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Nell’Iliade e nell’Odissea si parlava di alieni? Le suggestive ipotesi di Mauro Biglino

Mi sono occupato di Mauro Biglino in un altro post, dedicato all’originale interpretazione che il popolare saggista torinese propone del testo biblico, a suo giudizio non già racconto allegorico dell’alleanza tra il Dio Unico e il popolo eletto, ma  resoconto storico attendibile di un patto di reciproca convenienza tra gli antichi ebrei e l’essere extraterrestre chiamato Javé.

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Non ho nascosto, da appassionato di letteratura fantascientifica, di trovare affascinante questa teoria. Sulla sua solidità dal punto di vista logico e scientifico nutro seri dubbi, tuttavia ho nei confronti delle tesi bigliniane lo stesso atteggiamento del compianto attore Omar Sharif  verso l’ipotesi che sotto la Sfinge possano nascondersi tracce della mitica civiltà di Atlantide.

Intervenendo in una diretta televisiva dalla piana di Giza, al conduttore che gli chiedeva un parere  “visto che lei e la Sfinge siete gli egiziani più famosi al mondo” rispose: “Per quanto mi riguarda vorrei trovare Atlantide dappertutto”.

Omar Sharif

 

Biglino ha esteso la sua chiave interpretativa, basata sul “facciamo finta che (sia vero)”, anche ai due poemi di Omero, l’Iliade e l’Odissea, che hanno fatto sognare generazioni di studenti del Liceo classico e, dopo gli ascolti eccezionali dello sceneggiato televisivo sull’Odissea degli anni 60, con Bekim Feimiu e Irene Papas, gli italiani tutti.

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Due parole sul metodo “facciamo finta che (sia vero)”. Biglino parte da una traduzione del testo che definisce “letterale”, basata su quella nota ai linguisti come “interlineare”, in cui lo stesso Biglino si è cimentato in una collana biblica delle “Edizioni Paoline”. Si tratta di tradurre il testo originale “parola per parola” , nel rigoroso ordine in cui le parole stesse si trovano nelle frasi.

A quel che resta dopo questo procedimento, ritenuto il più fedele al significato originario, Biglino fa credito di veridicità, ovvero suppone sia ciò che l’estensore dell’epoca era solito sperimentare nella realtà.

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Per quanto riguarda la Bibbia, secondo Biglino alla fine si ha un quadro coerente, che sovrappone alla lettura teologico-catechistica che ci hanno insegnato un’altra completamente diversa, in cui al posto dell’Essere Supremo metafisico sta una creatura mortale tecnologicamente all’avanguardia, originaria di una lontana parte dell’universo.

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Ma per quanto riguarda i Poemi Omerici?

Biglino è consapevole che si tratta di “poesia”, ovvero il frutto della creatività di un grande scrittore, Omero appunto, o chi per esso nel caso che dietro la figura del “vate cieco” si nascondano più estensori succedutisi nel tempo.

Come per la Bibbia, dopo aver applicato al testo omerico la sua “traduzione letterale”, Biglino “fa finta che” quel che resta non sia la trasfigurazione poetica delle gesta compiute dagli eroi che hanno fatto grande la civiltà greca ai suoi primordi, ma il racconto in bello stile di ciò che in quell’epoca remota veramente accadeva.

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Ricordo, per quanti non abbiano sudato a scuola sui testi originali , che le storie narrate nell’Iliade e nell’Odissea hanno una particolarità così poco digeribile a noi lettori moderni, da aver indotto, ad esempio, Alessandro Baricco ad eliminarla  dalla sua versione in prosa dell’Iliade, e gli sceneggiatori del colossal hollywoodiano “Troy” a fare altrettanto.

Nei poemi omerici, gli Dei dell’Olimpo (“Theoi” in greco) intervengono di continuo, fastidiosamente, nelle vicende umane. Quando si dice di continuo non si intende uno stretto ruolo di influenza e indirizzo dall’alto, che potrebbe essere comprensibile, visto che i “Theoi” sono divinità. S’intende proprio che gli Dei greci scendono dall’Olimpo a ogni pie’ sospinto per determinare il corso delle azioni umane .

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Insomma gli uomini, nell’Iliade e nell’Odissea, credono di essere gli unici artefici della loro sorte, mentre in realtà, invisibili o cammuffati, oppure esercitando i loro terribili poteri (per Zeus, ad esempio, scagliare saette), i “Theoi” seguono passo passo le loro vicissitudini, cambiandone l’esito a seconda delle loro preferenze.

Nelle descrizioni degli eroici duelli sulla piana di Ilio, a incrociare le armi non sono solo i contendenti umani, ma anche le Divinità che li hanno eletti a loro pupilli, interferendo sul singolo colpo di spada, tiro di lancia o parata di scudo.

La simpatia che suscita lo sventurato Ettore rispetto all’invincibile Achille dipende molto dal fatto che, nel loro combattimento famoso, senza l’intervento della Dea Atena a favore dell’eroe greco, il principe Troiano non sarebbe uscito sconfitto.

Mauro Biglino e la dea Atena:

 

Secondo Biglino questo sistematico sporcarsi le mani dei “Theoi” per aiutare od ostacolare i mortali conferma due caposaldi della sua interpretazione biblica:

1) Come lo Javè della Bibbia, gli Dei omerici assomigliano di più a esseri concreti dotati di abilità straordinarie, molto superiori a quelle umane, che a entità metafisiche.

2) Come lo Javé della Bibbia, che stringe un’alleanza con gli  ebrei e non esita a spalleggiarli nelle prove di forza con altri popoli, gli dei Omerici “si schierano”, ovvero scelgono uno dei due eserciti combattenti e di conseguenza i loro alfieri, facendo di tutto per aiutarli a prevalere.

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Così, nel racconto omerico, i Theoi Athena, dea della Sapienza, Era, moglie di Zeus e dea della Fecondità, Efesto, Dio del Fuoco sono “filogreci”, mentre Afrodite, Dea della Bellezza, Apollo, dio delle Arti, e Ares, Dio della Guerra sono “filotroiani”.

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Per la verità, ma su questo torneremo nell’affrontare, come già a proposito dell’interpretazione biblica di Biglino,  il problema della coerenza e sostenibilità, sino in fondo, di un approccio interpretativo “letterale”, c’è anche un Dio, il più importante!, Zeus, ondivago tra neutralità e partigianeria pro Troiani, ed uno addirittura, Poseidone, Dio del Mare, che cambia partito: favorevole ai Greci fino alla distruzione di Ilio e poi fieramente contro di loro, con un particolare odio verso Ulisse.

E’ a favore della teoria bigliniana sulla natura non metafisica dei “Theoi” anche l’esistenza, nella mitologia greca, di un livello superiore, di autorità: il Fato, contro i cui disegni né mortali  né Dei possono opporsi.

Come si può considerare una vera Divinità chi incontra dei limiti? Non risulta che Biglino abbia compiuto un’esegesi capillare e sistematica dei testi omerici. Non risulta averlo fatto nemmeno per il testo biblico.

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Sicuramente non l’ha mai pubblicata. Qualcuno sostiene che se lo facesse incorrerebbe in insanabili contraddizioni, superabili solo correggendo  la sua interpretazione “letterale” con una ragionata. Smentendo  così le proprie premesse. Tuttavia fornisce alcuni, interessanti, esempi.

Nel primo, ai “Theoi” omerici viene attribuito un aspetto fisico caratteristico, inconciliabile con una natura metafisica.

Siamo nel libro tredicesimo dell’Iliade. Poseidone, per rincuorare gli Achei che stanno perdendo fiducia nella proprie forze, assume le sembianze dell’indovino Calcante, e fa un lungo discorso nell’accampamento greco, sulla spiaggia davanti alle mura di Troia, alla presenza di numerosi comandanti e soldati dell’esercito acheo. Nessuno lo riconosce, tranne Aiace Oileo.

Come fa, se i travestimenti degli Dei sono così perfetti da trarre in inganno chiunque?

Aiace spiega (la traduzione, una delle più moderne e meno auliche che ho trovato, si deve a Daniele Bello): ” E’ uno degli Dei dell’Olimpo, con la voce dell’indovino… Non è certo Calcante…L’ho conosciuto da dietro, dalle impronte dei piedi e dai passi, mentre si allontanava: e gli Dei si distinguono bene“.

Ma c’è di più. Greci e Troiani nei poemi omerici  fanno sacrifici di animali per ingraziarsi i Theoi. Un uso praticato anche dagli Ebrei con  Javé. Il parallelismo non finisce qui.

L’attacco terroristico dell’11 settembre 2001: tutta una messinscena (SECONDA PARTE) -GUARDA 

I popoli protagonisti della saga omerica e quello “eletto” della Bibbia bruciano il grasso degli animali sacrificati affinché il fumo, salendo al cielo, plachi l’ira divina. Secondo Biglino è la prova che gli stessi “esseri superiori” sono entrati in contatto con genti diverse della Terra.

Non potrebbe essere casuale che nella letteratura greca ed ebraica gli dei condividano lo stesso strano “vizio” di aspirare fumo di grasso animale (magari per ottenere l’effetto inebriante di una droga…). Va detto che l’interpretazione di Biglino sul “fumo calmante” nel Vecchio Testamento viene contestata da biblisti ed ebraisti.

L’attacco terroristico dell’11 settembre 2001: tutta una messinscena (TERZA PARTE) -GUARDA 

Questi controbattono che  la corretta traduzione dell’aggettivo abbinato al  fumo sarebbe “soave” e, inoltre, che quel caratteristico rito, ben lungi dall’essere un modo per compiacere l’odorato degli Dei (o addirittura  la loro tossicodipendenza…), avrebbe un preciso significato simbolico-religioso.

A conferma che i “Theoi” avrebbero posseduto non già prerogative divine  bensì una tecnologia superavanzata, Biglino segnala il passo dell’Iliade, tratto dal libro diciottesimo, in cui Omero ritrae Efesto nella sua favolosa officina.

Mauro Biglino e la robotica nei testi antichi:

 

Nella traduzione di Daniele Bello: Poi indossò una tunica, prese il suo grosso bastone, uscì fuori zoppicando; due ancelle d’oro sostenevano il loro padrone, simili a giovinette vive: esse avevano intelligenza, voce e forza, erano esperte nei lavori delle Dee immortali; si affaccendavano ai cenni del loro signore”. Come non pensare a  “robot asimoviani” ante litteram?

In un altro punto dello stesso libro, si legge, sempre tradotto da Daniele Bello: “Lo trovò che girava tra i mantici grondante di sudore, tutto affaccendato; stava costruendo venti tripodi, da mettere lungo la parete del grande salone: aveva messo alla base di ognuno delle rotelle d’oro,  così potevano andare da soli al concilio degli Dei e poi fare ritorno a casa (meraviglia a vedersi!).

Come non pensare a moderni droni?

 

Biglino segnala tracce di macchinari portentosi anche nell’Odissea. Siamo nel libro ottavo, durante il soggiorno di Ulisse sull’Isola (probabilmente l’attuale Corfù)  di Alcinoo, Re dei Feaci, un umano “sanguemisto” discendente di Poseidone.

Daniele Bello traduce: “E dimmi quali sono il tuo popolo, la tua terra, la tua città,perché possano accompagnarti le nostre navi, guidate dalla loro mente. I Feaci non hanno nocchieri né timoni, come hanno invece le altre: esse conoscono i pensieri e le intenzioni degli uomini, conoscono le città e i ricchi campi di tutta la terra, attraversano rapide gli abissi del mare, nascoste da nuvole e nebbia; non hanno mai paura di essere danneggiate o distrutte.”

Come non pensare a imbarcazioni con comandi automatizzati?

ll libro di Rino Casazza sul Mostro di Sarzana

In conclusione, ci pare che i riferimenti testuali indicati da Biglino per sostenere l’”interpretazione extraterrestre” dei Poemi Omerici siano molto più solidi di quelli proposti per corroborare l’analoga interpretazione della Bibbia. Se non altro, il greco classico ha molto meno ambiguità di significato e di grafia dell’ebraico antico. 

Permane tuttavia una perplessità di fondo. 

Applicando la “traduzione letterale” di Biglino e il consequenziale metodo del “facciamo finta (che sia vero)” a tutto il complesso dell’epica omerica si finisce per dover considerare veri, o storicamente verosimili i moltissimi voli di fantasia che caratterizzano l’opera del sommo poeta greco. Ne deriva una chiara difficoltà di ricondurli tutti, coerentemente, a un’epoca dominata da evolutissimi esseri alieni protettori delle diverse popolazioni umane.

L’ultimo Sherlock Holmes apocrifo di Rino Casazza

Elenco di seguito, alla rinfusa, alcuni dei molti dubbi da sciogliere. 

Perché Poseidone da “filogreco” diventa “antigreco”?

Perché molti degli Dei dell’Olimpo (per esempio Ade, Ermes e Dioniso) non hanno preferenze né greche né troiane?

Con riferimento ad Ade, dove sta il suo regno, che Ulisse visita?

Come mai gli Ebrei hanno in Javé il solo referente, mentre Greci e Troiani ne hanno più d’uno?

Se dobbiamo credere tutto “alla lettera” dobbiamo rassegnarci a rimanere con dubbi irrisolti…

Tutti i libri di Mauro Biglino – GUARDA

A meno che, appunto, l’ “interpretazione letterale” e il “facciamo finta (che sia vero)” diventino semplicemente la base per svolgere più complessi ragionamenti che vadano oltre  il senso immediato del testo. Attingendo ad altre discipline (archeologia, antropologia culturale, storia comparata ecc ecc) per contestualizzare e più profondamente comprendere il racconto omerico.

Rino Casazza

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LE TESI DI MAURO BIGLINO:

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Chi è Rino Casazza

Rino Casazza è nato a Sarzana, in provincia di La Spezia, nel 1958. Dopo la laurea in Giurisprudenza a Pisa, si é trasferito in Lombardia. Attualmente risiede a Bergamo e lavora a Milano. E’ da sempre un appassionato (come lettore, prima che come autore) della letteratura "di genere" in tutte le sue sfaccettature: giallo-noir, horror, fantascienza ecc. ecc. Altra sua grande passione sono il cinema, come testimonial la tesi di laurea sulla censura cinematografica, e il teatro, frequentato non solo come spettatore ma anche, in gioventù, come praticante dilettante. Il suo primo testo "letterario" è infatti la trasposizione teatrale della novella di Buzzati "Iago", di cui nel 1985 ha osato una regia. Ha pubblicato diversi thriller, tra cui "La logica del Burattinaio", scritto con Daniele Cambiaso ed edito da Algama, ispirato al serial killer bambino William Vizzardelli. Specializzato sui romanzi apocrifi sugli investigatori più noti di sempre, il suo ultimo giallo è "Sherlock Holmes, Padre Brown e l'ombra di Dracula"

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