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Strage di Las Vegas: ecco chi era il killer -VIDEO

Il padre era un rapinatore nella black list dell’Fbi, tra i più ricercati dopo un’evasione. Giocava d’azzardo, ma ai familiari non risulta una sua conversione all’Islam nonostante la rivendicazione dell’Isis. La più grave strage d’America è senza un movente. 

 

Strage a Las Vegas, dove un uomo ha aperto il fuoco durante il festival country “Route 91 Harvest”, uccidendo almeno 58 persone e ferendone 500 – FOTO CHOC | VIDEO CHOC

Le immagini choc della strage – FOTOGALLERY

IL CASO – Il killer ha sparato sulla folla dal 32mo piano dell’hotel Mandalay Bay, nella zona dei casinò. “Sembrava il rumore di fuochi di artificio” hanno raccontato i testimoni, che all’inizio non hanno avvertito il pericolo.

LA MUSICA VA AVANTI – Pericolo che non ha avvertito neppure la band, con il cantante Jason Aldean che ha proseguito l’esibizione per 45 secondi prima di realizzare: “’E’stato al di là di ogni possibile immaginazione: è stato orribile”.

UCCISO – I testimoni parlano di “decine di colpi di armi automatiche” e centinaia di raffiche di mitra. Presi di mira anche gli agenti intervenuti, mentre gli alberghi della zona sono stati tutti isolati, con i clienti all’interno, e bloccato l’aeroporto. Il presunto omicida, 64 anni, si è suicidato. Inizialmente si pensava fosse stato ucciso.

IL KILLER- Si chiamava Stephen Paddock, bianco, di Mesquite, Nevada. Il padre era un rapinatore con tendenze suicide, fu tra i più ricercati dall’FBI quando evase da un carcere del Texas. Racconta il fratello Eric: “Era uno normale, non c’era alcuna indicazione potesse fare una cosa del genere. Qualcosa deve essere successo, deve aver perso la testa, siamo scioccati. Non aveva una preparazione militare, aveva un paio di pistole ma non era un esperto di armi. La sua vita era un libro aperto. Era andato al college, aveva un lavoro, qualcosa deve essere successo, era solo un ragazzo”. In albergo aveva dieci armi, portate lì da solo.

NON SI TRATTA DI TERRORISMO, FORSE – “Al momento non consideriamo la sparatoria un atto di terrorismo. Sembra più un’azione di un lupo solitario”. Così riferiscono le fonti di polizia. È stata rintracciata la convivente dell’uomo, Mary Lou Dandley, ma è stata rilasciata perché non coinvolta nei fatti. Gli inquirenti stanno cercando due auto del presunto killer. E stanno vagliando i video delle telecamere di sicurezza della zona. L’Isis ha però rivendicato l’attentato, sostenendo che Paddock si era convertito all’Islam. Anche se l’amministrazione Usa smentisce l’ipotesi. Al momento quella che è diventata la più grave strage americana non ha ancora un perché.

Edoardo Montolli per Oggi.it

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Chi è Edoardo Montolli

Edoardo Montolli, giornalista, è autore di diversi libri inchiesta molto discussi. Due li ha dedicati alla strage di Erba: Il grande abbaglio e L’enigma di Erba. Ne Il caso Genchi (Aliberti, 2009), tuttora spesso al centro delle cronache, ha raccontato diversi retroscena su casi politici e giudiziari degli ultimi vent'anni. Dal 1991 ha lavorato con decine di testate giornalistiche. Alla fine degli anni ’90 si occupa di realtà borderline per il mensile Maxim, di cui diviene inviato fino a quando Andrea Monti lo chiama come consulente per la cronaca nera a News Settimanale. Dalla fine del 2006 alla primavera 2012 dirige la collana di libri inchiesta Yahoopolis dell’editore Aliberti, portandolo alla ribalta nazionale con diversi titoli che scalano le classifiche, da I misteri dell’agenda rossa, di Francesco Viviano e Alessandra Ziniti a Michael Jackson- troppo per una vita sola di Paolo Giovanazzi, o che vincono prestigiosi premi, come il Rosario Livatino per O mia bella madu’ndrina di Felice Manti e Antonino Monteleone. Ha pubblicato tre thriller, considerati tra i più neri dalla critica; Il Boia (Hobby & Work 2005/ Giallo Mondadori 2008), La ferocia del coniglio (Hobby & Work, 2007) e L’illusionista (Aliberti, 2010). Dirige la casa editrice Algama (www.algama.it). Il suo ultimo libro è I diari di Falcone (Chiarelettere, 2018)

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