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Il più enigmatico delitto del Mostro di Firenze: Baccaiano 19 gugno 1982 (parte seconda)

LA DINAMICA UFFICIALE

Quella che sarebbe divenuta la versione del delitto di Baccaiano fatta propria nei procedimenti giudiziari sul caso, venne diffusa da giornali e televisioni sin dall’indomani del fatto.

Essa contribuisce ancora oggi ad alimentare l’immagine straordinaria e spaventosa del mostro, esaltandone la cinica prontezza nel reagire a un imprevisto.

Parte prima de “Il più enigmatico delitto del Mostro di Firenze: Baccaiano 19 giugno 1982-LEGGI

L’assassino, contrariamente ai precedenti delitti, non avrebbe compiuto il suo assalto durante i preliminari amorosi della coppietta ma, come dimostrerebbe il ritrovamento nell’abitacolo di un preservativo usato, subito dopo che i ragazzi avevano terminato l’amplesso.

Il Mostro sarebbe arrivato sulla piazzola venendo dai campi di lato a  via Virginio Nuova. Danilo, già rivestitosi, si sarebbe trovato al posto di guida; Antonella sul sedile posteriore, ancora intenta a risistemarsi.

Danilo avrebbe anche potuto trovarsi fuori dall’auto quando il Mostro, a passo veloce e facendosi luce con una torcia elettrica, si sarebbe avvicinato dal basso, mettendo in allarme il ragazzo  che precipitosamente sarebbe risalito in macchina.

L’assassino avrebbe raggiunto il retro della Seat sparando attraverso il finestrino posteriore quattro colpi di pistola a distanza ravvicinata sui corpi dei due giovani.

Per Antonella non ci sarebbe stato scampo, mentre Danilo, pur ferito gravemente, sarebbe riuscito, inaspettatamente per il Mostro, a mettere in moto e ingranare la retromarcia, tentando di uscire di coda su via Virginio Nuova per poi fuggire a tutta velocità.

La manovra sarebbe andata male allo sfortunato ragazzo per l’affanno del momento e la  precarietà delle sue condizioni. 

La Seat sarebbe finita con le ruote bloccate dentro al fosso dall’altra parte della carreggiata.

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Il Mostro, che nel frattempo avrebbe rincorso l’auto in mezzo alla strada sparando un paio di colpi andati a vuoto, avrebbe così avuto il tempo di completare l’opera. 

Si sarebbe avvicinato alla Seat immobilizzata e, freddamente, avrebbe spento con due colpi di pistola  i fari, accesi e puntati contro di lui, per avere una miglior visuale di tiro.

Il colpo di grazia avrebbe forato  il parabrezza penetrando nel cervello del giovane.

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Prima di allontanarsi, il Mostro avrebbe frantumato a calci le luci di posizione della Seat,  perché non attirassero l’attenzione di auto di passaggio anticipando la scoperta del delitto e ostacolando così la sua fuga.

Controverso il motivo per cui avrebbe infilato la mano dentro l’abitacolo per prendere le chiavi dal cruscotto e disfarsene gettandole tra l’erba lì vicino.

Punti forti

Questa versione spiega in modo logico i movimenti della Seat.

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È  in accordo con le tracce di sangue trovate sull’auto, in particolare quelle, copiose, sul sedile del guidatore. 

Rende conto in modo credibile sulla posizione dei bossoli e sulle ferite riportate dalle vittime.

Punti deboli

Questa versione suppone che il Mostro abbia contraddetto sotto parecchi aspetti al modus operandi conosciuto.

Innanzitutto, avrebbe agito in un luogo pericolosamente esposto e in un momento inappropriato, assalendo le vittime quando, non più distratte dalle effusioni amorose, erano meno vulnerabili.

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Poi, non si sarebbe adoperato, come al solito, per metter fuori combattimento subito la vittima maschile. Oppure l’avrebbe fatto ma senza riuscire a colpirla mortalmente, o senza rendersi conto di non esserci riuscito.

Inoltre, ad onta della tanto decantata abilità, non avrebbe saputo impedire al povero Danilo Mainardi, ferito, di mettere in atto una manovra complicata e ben visibile come accendere il motore e inserire la retromarcia.

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È  per questo motivo che si suppone che, quando il Mostro è arrivato sulla piazzola, Danilo, già rivestito e fuori dall’abitacolo, si fosse accorto di lui, risalendo in auto per tentare la fuga.

In questa ipotesi, tuttavia, l’avventatezza del Mostro nello scegliere il momento per l’azione sarebbe stata ancora più grande.

Da ultimo, questa dinamica non spiega le diverse osservazioni dei primi soccorritori e degli uomini dell’ambulanza circa la posizione di Danilo Mainardi, prima al volante e dopo sul sedile posteriore.

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Diventa così obbligato giudicare inattendibile la testimonianza dei sanitari.

LA DINAMICA SECONDO L’AVVOCATO FILASTO’

Al processo sui “compagni di merende” l’avvocato Nino Filastò, difensore di Mario Vanni, ha svolto un’ appassionata arringa per smontare la confessione di Giancarlo Lotti.

Costui, nell’attribuire il delitto di Baccaiano a sé nel ruolo di palo, a Pacciani in quello di sparatore, e Vanni in quello di sezionatore del cadavere femminile, in questo caso rimasto frustrato, si allinea alla  versione ufficiale.

Secondo Filastò il Mostro avrebbe sorpreso Danilo e Antonella sul sedile di dietro, dove avevano  appena consumato il loro amplesso, investendoli con quattro colpi di pistola dal finestrino posteriore.

Si sarebbe poi messo alla guida, con l’intenzione di trasportare i corpi in un luogo isolato per completare l’opera con le sevizie sul corpo della ragazza.

Il suo unico errore, in questo caso, sarebbe stato di non accorgersi che uno dei due, più probabilmente Danilo, aveva ancora un barlume di vita. Così sarebbe rimasto sorpreso nel sentirlo lamentarsi, o addirittura muoversi, mentre entrava in retromarcia su via Virginio nuovo. 

Ciò lo avrebbe indotto a girarsi di scatto per sparare un altro colpo, perdendo a causa del brusco movimento il controllo dell’auto.

Ecco perché la Seat sarebbe finita nel fosso dall’altra parte della strada, con le ruote posteriori prive di presa sul terreno. 

Il Mostro, furibondo, avrebbe tentato di ripartire. 

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Poi accortosi che non c’era nulla da fare, sarebbe uscito, “accecando” precauzionalmente  a pistolettate i fari e a calci le luci di posizione della Seat e sparando un ultimo colpo sulle vittime attraverso il parabrezza. 

Si sarebbe poi allontanato, disfacendosi con un gesto di stizza delle chiavi.

Punti forti

Questa versione ha il pregio di ricondurre l’azione del Mostro a Baccaiano allo schema “strategico” consolidato, rivelatosi inefficace a causa di un imprevisto.

E’ anche in accordo coi movimenti della Seat.

Punti deboli

Questa versione ha numerosi aspetti dubbi o apertamente contraddittori.

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Il più grave è che non riesce a spiegare plausibilmente la  vasta chiazza di sangue sul sedile del guidatore. 

Lascia perplessi che il Mostro, dopo aver sparato ai ragazzi dal finestrino posteriore mentre l’auto era sulla piazzola, quando questa è finita nel fosso dall’altra parte della carreggiata abbia esploso un colpo attraverso il parabrezza. S’era accorto, appena sceso, di qualche segno di vita da parte di Danilo o Antonella? Ma allora, perché non sparare dal finestrino posteriore, frantumato dai precedenti spari? 

Incomprensibile il motivo per cui il Mostro, trovandosi al posto di guida, non abbia semplicemente spento le luci disattivando il quadro centrale, o utilizzando gli appositi comandi se, come sembra, le luci erano indipendenti, invece di prendersi la  briga di sparare ai fari e prendere a calci le luci di posizione. 

Difficile da spiegare anche perché abbia lasciato il cambio innestato sulla retromarcia.

A questo punto il gesto, altrettanto inconsulto, di buttar via le chiavi può giustificarsi solo, come ipotizza Filastò, con la collera per non esser riuscito nel suo diabolico intento.

Infine, perché la ricostruzione tenga, bisogna giudicare inattendibile la testimonianza dei ragazzi primi scopritori del delitto.

LA DINAMICA SECONDO MARIO SPEZI

Mario Spezi è il giornalista, scomparso qualche anno fa, che più si è occupato, come cronista e saggista, della vicenda del Mostro.

Egli è stato il primo a tentare una spiegazione dell’omicidio di Baccaiano che assumesse come dato di fatto lo spostamento del corpo di Mainardi dal sedile di guida a quello posteriore, secondo la testimonianza dei giovani primi soccorritori e del personale dell’ambulanza.

In effetti, non c’è un motivo valido per ritenere che possano essersi sbagliati, e ancor meno che abbiano volontariamente mentito su un dettaglio così vistoso come la posizione di uno dei due corpi.

Fino al momento in cui l’auto va a incagliarsi con le ruote posteriori nel fosso, la  ricostruzione di Spezi combacia con quella ufficiale.

Da qui in poi la dinamica diverge.

Prima dell’arrivo dei giovani soccorritori, il Mostro avrebbe avuto il tempo soltanto per il primo assalto e l’inseguimento della Seat sulla parte opposta della carreggiata, ma poi sarebbe stato costretto a nascondersi nei paraggi per evitare di essere visto da chi stava sopraggiungendo.

Ripartite le auto dei primi soccorritori, avrebbe avuto sufficiente tempo e libertà per tornare alla Seat, portando a compimento quello che era il disegno iniziale, fallito per la reazione imprevista di Mainardi.

Aperto uno sportello, avrebbe spostato il corpo di Mainardi sul sedile posteriore, mettendosi alla guida per provare a dileguarsi nella notte fino a un luogo nascosto dove accanirsi sul cadavere di Antonella.

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Tuttavia, avrebbe dovuto  rinunciare al piano per l’impossibilità di portare l’auto fuori dal fosso.

Nel battere in ritirata, questa volta definitivamente, avrebbe gettato via le inutili chiavi in un gesto di stizza.

Punti forti

Questa versione è in accordo, quantomeno in linea teorica, coi rilievi effettuati sulla scena criminis.

Punti deboli

Questa versione presenta numerose incongruenze.

Innanzitutto, spostare il corpo di Mainardi, un ragazzone alto e robusto, dal sedile di guida a quello posteriore, nello spazio angusto dell’abitacolo, appare impresa al limite dell’impossibile. Non a caso lo stesso Spezi riconosce legittimo ritenere che l’assassino possa aver contato sull’aiuto di un complice.

Inspiegabile come mai il Mostro non abbia semplicemente  spostato il corpo di Mainardi sul sedile a fianco del guidatore. Temeva forse che un corpo inerte accanto a lui al volante avrebbe suscitato sospetti?

Perché mai, alla fine degli infruttuosi tentativi di ripartire, il cambio rimane in posizione di retromarcia?

È sensato che il serial killer, pur in preda alla sua prepotente brama necrofila, avrebbe corso il rischio di essere notato dalle auto di passaggio mentre trafficava faticosamente dentro l’abitacolo per spostare il corpo?

Altrettanto dubbia la scelta di fuggire col terribile bottino umano a  bordo di un auto senza fari e col parabrezza infranto.

LA DINAMICA SECONDO ANTONIO SEGNINI

Antonio Segnini, appassionato dell’inchiesta sul Mostro, nel suo libro “La verità sul Mostro di Firenze” propone una versione del delitto di Baccaiano che può considerarsi una variante di quella di Spezi.

Fino al momento in cui i primi soccorritori, dopo aver constatato che la Seat rimasta con le ruote imprigionate nel fosso contiene due corpi, uno sul sedile del guidatore che da’ ancora segni di vita, e l’altro completamente inerte sul sedile posteriore, si allontanano per dare l’allarme,  la ricostruzione di Segnini concorda con quella ufficiale.

Se ne discosta per quel che accade dopo: Mainardi, ripresa momentaneamente conoscenza, si sarebbe spostato sul sedile posteriore per tentare di soccorrere la fidanzata, perdendo poi di nuovo i sensi.

Ecco perché gli uomini dell’ambulanza, al loro arrivo, lo trovano lì.

Punti forti

Sono gli stessi della versione ufficiale.

Questa versione, inoltre, spiega la diversa testimonianza sulla posizione del corpo di Mainardi da parte dei primi accorsi e dei sanitari del Pronto Soccorso giunti successivamente in loco con l’ambulanza.

Punti deboli

Questa versione suscita forti dubbi riguardo alla possibilità che Mainardi, gravemente pur se non mortalmente ferito, possa aver compiuto l’operazione , complicata anche per una persona sana, di scavalcare i sedili anteriori per raggiungere quello posteriore.

È possibile immaginare, come in effetti ipotizza Segnini, che l’ultimo colpo al ragazzo sia stato sparato dal Mostro che, rimasto nei pressi, si sarebbe accorto dei suoi movimenti dentro l’abitacolo, e intervenendo per sbarazzarsi definitivamente un pericolosissimo testimone.

Resta il fatto che i referti medici danno Mainardi come privo di conoscenza già dopo aver ricevuto i primi due colpi.

LA DINAMICA SECONDO VALERIO SCRIVO

Valerio Scrivo è autore di un accurato saggio sul caso del Mostro: “Il Mostro di Firenze esiste ancora”.

A suo giudizio l’intera dinamica di Baccaiano va riscritta, sulla base di una dettagliata analisi della posizione dei bossoli e delle traiettorie dei proiettili.

Ne risulta una ricostruzione, non agevole da descrivere coerentemente, riassumibile come segue.

Il Mostro, parcheggiata la propria automobile nelle vicinanze, avrebbe assalito i due ragazzi sulla piazzola, mentre si trovavano dentro l’abitacolo della Seat, Danilo sul sedile del guidatore, Antonella su quello posteriore.

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L’azione dell’assassino in questa fase si sarebbe rivelata infruttuosa. 

Danilo sarebbe stato solo ferito, o addirittura non sarebbe stato colpito, ed anche Antonella, probabilmente, non avrebbe ricevuto ferite letali.

È per questo che il ragazzo sarebbe riuscito a mettere in moto e inserire la retromarcia, finendo però, nella concitazione, con la Seat nel fosso dall’altra parte della strada.

Il Mostro avrebbe inseguito l’auto spegnendo i fari a pistolettate e a calci le luci di posizione, e inquadrando finalmente i corpi dei ragazzi con colpi più precisi, tuttavia mortali, o comunque gravemente lesivi, solo per Antonella.

A questo punto sarebbe stato costretto ad allontanarsi per l’arrivo dei primi soccorritori.

Costoro avrebbero trovato il ragazzo sul sedile del guidatore, ancora vitale, e la ragazza sul sedile posteriore, inerte.

Allontanatisi i primi soccorritori, il Mostro sarebbe tornato all’auto, per mettersi al volante e portarla lontano da lì, nella direzione opposta a quella in cui si trovava la propria auto. 

Ciò per facilitarsi la fuga ritardando i soccorsi e fuorviando le successive ricerche.

Trovato cosciente Danilo, il Mostro lo avrebbe costretto a spostarsi nel sedile posteriore sotto minaccia della pistola.

Solo  a questo punto, liberatosi il posto di guida, il Mostro avrebbe sparato, da distanza ravvicinata, ai due fidanzati, i colpi che li avrebbero irrimediabilmente spacciati.

Il seguente tentativo di rimettere in marcia l’auto sarebbe fallito.

Il Mostro sarebbe stato costretto a fuggire, purtuttavia mettendo in atto l’ultimo depistaggio: lasciare il mazzo di chiavi lungo la strada nella direzione contraria a quella presa per dileguarsi.

 Punti forti

Questa versione ha il pregio di analizzare puntigliosamente la sequenza degli spari in rapporto alla posizione dei bossoli e alle tracce lasciate dai proiettili sull’auto e sui corpi delle vittime.  

Dà conto, inoltre, della diversa posizione del corpo di Mainardi nella testimonianza dei primi accorsi in loco e dei sanitari del Pronto Soccorso.

Punti deboli

Si tratta di una ricostruzione alquanto macchinosa e piena di aspetti oscuri o contraddittori.

Come può essere che, per la prima volta, il Mostro non sia riuscito a capitalizzare il vantaggio della sorpresa, e l’abilità nell’uso della Beretta, mancando, ripetutamente, il facile bersaglio inerme di Mainardi? 

Come mai Mainardi, di lì a poco tanto lucido da recepire la minaccia del Mostro, e tanto in salute da spostarsi sul retro dell’auto, non ha minimamente interagito coi primi soccorritori?

Perché il Mostro gli ha imposto di passare sul sedile posteriore, invece di costringerlo a spostarsi, più  semplicemente, su quello a fianco del guidatore?

Perché il Mostro, invece di limitarsi a scaricare gli ultimi colpi sui due ragazzi, e poi fuggire al più presto, avrebbe dovuto perder tempo, in una fase in cui la “caccia” delle forze dell’ordine non era ancora  partita, a cercare di tirar fuori dal fosso la Seat?

Con la prospettiva dover trasportare due cadaveri col buio su un’auto senza fari e col parabrezza infranto?

LA DINAMICA SECONDO MARCO SCIARRETTA

Il blogger Marco Sciarretta, uno dei molti “mostrologi” dilettanti, propone in un video su Youtube la versione del delitto di Baccaiano indiscutibilmente più suggestiva.

Secondo Sciarretta, sino all’arrivo dei primi soccorritori tutto si svolge come nella dinamica proposta dall’avvocato Filastò.

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Con l’unica, essenziale differenza che il Mostro, attardandosi nel cercare di far ripartire la Seat, non avrebbe fatto in tempo ad allontanarsi.

I ragazzi giunti sul posto lo avrebbero trovato ancora dentro l’abitacolo, al posto di guida.

L’assassino si sarebbe finto privo di conoscenza, per esser scambiato come vittima della disgrazia alla stessa stregua dei ragazzi accasciati sul sedile posteriore. 

Probabile che abbia cercato di sistemare uno dei due in modo da nasconderne il più possibile la vista dall’esterno.

Ciò per alimentare nei soccorritori il sospetto di trovarsi di fronte alla fresca scena di un duplice omicidio del “serial killer delle coppiette”, sperando che, spaventati, si allontanassero in cerca di rinforzi.

Lo spericolato ma astuto stratagemma sarebbe andato a buon fine.

Ripartite le automobili dei ragazzi, il Mostro avrebbe avuto  modo e tempo di scappare.  

Punti forti

Questa versione ha gli stessi pregi di quella dall’avvocato Filastò.

Punti deboli

Oltre ai già segnalati difetti dell’ipotesi Filastò, è difficile credere che a tutti e quattro i primi soccorritori possa esser davvero sfuggito che sulla Seat c’erano tre persone e non due.

CONCLUSIONI

Alla fine di questo excursus, trovo sempre meno irragionevole che inquirenti e giudici abbiano attribuito ad una svista la testimonianza sulla posizione del corpo di Danilo Mainardi da parte del personale dell’ambulanza.

(Fine)

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Rino Casazza

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Chi è Rino Casazza

Rino Casazza è nato a Sarzana, in provincia di La Spezia, nel 1958. Dopo la laurea in Giurisprudenza a Pisa, si é trasferito in Lombardia. Attualmente risiede a Bergamo e lavora a Milano. E’ da sempre un appassionato (come lettore, prima che come autore) della letteratura "di genere" in tutte le sue sfaccettature: giallo-noir, horror, fantascienza ecc. ecc. Altra sua grande passione sono il cinema, come testimonial la tesi di laurea sulla censura cinematografica, e il teatro, frequentato non solo come spettatore ma anche, in gioventù, come praticante dilettante. Il suo primo testo "letterario" è infatti la trasposizione teatrale della novella di Buzzati "Iago", di cui nel 1985 ha osato una regia. Ha pubblicato diversi thriller, tra cui "La logica del Burattinaio", scritto con Daniele Cambiaso ed edito da Algama, ispirato al serial killer bambino William Vizzardelli. Specializzato sui romanzi apocrifi sugli investigatori più noti di sempre, il suo ultimo giallo è "Sherlock Holmes, Padre Brown e l'ombra di Dracula"

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