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32 IL LIMITE. Di Massimo Alborghetti

Premetto che in questo articolo ci sono argomenti forti.Ci sono idee che si accendono nel cervello e non riesci a trattenerle. Devi a tutti i costi raccontarle. Fai di tutto per farle uscire velocemente, ma in alcuni casi rimangono storie incompiute. Ci sono una serie di coincidenze e di problematiche che non lasciano finire alcuni progetti. Ne ricordo con lucidi dettagli uno dal titolo : “Il vestito rosso”. Sono passati molti anni e non so neppure la sua data precisa di realizzazione, probabilmente il 2002. Iniziato e mai ultimato. Raccontava la storia di un giovane uomo, interpretato da Omar Fantini, che dopo una delusione amorosa si iscrive ad un sito d’incontri senza coinvolgimento emotivo. Qui incontra una donna enigmatica che gli chiede di strangolarla durante un amplesso sessuale. La donna, come in molte mie storie, nasconde un passato terrificante che la spinge a voler essere uccisa. Nel passato assiste anch’essa ad un tremendo atto brutale. Sicuramente non una storia semplice da realizzare. In quel periodo raccontavo vicende più cruente, sebbene fossero ispirate a fatti realmente accaduti. Comincio a girare alcune scene e dopo giorni di riprese mi rendo conto d’avere un’ultima importantissima scena da girare. Una delle più forti, ma neppure la più forte. Il cortometraggio stava uscendo crudo e reale, come m’ero immaginato. Gli attori erano decisamente in parte e forse troppo. Mi spiego meglio. L’attrice non era una professionista, come del resto amo coinvolgere persone non professioniste, per mantenere un certo tipo di naturalezza. Ma non essendo il suo lavoro non conosceva i meccanismi per interpretare un personaggio pesante e finite le riprese toglierselo come un cappotto. A differenza di Omar Fantini, professionista, che mi diceva sempre: “Indosso una maschera, anche lontanissima da come sono io, ma che poi tolgo senza farmene coinvolgere finite le riprese.” La ragazza invece, non avendo nessun filtro si era lasciata trasportare dal personaggio completamente. Ricordo una scena in particolare. La donna della storia viene legata ad una sedia e assiste ad un atto di violenza davanti ai suoi occhi. Nella scena doveva cercare di liberarsi. Quella sera ho capito che la ragazza non aveva nessun filtro, e che io avrei potuto superare un limite che inconsciamente mi ero imposto. Inizialmente faccio accomodare la ragazza sopra la sedia e la lego leggermente con delle corde. Lei afferma di non voler essere legata troppo strettamente. E così eseguo. Ma al primo ciak le funi si slegano velocemente. Allora mi dice di legarla veramente. E cosi’ faccio. Eravamo in tre. Io,lei e un mio attore feticcio, nonché amico Roberto Battaglia. Anche lui doveva fare una scena fisicamente e psicologicamente impegnativa. Senza entrare troppo nel dettaglio c’è stato un momento che ricordo come se fosse successo cinque minuti fa. Si era creata un’atmosfera elettrizzata ed esasperata. Come se fossimo realmente in una situazione al limite. La telecamera era scomparsa e io vedevo solamente i due personaggi. La ragazza ad un certo punto, non rispondeva più alle mie direttive, ma neppure se la chiamavo. Si muoveva ed era diventata il personaggio, come se avesse annientato se stessa. In quel momento ho capito che avrei potuto aggiungere ancor più scene forti, perché sicuramente, sia lei che Roberto me le avrebbero interpretate, ma sopratutto vissute senza remore e filtri. Ed è stato lì, che ho compreso che la situazione mi stava sfuggendo di mano, che gli avrei fatto fare cose che non servivano alla storia ed avrei potuto ferirle come persone. E’ stato in quel momento che ho capito che il limite recitativo è esclusivamente attoriale. L’attore può fare di tutto e tu puoi indicargli la strada, ma se il limite che ogni persona si da e si obbliga a superarlo può essere insano. E anche per me è servito per capire che devo rispettare i limiti degli attori ma sopratutto di chi attore non è, ma che si immerge completamente nella storia. Finite le deliranti riprese, la ragazza aveva lividi a polsi e piedi, dolori al sedere, per essere stata seduta su una sedia dura per ore. Roberto uno zigomo gonfio e dolori alle gambe. La ragazza ha sempre affermato che ci sono state diverse coincidenze per giustificare che il cortometraggio non è mai stato finito. Ma forse, e non lo saprò mai per certo, penso sia fuggita da quel set e dal mio modo così invadente di tirarle fuori emozioni forti, ma che anch’essa voleva far uscire. Senza, sinceramente, rendermene conto. Ora, a distanza di anni, so che questo cortometraggio non verrà mai alla luce, ma ringrazio la ragazza d’essere fuggita o quel che è successo, perché mi ha dato modo di comprendere meglio il modo di dirigere attori e non professionisti. Cercando di rispettare i limiti che ognuno di noi ha. A volte trattenersi dal superare i limiti, può giovare al prodotto finito. Ma sopratutto non oltrepassare la stima e il rispetto che tutti hanno per te.

Chi è Massimo Alborghetti

Mi chiamo Massimo Alborghetti . Ho sempre amato scrivere storie. Dopo aver scoperto la videocamera a sedici anni, ho realizzato il mio primo film e non mi sono più’ fermato. Amo raccontare storie psicologiche. Thriller , drammatici. Dopo aver frequentato una scuola da Ermanno Olmi ed aver fatto diversi corsi di Cinema,ho realizzato più’ di 100 cortometraggi e 10 lunghi. ho preso diversi premi e col denaro vinto ho continuato a realizzare e produrre. Essendo indipendente i miei film non sono perfetti ma non hanno vincoli e restrizioni. Eccovi il mio sito internet dove potete vedere alcuni miei lavori: www.massimoalborghetti.it

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