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Youth di Paolo Sorrentino: la difficile arte d’invecchiare.

 

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Per quanto mi riguarda, il tanto celebrato “La grande bellezza”, premiato nel 2014 con l’Oscar per il miglior film straniero, ha faticato a convincermi, anche se alla fine devo riconoscere che è un eccellente film.
Il motivo sta nel fatto che Sorrentino, in quella pellicola, insegue un po’ troppo il Fellini visionario, alla ricerca dell’immagine assoluta, che comunichi con lo spettatore senza mediazioni razionali, un po’ come la grande musica, che ci coinvolge senza che ne sappiamo il perché o, se si vuole, perché ciascuno l’apprezza a modo suo.
Questo Fellini si affianca a quello, più pianamente narrativo e interpretabile, dei grandi film, ed ha prodotto risultati discutibili e altalenanti, fatta eccezione per un capolavoro come “Casanova”.
Personalmente “Youth”, “Giovinezza” , mi ha soddisfatto più del precedente, e non solo perchè nel cast figura uno degli attori miei preferiti, l’immenso Harvey Keitel.
Il messaggio del film è una riflessione, molto fine, sulla vecchiaia, di cui, senza farsi accorgere, viene messa in luce “la grande bellezza” pur non tacendone, ed anzi evidenziandone impietosamente il lato brutto, fatto di decadenza fisica e malinconia esistenziale, quello che faceva dire al poeta suo più acerrimo nemico:” se di vecchiezza la detestata soglia/evitar non impetro”.
Il film è un racconto di formazione alla vecchiaia.

Il protagonista è un direttore d’orchestra di fama internazionale ritiratosi dall’attività, interpretato dal sempre bravo Michael Caine. L’uomo giungerà, attraverso una serie di vicissitudini interiori molto movimentate ad onta della cornice sonnolenta di un albergo di montagna, specializzato in cure salutiste, ad una maturazione forse ancor più difficile, di quella che attraversano gli adolescenti nel trapasso verso l’età adulta.

Il film mantiene l’estrema eleganza figurativa del cinema di Sorrentino, con bellissime riprese sia in interno che, soprattutto, in esterni, mettendo davanti agli occhi dello spettatore limpidi paesaggi alpini, percepiti come controcanto agli acciacchi e alle ansie dei due vecchi amici Caine e Keitel, sceneggiatore cinematografico in declino.
Poiché la natura è habitat di vecchi e giovani, alla fine questo contrasto svanirà.
Ecco perché il titolo si scrive giovinezza ma può esser letto vecchiaia, e viceversa.

Rino Casazza

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Rino Casazza

Rino Casazza è nato a Sarzana, in provincia di La Spezia, nel 1958. Dopo la laurea in Giurisprudenza a Pisa, si è trasferito in Lombardia. Attualmente risiede a Bergamo e lavora al Teatro alla Scala Di Milano. Ha pubblicato una cinquantina di racconti e undici romanzi che svariano in tutti i filoni della narrativa di genere, tra cui diversi apocrifi che vedono rivivere come protagonisti i più grandi detective della letteratura di genere. Gli ultimi romanzi pubblicati sono Il serial killer sbagliato, Algama, 2018; Al tempo del Mostro, 2018, rivisitazione in chiave fantascientifica della vicenda del Mostro di Firenze; il libro per ragazzi Lara e il diario nascosto, Fratelli Frilli, 2018, scritto insieme a Daniele Cambiaso e, sempre in collaborazione con lo stesso autore, L’Angelo di Caporetto, 2017, uscito prima per Algama e poi in allegato a Il Giornale nella collana “Romanzi storici”, Gli enigmi di Don Patrizio, Algama, 2016. Per la collana Gli apocrifi di Algama sono usciti: Sherlock Holmes, Padre Brown e l’ombra di Dracula ; Padre Brown, Philo Vance e l’Angelo della Morte, ; Sherlock Holmes, Padre Brown e il delitto dell’indemoniata ; Sherlock Holmes, Auguste Dupin e il match del secolo ; Sherlock Holmes, Charlie Chan e il salvataggio del Titanic salutati con grande favore dalla critica per l’originalità delle trame. L'ultima fatica è un trittico di romanzi apocrifi su Auguste Dupin, l'investigatore inventato da Edgar Allan Poe Sempre per Algama ha pubblicato l’antologia Il trucco dei due poliziotti, 2019.

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