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Ricerca choc: per il 24% degli italiani l’abito delle donne provoca lo stupro

L’Istat pubblica dati allarmanti: per 39,3% una donna è in grado di sottrarsi a un rapporto sessuale se davvero non lo vuole e per il 6,2% le donne serie non vengono violentate. Il presidente di Avisl Onlus, Domenico Musicco: “La sottocultura non sia però da alibi per le istituzioni nel prevenire i crimini”

 

 

Un report dell’Istat riporta dati allarmanti in merito alle violenze sessuali: secondo il 39,3% della popolazione una donna è in grado di sottrarsi a un rapporto sessuale se davvero non lo vuole. E per il 23,9% sono le donne a provocare la violenza sessuale con il loro modo di vestire. E ancora: il 15,1% è convinto che una donna che subisce uno stupro quando è ubriaca o sotto l’effetto di droghe sia almeno in parte responsabile.

Altri dati lasciano stupefatti: addirittura per il 6,2% della popolazione le donne serie non vengono violentate.

LE VIOLENZE

Anche sulle violenze domestiche c’è di che restare di sasso: il 7,4% degli italiani ritiene accettabile sempre o in alcune circostanze che «un ragazzo schiaffeggi la sua fidanzata perché ha civettato/flirtato con un altro uomo» e il 6,2% che in una coppia ci scappi uno schiaffo ogni tanto.

L’avvocato Domenico Musicco, presidente dell’associazione Avisl Onlus

 

NON SIA UN ALIBI

Il presidente di Avisl Onlus, l’avvocato Domenico Musicco, che si è trovato spesso a difendere vittime di violenze domestiche e famigliari di vittime di femminicidio, spiega: «I dati ci raccontano un’Italia ancora schiava di una sottocultura antica, dove la donna è considerata un possesso. D’altra parte basti pensare che fino a pochi decenni fa era ancora in vigore il delitto d’onore. Questi pregiudizi si cambiano con la cultura e con l’educazione civica nelle scuole». – TUTTI I VIDEO AVISL ONLUS

Ma questa arretratezza culturale non deve giustificare l’inerzia delle istituzioni. «Non vorrei che fosse preso come un alibi per giustificare l’ineluttabilità dei crimini verso le donne. Tuttora il codice rosso non è sufficiente a salvare le vittime, perché viene lasciata troppa discrezionalità sul metodo di applicazione. Una soluzione seria all’emergenza esiste e lo propongo da tempo: il braccialetto elettronico almeno nei casi di recidiva. In Spagna, dove viene utilizzato in episodi del genere, su 300 persone costrette ad indossarlo non c’è stata alcuna recidiva».

 

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Cos’è Avisl Onlus:

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