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Fausto Brizzi, gli sms che lo scagionano. E ora chi lo ripaga per la gogna?

Per l’unica denuncia in cui la Procura è entrata nel merito, spuntano i messaggi al regista dopo l’incontro della presunta vittima: “Che belle sensazioni che ho avuto”. Gli aveva chiesto anche una dedica. L’avvocato di Brizzi annuncia: “Tolleranza zero nei confronti di chi riproporrà insinuazioni o allusioni in ordine a presunte molestie sessuali da parte del regista”

 

 

Edoardo Montolli per Oggi.it

 

Un messaggio ti può salvare la vita. Sono infatti due sms ricevuti dal regista Fausto Brizzi dalla donna che lo aveva denunciato e che si presentava come vittima, a chiudere sostanzialmente il procedimento contro il regista per violenza sessuale con una richiesta di archiviazione perché “il fatto non sussiste”. – FOTO | VIDEO 1 | VIDEO 2

IL FATTO- Tre donne avevano nei mesi scorsi presentato altrettante denunce nei confronti di Brizzi: sostenevano di essere state attirate nel suo loft con la scusa di un provino e successivamente di aver subito pesanti molestie. Per due di queste la Procura non è entrata nel merito in quanto giunte oltre il termine massimo, mentre per la terza lo ha fatto. Scoprendo che i fatti erano sensibilmente diversi.

I MESSAGGI- Dopo l’incontro tra il regista e la donna che lo ha denunciato, quest’ultima gli aveva mandato un messaggio: “Ho provato sensazioni veramente piacevoli”. Ne seguono altri, inviati sempre dopo l’incontro incriminato: “Appena posso ti richiamo”. E pure una richiesta di dedica per il libro di Brizzi ricevuto in regalo: “Ti devi inginocchiare perché non mi hai fatto una dedica”. Su Facebook seguivano commenti di entusiasmo per i suoi film. E ci sarebbero pure diverse telefonate. Segni che il rapporto tra loro era tutt’altro che quello tra vittima e carnefice. Brizzi ai magistrati ha detto di non aver avuto rapporti sessuali con le denuncianti, quanto ai messaggi ricevuti: “Semmai si è trattato di un contesto di piacevole condivisione. Io, se proprio devo dare una valutazione pensavo di piacerle, soprattutto per come si era sviluppata l’interazione tra di no”.

LA CARRIERA A PEZZI- Tutto era nato da un’inchiesta de Le Iene, che avevano intervistato una decina di donne, molte a viso coperto, che accusavano il regista. Qualcuna aveva infine deciso di mostrarsi a viso scoperto. E tre erano passate alla denuncia penale. Intorno al regista si era creato quasi il vuoto, con la Warner che aveva pubblicizzato il suo film senza promuoverne il nome. Soltanto alcuni attori, attrici e addetti ai lavori si erano schierati al suo fianco. E Luca Barbareschi lo aveva ingaggiato per il film “Modalità aereo”, non credendo alla gogna mediatica.

LA QUESTIONE DEL #METOO- L’opinione pubblica era stata influenzata dal caso Harvey Weinstein e dal movimento del #metoo. C’era stata anche una richiesta mediatica di allungare i tempi in cui è possibile denunciare il presunto molestatore. Ma proprio quei messaggi ricevuti dal regista e che raccontano un’altra storia, fanno riflettere, perché la sua fortuna è averli conservati. Cosa sarebbe stato di lui se non lo avesse fatto? Di più: come si potrebbe difendere un domani un uomo se tali messaggi fossero inviati due-tre anni prima di un’eventuale denuncia? Se i tempi per l’azione penale si allungassero, evidentemente, chiunque dovrebbe conservare qualsiasi traccia di un proprio rapporto perché sia mai che a qualcuno venga in mente di portarti in tribunale.

TOLLERANZA ZERO- La voce ricorrente ora è che Brizzi chiederà un risarcimento dei danni. Il suo avvocato, Antonio Marino, intanto annuncia “tolleranza zero nei confronti di chi riproporrà insinuazioni o allusioni in ordine a presunte molestie sessuali da parte del regista”.

DINO GIARRUSSO INSISTE- Ma l’ex Iena Dino Giarrusso, autore dell’inchiesta tv e ora parlamentare M5S, non ha preso bene la richiesta di archiviazione per Brizzi. A Repubblica ha detto di sentirsi “Come uno che ha avuto il merito di scoperchiare una realtà orribile avendo raccolto le confessioni di 15 ragazze che raccontano fatti veri, incontrovertibili e gravissimi. Sono fatti narrati da testimonianze dirette e mai smentiti”. E insiste: “In Italia però vige una legge vergognosa per cui qualunque tipo di violenza sessuale su maggiorenne non può essere punita penalmente se non viene denunciata entro sei mesi”. Quanto al regista, sostiene Giarrusso “sarebbe bello ammettesse come tutto ciò che le ragazze hanno detto a Le Iene è vero. Perché la pronuncia del tribunale non smentisce nulla di ciò che è stato raccontato. E una volta appurato che non avrà conseguenze penali sarebbe un bel gesto vederlo chiedere scusa”.  L’idea che le cose siano andate diversamente da come le ha presentate in tv, non lo sfiora neppure.

 

Chi è Edoardo Montolli

Edoardo Montolli, giornalista, è autore di diversi libri inchiesta molto discussi. Due li ha dedicati alla strage di Erba: Il grande abbaglio e L’enigma di Erba. Ne Il caso Genchi (Aliberti, 2009), tuttora spesso al centro delle cronache, ha raccontato diversi retroscena su casi politici e giudiziari degli ultimi vent'anni. Dal 1991 ha lavorato con decine di testate giornalistiche. Alla fine degli anni ’90 si occupa di realtà borderline per il mensile Maxim, di cui diviene inviato fino a quando Andrea Monti lo chiama come consulente per la cronaca nera a News Settimanale. Dalla fine del 2006 alla primavera 2012 dirige la collana di libri inchiesta Yahoopolis dell’editore Aliberti, portandolo alla ribalta nazionale con diversi titoli che scalano le classifiche, da I misteri dell’agenda rossa, di Francesco Viviano e Alessandra Ziniti a Michael Jackson- troppo per una vita sola di Paolo Giovanazzi, o che vincono prestigiosi premi, come il Rosario Livatino per O mia bella madu’ndrina di Felice Manti e Antonino Monteleone. Ha pubblicato tre thriller, considerati tra i più neri dalla critica; Il Boia (Hobby & Work 2005/ Giallo Mondadori 2008), La ferocia del coniglio (Hobby & Work, 2007) e L’illusionista (Aliberti, 2010). Dirige la casa editrice Algama (www.algama.it). Il suo ultimo libro è I diari di Falcone (Chiarelettere, 2018)

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