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Lo chiamavano Tatanka è il libro autobiografico scritto da Hubner e Tiziano Marino

Intervista a Dario Hubner

 

Mi chiamavano Tatanka è il titolo del libro, edito da Baldini+Castoldi che Dario Hubner ha scritto col giornalista freelance Tiziano Marino. E noi con l’ex attaccante – goleador triestino, (ah … com’era romantico il suo football) ma cremasco (di Capergnanica) d’adozione, volentieri abbiamo scambiato due parole…

Come ti è arrivata la bella idea di mettere in un volume una parte della tua vita?

Mi ha convinto Tiziano Marino, un ragazzo in gamba, un mio ammiratore e con lui mi sono divertito a mettere su carta ricordi, episodi ed emozioni di vita e sport. Non è la classica raccolta autobiografica, ma un qualcosa di diverso tutto da leggere.

Farete presentazioni qua e là?

Appena finirà l’emergenza sanitaria da coronavirus ci metteremo in moto. A proposito, dopo aver giocato una partita sabato scorso coi miei ragazzi dell’Accademia (equipe composta da ragazzi diversamente abili di Mantova) a Milano, causa un caso di positività riscontrato nella squadra avversaria siamo e sono in quarantena precauzionale. Ma sto benissimo e non ci sono problemi.

Senti ma … quando giocavi col Brescia piuttosto che col Piacenza contro le cosiddette grandi squadre avvertivi la mitologica sudditanza psicologica a favore dei quotati avversari?

Allora ho avuto rigori a favore, altri a sfavore, altri discutibili e altri ancora non fischiati. E magari determinati penalty non concessi alla mia squadra faticavano a trovare posto nelle successive moviole o discussioni televisive. Il Var oggi, in tal senso, qualcosina ha cambiato e pure le realtà medio – piccole possono ottenere, direttamente in campo, ciò che meritano.

La Lazio può vincere lo scudetto?

Giocano liberi, leggeri e bene i laziali e sì, sono da scudetto?

Chi faresti giocare titolare nel reparto offensivo dell’Italia ai prossimi Europei estivi…

Se dico Immobile della Lazio capolista è troppo facile? Un centravanti rende al meglio e segna se il resto della squadra lo sostiene. Ed è ciò che sta succedendo al biancoceleste Ciro. Belotti? Il granata l’ho indicato parecchie volte quale mio erede, ma il Torino quest’anno non gira.

Il tuo gol più bello?

Mah … ricordo tutte le mie reti con affetto, ma se devo indicarne uno dico quello fatto in un San Siro pieno, al mio debutto in serie A col Brescia contro l’Inter. (Per la cronaca Hubner segnò una grande rete su passaggio di un certo Pirlo. Tra i nerazzurri giocava un certo Ronaldo).

La Pergolettese in serie C può salvarsi?

Dopo un brutto avvio i gialloblù si sono ripresi e la società è sana. L’importante è arrivare almeno ai playoff. Detto ciò … la salvezza non è impossibile.

Un domani  ti vedi su una panchina?

Sai, boh …è dura rimettersi in gioco, sono fuori dal giro da un po’. E per ora scarterei eventuali proposte provenienti da sodalizi dilettantistici.

Stefano Mauri

 

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Stefano Mauri

Stefano Mauri nato a Crema nel gennaio 1975, mese freddo e nebbioso per eccellenza. E forse anche per questo, per provare a guardare oltre la nebbia e per andare oltre le apparenze, con i suoi scritti prova a provocare, provocare per ... illuminare. Giornalista Free Lance, Sommelier, Food and Wine Lover, lettore accanito, poeta e Pierre appassionato, Stefano Mauri vive, lavora, scrive, degusta, beve e mangia un po' dappertutto. E ovunque si prefigge lo scopo di accendere se non una luce, beh almeno un lumino, che niente è come sembra, niente. Oltre a collaborazioni col mondo (il virtuale resta una buona strada, ma non è La Strada) web, Stefano Mauri, juventino postromantico e calciofilo disincantato, collabora con televisioni, radio e giornali più o meno locali. Il suo motto? Guardiamo oltre, che dietro le apparenze si cela il vero mondo.

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