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Grillo dixit: le sue battaglie contro la pubblicità. Prima che sponsorizzasse il suo blog

 

12 agosto 1994: Non torno in tv

«Non è una questione di reti Rai o Fininvest, è una questione di collocazione della mia trasmissione. Considero la tv un mezzo per arrivare a milioni di persone, e non a tremila per sera, ma è chiaro che se mettono la pubblicità prima e dopo il mio programma non posso accettare. E poi non so come possano inserirmi nei loro palinsesti, perchè su certi prodotti e servizi dico cose vere e documentate, che non fanno certo piacere ai pubblicitari e agli sponsor. Sono loro che condizionano tutto. Ma è possibile che da noi sia tutto in mano ai manager e ai pubblicitari, che siano loro a fare le leggi?»

 

30 agosto 2001: Pubblicità? Via!

«Per tornare in Rai non voglio tanti soldi, ma ho chiesto che in compenso venga tagliata la pubblicità nociva alla salute. Alla mia proposta hanno risposto con un silenzio tombale».

23 novembre 2001, dall’Agenzia Ansa

PUBBLICITÀ: GRILLO, LA TV E’ IL NAZISMO DEL NOSTRO TEMPO PER LO SHOWMAN “BURQA E CULI SONO UGUALI”

Show in libreria a Milano per Beppe Grillo. Per dire che «i burqa delle donne talebane e i culi delle nostre in copertina sono uguali, due facce della stessa medaglia, perchè la tv è il nazismo del nostro tempo». Questo il tema, e il tono, affrontato dal popolare showman nella libreria Feltrinelli di Piazza Duomo. L’occasione è stata l’uscita del nuovo romanzo scandalo sulla pubblicità intitolato “Lire 26.900” (ed. Feltrinelli), scritto dall’ex pubblicitario francese Frederic Beigbeder, che ha partecipato alla serata. Insieme all’autore e davanti ad almeno un centinaio di persone che hanno totalmente affollato lo spazio della libreria, Grillo per oltre un’ora ha intrattenuto il pubblico su quella che ha definito “la vera dittatura del nostro tempo”.  «Ma cosa credete? Credete forse che il muro di Berlino lo abbiano fatto cadere a colpi di piccone? No, a colpi di paraboliche è caduto».  La prova più evidente del potere della pubblicità e del suo strumento (la tv), «è il nostro Governo: Berlusconi è emblematico. Solo lui è capace di essere a proprio agio in tutti i posti come se fosse nello stesso posto, non cambia di una virgola per lui trovarsi in Parlamento o alla Standa. E ricordate bene che è la pubblicità che decide i palinsesti della Rai». Secondo Grillo e Beigbeder è la pubblicità oggi il potere vero e la tv “è il nuovo nazismo”. «Berlusconi ha comprato la sua elezione con la pubblicità così come ha fatto Bloomberg per diventare sindaco di New York». È per questi motivi che tra il burqa delle donne talebane «e i culi delle nostre che stanno in copertina non c’è alcuna differenza: sempre di nazismo si tratta, due facce della stessa medaglia». La pubblicita’ tutto tocca, tutto investe, tutto occupa attraverso la tv. «Esempio: abbiamo 70 giornali, 50 televisioni e non sappiamo nulla. O meglio: sappiamo tutto di Buttiglione. Ma mi chiedo: è vera informazione questa?». Attraverso i meccanismi distorti della pubblicità si sono totalmente falsati, secondo Grillo, i meccanismi capitalistici della domanda e dell’offerta. «Esempio: – ha detto – Zidane lo hanno pagato qualcosa come 120 miliardi, una roba così. Ma chi li paga quei soldi? Li pago io, li pagate voi guardando la televisione. La verità è che, se fossimo in un sistema capitalistico sano, dovrebbe essere lo stesso Zidane a imporre il prezzo del biglietto per chi vuole andarlo a vedere».

 

10 novembre 2005: Datemi la par condicio della pubblicità e torno in tv

«Con la par condicio della pubblicità  sono disponibile ad andare gratis negli studi della Rai, già da domani mattina: basta che lascino ai canali di Berlusconi le pubblicità sulle merendine schifose e che a me facciano dire quanto, invece, fa bene una fetta di pane e miele».

 

 

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