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SHERLOCK HOLMES, CHARLIE CHAN E IL TITANIC: in esclusiva un capitolo del nuovo thriller di Rino Casazza

Sherlock Holmes e Charlie Chan,: chi mai avrebbe detto che potessero ritrovarsi fianco a fianco in un’indagine?

Eppure, nel racconto degli scrittori che li hanno creati, l’inglese Arthur Conan Doyle e lo statunitense Earl Derr  Biggers, erano contemporanei.

Certo Holmes era di una ventina d’anni più anziano, e viveva nella  buona vecchia Inghilterra, mentre Chan abitava nell’Arcipelago delle Hawaii, in mezzo all’oceano Pacifico,  ma che potessero incontrarsi è perfettamente plausibile.

L’inchiesta che li accomuna in “Sherlock Holmes, Charlie Chan e il salvataggio del Titanic”, riguarda, emblematicamente, proprio il mezzo di trasporto  che, all’epoca,  permetteva  di annullare  la distanza tra di loro.

Un transatlantico.

Il transatlantico, anzi.

Il Titanic, il piroscafo inaffondabile che, per ironia della sorte, colò a picco al suo primo viaggio.

In un alone di mistero ancora oggi non completamente dissipato.

Basti pensare che il Titanic, secondo molti un’imbarcazione unica e irripetibile, anche per la sua disgraziata sorte, in realtà aveva un gemello…

Quanto ai nostri due investigatori, così diversi ma gemelli nell’abilità a risolvere misteri, ecco di seguito un capitolo del romanzo in cui sono all’opera in coppia, per la prima  volta, sulla scena di un delitto.

 

 

UN PUNTO PARI

«A proposito, Charlie: non era da tutti capire esattamente cosa avesse così sconvolto la signorina Catherine…»

Holmes aveva approfittato, per complimentarsi con Chan, di uno dei rari momenti in cui nell’ultima ora e mezza si erano trovati soli.

I due investigatori erano sulla plancia della “Henry Knox“e stavano per entrare nell’ufficio del Comandante, dove questi li attendeva col suo vice  e il medico di bordo.

La riunione doveva servire per fare il punto della situazione. Avevano informato per telegrafo dell’accaduto le autorità portuali e di polizia di Honolulu, ricevendo indicazione di affrettare la parte finale della traversata. 

L’arrivo a destinazione sarebbe avvenuto nel primo pomeriggio del giorno successivo. In attesa di concludere le indagini sulla terraferma, vista la presenza sulla nave di un Ispettore del locale Dipartimento, avevano raccomandato di rimettersi a lui per ogni urgente attività investigativa.

«Foltuna, onolevole collega.» replicò Chan, con l’usuale basso profilo «Antico antenato una volta dile: “Neanche uomo saggio può penetrale lagioni di solliso o pianto di donna… Lei, invece, calo amico Sherlock, giungele a velità semple con collette deduzioni.»

Holmes doveva riconoscere a Chan un’applicazione irreprensibile del sesto “fiole”.

Tuttavia, se la psicologia femminile era obiettivamente difficile da comprendere, nel caso specifico c’erano pochi dubbi che l’”Ispettole” fosse arrivato  a ragion veduta, e non per caso, a individuare la causa della particolare agitazione di Chaterine Lowe.

Quanto a lui, pur sicuro che la zitella di Salem fosse a conoscenza di qualche dettaglio sconvolgente sulla vittima, il pensiero che il reverendo potesse addirittura averle parlato in punto di morte non era venuto.

Dopo quella rivelazione da parte dell’interessata, sul ponte del piroscafo, Holmes e Chan avevano congedato entrambe le sorelle, consigliandole di ritirarsi nella loro cabina per smaltire la violenta emozione. 

In quel mentre erano giunti, trafelati e ansiosi, Watson ed Elisabeth Chan. Holmes ne aveva approfittato per liberarsi della presenza dell’amico medico, sempre ingombrante nel pieno delle indagini, incaricandolo di accompagnare le due testimoni, visto che avevano bisogno di assistenza e conforto.

Chan aveva suggerito ad Elisabeth di seguirli. La deferenza di Chan nei confronti della moglie escludeva che, analogamente a Holmes, preferisse la massima libertà di manovra mentre era all’opera.

D’altro canto, in quanto donna, il suo aiuto per calmare le due sorelle poteva essere prezioso.  Qualche dubbio a Holmes era rimasto, non foss’altro per la massima sciorinata da Chan, saggia ma rivelatrice di un certo pregiudizio nei riguardi de “l’altra metà del cielo”.

O forse era Holmes a lasciarsi influenzare dalle notizie, assai dubbie, sulla scarsa considerazione della donna in Oriente.

Allontanatisi Watson ed Elisabeth Chan assieme alle signorine Lowe, l’”Ispettole” e Holmes erano stati raggiunti dal Capitano, il baffuto quarantenne Patrick Johnson, dal suo secondo, il trentenne Robert Alley, dall’anziano ed esperto medico della nave, James Tillerman, e dai tre Commissari di bordo.  

Come l’equipaggio e i passeggeri, anche la gerarchia di comando della “Henry Knox” era costernata.  Per prima cosa Chan aveva accreditato il collega londinese, privo di una qualifica ufficiale.

«Essele pel me immenso piacele plesentare mistel Shellock Holmes, famosissimo detective inglese che abbiamo glande foltuna di avele qui con noi in questa cilcostanza. Come ammonile saggio:  lespingele glande foltuna, sicula sventula.»

A questo punto Chan aveva fatto un inchino particolarmente lungo a Holmes. Se avesse cercato un modo più incisivo per infondere rispetto nel collega londinese, non l’avrebbe trovato.

Il passo successivo era stata un’accurata ispezione della scena criminis e del cadavere.  Chan e Holmes si erano riservati la prima, concludendola in breve.

Malgrado l’illuminazione del ponte fosse stata accesa al massimo, non si notavano tracce significative né intorno né sotto la scialuppa. 

Per Holmes, un cattivo segnale. 

Per esperienza sapeva che la mancanza di indizi sul luogo dell’omicidio indicava un crimine preparato ed eseguito con grande cura. Proprio tutto il contrario di quanto, a prima vista, suggeriva l’omicidio di Padre Jones.

La vittima era (o almeno così appariva…) un semplice sacerdote. Per farlo fuori nessuno si sarebbe preso la briga di ricorrere alle precauzioni di un “delitto perfetto”. Era più logico aspettarsi che quell’ordinario uomo di chiesa avesse trovato la morte per mano un malvivente di piccolo cabottaggio  spinto, in modo estemporaneo, a rapinarlo.

Visto il limitato ambito di indagine (la “Henry Knox” trasportava circa trecento persone, la maggior parte delle quali troppo lontane dalla scena criminis al momento dell’omicidio per essere sospettabile) era ragionevole prevedere strada spianata per la scoperta del colpevole.

Invece, anche l’esame del corpo, nel quale Chan e Holmes avevano usufruito del supporto del dottor Tillerman, aveva lasciato grandi incertezze. Innanzitutto, non risultava alcun segno di furto. L’unica cosa di valore che Padre Jones possedeva, un normale gruzzolo contenuto nel portafoglio trovato in una tasca dei pantaloni, appariva intatto.

Per quanto riguarda la dinamica dell’omicidio, Tillerman non aveva impiegato molto a confermare che l’assassino aveva sferrato a padre Jones, in rapida successione, due coltellate in parti vitali. Si doveva pensare che l’assassino avesse agito con grande tempismo e decisione, avvicinandosi di sorpresa a padre Jones quando nelle vicinanze non c’era nessuno.

La vittima era crollata a terra all’istante. 

A questo punto si era verificato per l’assassino l’unico imprevisto: la forte fibra del reverendo aveva prolungato l’agonia oltre le previsioni, consentendogli di sussurrare alla prima accorsa quello strano messaggio.

Cosa poteva significare?  Perché mai il reverendo Jones doveva temere che la “Henry Knox” affondasse?

Quell’allarme non era per caso frutto del delirio di un moribondo?

Approfittando di un momento in cui nessuno li guardava, Holmes aveva richiamato l’attenzione di Chan con un cenno.  Allungata la mano verso il viso immobile del morto, ne aveva tirato la folta barba.

Secondo previsione, e senza particolare sorpresa del collega cinoamericano, si staccava.”

Rino Casazza

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Chi è Rino Casazza

Rino Casazza è nato a Sarzana, in provincia di La Spezia, nel 1958. Dopo la laurea in Giurisprudenza a Pisa, si é trasferito in Lombardia. Attualmente risiede a Bergamo e lavora a Milano. E’ da sempre un appassionato (come lettore, prima che come autore) della letteratura "di genere" in tutte le sue sfaccettature: giallo-noir, horror, fantascienza ecc. ecc. Altra sua grande passione sono il cinema, come testimonial la tesi di laurea sulla censura cinematografica, e il teatro, frequentato non solo come spettatore ma anche, in gioventù, come praticante dilettante. Il suo primo testo "letterario" è infatti la trasposizione teatrale della novella di Buzzati "Iago", di cui nel 1985 ha osato una regia. Ha pubblicato diversi thriller, tra cui "La logica del Burattinaio", scritto con Daniele Cambiaso ed edito da Algama, ispirato al serial killer bambino William Vizzardelli. Specializzato sui romanzi apocrifi sugli investigatori più noti di sempre, il suo ultimo giallo è "Sherlock Holmes, Padre Brown e l'ombra di Dracula"

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