvvigionamento, che in un’emergenza somigliano un rito feudale come già vi abbiamo raccontato:

Tre imprenditori, che hanno recentemente incassato un dividendo miliardario dalla cessione di una loro azienda, hanno comprato due assistenze polmonari complete a testa: fanno sei. E le hanno donate all’ospedale Gemelli. Uno di loro ha chiesto alla ditta quando sarebbero state consegnate: il 20 marzo. Allora si è stupito del fatto che le gare Consip non avessero comprato come loro. La risposta è stata tranchant: hanno offerto condizioni economiche e di pagamento inaccettabili. La morale è che spenderemo 50 miliardi di euro di deficit in più per il Paese, ma che per i respiratori andiamo a fare le offerte come per comprare le penne a sfera per i ministeri.

Non è finita. Ieri il Giornale di Brescia in prima pagina titolava: «La Protezione civile tiene ferme le mascherine acquistate con la raccolta fondi mentre nel Bresciano il virus dilaga». Mezzo milione di mascherine, comprate dai privati, bloccate in un magazzino, perché «manca un’autorizzazione della Protezione civile».

IntesaSanPaolo nel giro di poche ore ha messo a disposizione della Protezione civile 100 milioni di euro: una cifra monstre. Che permetterebbe di comprare ventilazioni (ci sono eccome in giro) e quanto occorre per salvare vite umane. Non sono ancora riusciti ad arrivare a destinazione. Per colpa della burocrazia, non certo della banca.

Potremmo continuare, ma ci fermiamo qua. Con lo stanco rito del confessionale della Protezione civile che alle 18 snocciola i dati del contagio, non andremo da nessuna parte. Ogni giorno che passa è un giorno perso: altro che Churchill come per Chamberlain qua il virus si diffonde.

 

Ieri, in serata, Attilio Fontana ha annunciato che la Protezione Civile invierà 140 respiratori. Non ha detto quando, ma ci si augura subito. E, soprattutto,  speriamo che funzionino.

Edoardo Montolli

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Edoardo Montolli

Edoardo Montolli, giornalista, è autore di diversi libri inchiesta molto discussi. Due li ha dedicati alla strage di Erba: Il grande abbaglio e L’enigma di Erba. Ne Il caso Genchi (Aliberti, 2009), tuttora spesso al centro delle cronache, ha raccontato diversi retroscena su casi politici e giudiziari degli ultimi vent'anni. Dal 1991 ha lavorato con decine di testate giornalistiche. Alla fine degli anni ’90 si occupa di realtà borderline per il mensile Maxim, di cui diviene inviato fino a quando Andrea Monti lo chiama come consulente per la cronaca nera a News Settimanale. Dalla fine del 2006 alla primavera 2012 dirige la collana di libri inchiesta Yahoopolis dell’editore Aliberti, portandolo alla ribalta nazionale con diversi titoli che scalano le classifiche, da I misteri dell’agenda rossa, di Francesco Viviano e Alessandra Ziniti a Michael Jackson- troppo per una vita sola di Paolo Giovanazzi, o che vincono prestigiosi premi, come il Rosario Livatino per O mia bella madu’ndrina di Felice Manti e Antonino Monteleone. Ha pubblicato tre thriller, considerati tra i più neri dalla critica; Il Boia (Hobby & Work 2005/ Giallo Mondadori 2008), La ferocia del coniglio (Hobby & Work, 2007) e L’illusionista (Aliberti, 2010). Il suo ultimo libro è I diari di Falcone (Chiarelettere, 2018)

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