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L’ASSASSINO TORNA A CASA. E VORREBBE UCCIDERE ANCORA

Un 64enne ha minacciato di morte la moglie e il figlio. L’uomo sta scontando una condanna per un delitto ed era in permesso premio

Milano

«Vi ammazzo tutti, e pure i vostri parenti». La minaccia, pronunciata da un uomo che è stato già capace di uccidere, tanto da essersi beccato una condanna a 24 anni di carcere, ha fatto tremare i polsi alla moglie 60enne e al figlio 22enne di Giuseppe Suraci, un 64enne calabrese, ma residente a Milano, uscito dalla gattabuia per un permesso premio che è durato il tempo dello sbraitare alla volta dei congiunti terrorizzati, prima di tornare dietro le sbarre. Del 64enne “fumantino” e del terribile delitto che lo aveva portato in carcere, ci eravamo già occupati sul numero 1487 di “Cronaca Vera”, mentre sul numero 1543 vi avevamo raccontato della rabbia di Silvia Cicognini, la moglie della vittima del 64enne.

È stato immediatamente rispedito in gattabuia con l’accusa di maltrattamenti in famiglia che è andata a sommarsi a quella a 24 anni per l’omicidio volontario commesso nel 2001

Il fattaccio risale al 19 febbraio del 2001, quando, in un palazzo di via Zoagli a Quarto Oggiaro, a Milano, Giuseppe Suraci, detto Pino, uccise con una coltellata al costato il suo vicino, il magazziniere bosniaco 32enne Hajrudin Sakic, a coronamento di una serie di piccoli scorni condominiali legati a futili motivi, dalla pipì del cagnolino all’acqua che, dalle fioriere del piano di sopra, colava sul balcone dei Suraci, che avevano già provocato diverse denunce e un intervento della Asl per studiare un modo per separare i due appartamenti, che però non aveva portato a nulla.

La lite e poi la morte

La mattina del 19 febbraio di 16 anni fa, la moglie di Giuseppe Suraci andò a denunciare la signora Sakic al commissariato di Musocco, dicendo di aver subito spinte e sputi davanti al cancello di casa, e poche ore dopo, mentre Hajrudin Sakic rincasava con la figlioletta di tre anni in braccio, Giuseppe Suraci aveva piantato nel cuore dello “zingaro”, come era solito apostrofarlo, una coltellata fatale, davanti ai bambini atterriti che giocavano in cortile. Logica avrebbe voluto che la povera Silvia Cicognini non avrebbe più dovuto subire la beffa di vedere il viso di colui che l’aveva resa vedova a meno di 40 anni e con due figli di 3 e 16 anni da crescere, ma la logica non dimora spesso nelle pagine delle sentenze italiche. Infatti, l’assassino, dopo aver scontato undici mesi di carcere a San Vittore e aver passato qualche tempo agli arresti domiciliari presso i parenti della moglie, a Gioiosa Jonica, era stato autorizzato dalla Corte d’Assise a tornare a Milano per preparare la difesa in vista del processo che poi lo vide condannato a 24 anni di carcere per omicidio.

«Ho passato giorni d’inferno, mia figlia, che era in braccio al padre al momento del delitto, non ha parlato per mesi e mimava di continuo la scena dell’omicidio con le sue bambole, e ora mi ritrovo quell’uomo di nuovo qui, a pochi metri da noi», ci aveva raccontato Silvia Cicognini quando Giuseppe Suraci era tornato a vivere nel suo vecchio appartamento. «Quando quell’uomo uccise mio marito, mi disse che la prossima sarei stata io. Io sono sola, ieri mi sono barricata in casa e prima di dormire ho messo le sedie dietro alle porte, ma per quanto io e i miei figli dovremo vivere in questa situazione?».

La precedente vittima della sua furia era stato un vicino di casa con il quale aveva litigato più volte per via di alcune beghe condominiali, prima di far parlare il coltello

Una testa calda

Per fortuna, dopo un’istanza del legale della donna, un provvedimento d’urgenza firmato dal procuratore capo Gerardo D’Ambrosio determinò l’allontanamento di Suraci dallo stabile, ma siccome di norma il lupo perde il pelo, ma non il vizio, il 64enne è tornato a far parlare di sé sedici anni dopo, il 24 agosto scorso, con le minacce ai suoi stessi familiari. Tornato nell’appartamento di via Dateo, dove la moglie e il figlio si erano trasferiti dopo la brutta vicenda, Giuseppe Suraci ha approfittato di uno dei suoi permessi premio, dei quali godeva già dal 2009, per dare in escandescenze, tanto che i congiunti, terrorizzati, si sono barricati in camera da letto da dove hanno chiamato il 112. Arrivati nello stabile in pochi minuti, gli agenti hanno trovato Suraci ancora in casa a urlare minacce, e hanno raccolto le testimonianze disperate della moglie e del figlio, al termine dei cui racconti il 64enne è stato rispedito in gattabuia, con l’accusa di maltrattamenti in famiglia sommatasi a quella, già confermata, di omicidio volontario.

Carmela Scotti per Cronaca Vera

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