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Strage di Erba, parla Rosa Bazzi: “Nella corte, quel giorno, c’era uno sconosciuto con giaccone e cappello”

L’inchiesta delle Iene, partita dalle scoperte fatte da Oggi, prosegue: Rosa Bazzi parla per la prima volta ed è un fiume in piena: le accuse durissime al comandante dei carabinieri di Erba Luciano Gallorini e al suo primo avvocato Pietro Troiano. Azouz deposita una nuova richiesta di nuove indagini. Ma i giornali riprendono il falso scoop su un nuovo amore di Rosa

Rosa Bazzi, condannata all’ergastolo con il marito Olindo Romano per la strage di Erba, parla per la prima volta davanti alle telecamere. E lo fa con Le Iene, la trasmissione che ha amplificato e approfondito l’inchiesta pluriennale di Edoardo Montolli sul settimanale Oggi. Ed è a loro che rivela: “Vidi un uomo entrare nella porta del palazzo il pomeriggio della strage, ma i carabinieri non ci ascoltarono”

L’INTERVISTA – Rosa Bazzi non aveva mai parlato davanti alle telecamere. E all’inviato de Le Iene Antonino Monteleone racconta la sua versione dei fatti, accusando pesantemente i carabinieri, il comandante dei carabinieri di Erba Luciano Gallorini e il suo primo avvocato Pietro Troiano.

AZOUZ: SO CHI È STATO – Ma prima ancora dell’intervista, Azouz Marzouk, in collegamento video dalla Tunisia spiega di sapere chi sia il vero assassino e di poter dimostrare che Rosa e Olindo sono innocenti. Chiede di essere ascoltato insieme a sua mamma Souad, cui Raffaella, l’estate prima di morire, avrebbe fatto delle rivelazioni quando andò in vacanza a Zaghouan.

I REPERTI BRUCIATI – Poi tocca a lei. Si dice molto arrabbiata per la distruzione illecita dei reperti mai analizzati della strage, avvenuta poche ore prima che la Cassazione ne autorizzasse l’esame da parte della difesa. Com’è noto, infatti, nè di lei nè di Olindo furono trovate tracce sul luogo della strage e non furono trovate tracce delle vittime in casa loro: “Come mai spariscono le prove adesso? Perché devono sparire i reperti? Lasciali, così se c’è la mia impronta avete da dire: bon, siete stati voi, chiudiamo tutto.” Si lamenta anche del fatto che siano andati invano in Cassazione un sacco di volte. E quando l’inviato delle Iene le chiede se abbia fiducia nella giustizia risponde: “Pensi ancora che gli elefanti volano?”. Una dichiarazione cui fanno eco alcune frasi di uno dei suoi storici avvocati, Fabio Schembri, che si chiede se qualcuno abbia paura di farle quelle analisi nell’ipotesi che emerga un’altra verità. “Non dimentichiamoci – spiega il legale- che venne rinvenuta nel palazzo della strage un’impronta palmare di un soggetto sconosciuto alle indagini”.

LO SCONOSCIUTO NELLA CORTE – Poco dopo, ecco la rivelazione choc. Rosa afferma di aver visto, il pomeriggio della strage, un uomo mai visto prima entrare nel palazzo, vestito con giaccone e cappello e con un sacchetto di plastica in mano. E aggiunge: “Gliel’ho detto anche ai carabinieri, perché quando siamo usciti noi abbiamo visto un signore… abbiamo visto e… però non, non ci hanno neanche ascoltato… . L’abbiamo detto sempre al maresciallo Gallorini. Noi abbiamo visto un signore, con una borsa in mano, aveva un giaccone e un cappello. È entrato…  nella corte, è entrato nella porta… con un sacchetto di plastica, questo me lo ricordo, perché questa cosa ce l’ho ancora nella mente”. Si tratta di accuse durissime e tutte da dimostrare, perché di questa persona non c’è alcuna traccia nel verbale di sommarie informazioni rilasciate dalla donna la notte della strage nella caserma di Erba.

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LE ACCUSE AI CARABINIERI – Anche sulla volontà di confessare, fa presente che sarebbero stati i carabinieri a convincere Olindo, persone di cui loro avevano fiducia. Aggiunge che fu proprio il comandante Gallorini a fornire loro alcuni dettagli dei delitti quando andava a casa loro, restando però all’esterno dell’abitazione: “Lui non entrava mai in casa, io non riuscivo a capire fino a quando mi hanno fatto capire gli avvocati che in casa c’erano i microfoni”.

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LE CONFESSIONI DAVANTI ALLE FOTO – Rosa conferma che le furono fatte ascoltare tutte le dichiarazioni del marito mentre confessava e che le furono mostrate le foto dell’eccidio, così come Oggi ebbe modo di scoprire e documentare moltissimi anni fa anche in uno speciale con gli atti e gli audio originali, ma che troppi addetti ai lavori negarono.

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LE ACCUSE ALL’AVVOCATO TROIANO – Ma c’è un’altra accusa, tutta da dimostrare, che Rosa rivolge stavolta al suo primo avvocato, Pietro Troiano: “Quando siamo stati interrogati lui dice che c’era, ma non c’era mai”. Un particolare di estremo rilievo, dati che da indagati entrambi dovevano essere assistiti sempre da un legale. Le Iene annunciano un seguito nelle prossime puntate, invitando le persone chiamate in causa da Rosa a replicare.

IL FALSO GOSSIP- La notizia convince Azouz, che già aveva chiesto alla Procura Generale di Milano di fare nuove indagini, a depositare una richiesta ulteriore: ascoltare con urgenza Rosa per come ha ricostruito ex novo le proprie confessioni, richiesta che il suo avvocato Luca D’Auria ha depositato martedì mattina. Ma la stampa nazionale è più interessata ad un falso gossip, che trova spazio su La Provincia di Como il giorno dopo l’intervista de Le Iene. Vi è riportato che Rosa avrebbe uno spasimante, se non un nuovo amore, di un detenuto che avrebbe rifiutato la semilibertà pur di starle accanto. La notizia non è vera, carte alla mano: il detenuto, che aveva chiesto la semilibertà, vi ha rinunciato dopo aver scoperto che uscendo dal carcere di Bollate avrebbe perso la possibilità di accedere alla propria cooperativa-laboratorio per la lavorazione del cuoio all’interno della prigione, cooperativa dove svolge mansioni anche Rosa.

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