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INTERVISTA A DEBORAH “ALICE” RICCELLI: UNA “ALICE IN WONDERLAND” GENOVESE

La protagonista di questa conversazione  si chiama Deborah Riccelli, ma ho presto scoperto che è conosciuta col soprannome “Alice”.

Mi è subito venuto spontaneo, quando abbiamo famigliarizzato ( e non poteva esser diversamente, accomunandoci la passione per la letteratura e il teatro), adeguarmi all’uso del nome elettivo.

“Alice” Riccelli, per  la versatilità e la curiosità intellettuale, ricorda molto il personaggio più famoso che porta quel nome, la protagonista di “Alice’s adventures in wonderland” di Lewis Carrol.

Rino: Cara Alice, ho avuto modo di conoscerti come attrice quando a una presentazione  del romanzo, mio e di Daniele Cambiaso, “Nora una donna” ne hai interpretato alcuni brani. Ma tu sei una donna poliedrica, che si dedica a molte attività nell’ambito artistico-letterario e non. Da dove vogliamo cominciare? Scelgo io? Vuoi parlaci delle tue interessantissime esperienze di lavoro?

“Alice”: Ciao Rino. Per prima cosa ci tengo a ribadire che è stato un onore per me poter prestare la mia voce ad un personaggio intenso e particolare come Nora.
Veniamo a me. Io mi occupo di violenza di genere. Ho delle specializzazioni in criminologia, parafilie  e crimine famigliare e presiedo e presto le mie consulenze all’interno di un CAAV (centro ascolto antiviolenza ) a Genova. Scrittura, lettura e recitazione sono una passione che uso anche per passare dei messaggi su temi che mi stanno molto a cuore come, appunto, la violenza sulle donne. Ho pubblicato il mio primo romanzo con Frilli editore nel 2009 riedito da Nuova Palomar nel 2014 e numerosi racconti e porto a teatro lo spettacolo teatrale tratto appunto da quel romanzo. “Nessuno mai potrà + udire la mia voce” parla di un femminicidio ma lo fa in un modo inusuale. Non è un giallo perché si capisce fin dalle prime pagine chi è l’assassino. La cosa è voluta perché è la protagonista che, incredula, si scopre morta e si racconta al lettore. Incredula perché viene uccisa  da chi un tempo diceva di amarla.
Partecipa all’angoscia dei suoi famigliari ed amici che la cercano disperatamente fino allo strazio emotivo nel ritrovamento del corpo. La scelta di scriverlo in questo modo non è casuale. Il mio intento era distogliere l’attenzione, a volte quasi morbosa, che si ha per la figura del carnefice spostandola, una volta tanto, sulla vittima. Far sentire quest’ultima “viva” con le sue emozioni, i suoi pregi e i suoi difetti. Avvicinarla, insomma al nostro mondo.
In tutti i casi di cronaca ci si concentra sempre sul movente e sulla figura del carnefice e poco o niente si conosce di chi aveva semplicemente il diritto di continuare a vivere.

Rino: Sono perfettamente d’accordo, Alice. Anche perché francamente ritengo il proliferare dei femminicidi la peggiore piaga, non compresa in tutta la sua gravità, del nostro paese. Continuiamo la carrellata sulle tue attività parlando dei  racconti. Se non vado errato, hai ottenuto lusinghieri successi come autrice di narrativa breve.

“Alice”: Sì. Ho scritto dei racconti brevi pubblicati in varie antologie scritte a più mani e, alcuni, sono stati premiati e, proprio nel  luglio scorso,  il mio racconto  ” Solo dieci passi ” ( edito nel novembre scorso nell’antologia Continuamente  Donna ) ha vinto il Trofeo Luigi Camilli al Premio Letterario nazionale Città di Sarzana.Sono felice di aver vinto questo premio con un racconto dedicato ad Hagere Kilani. Hagere aveva solo quattro anni nell’agosto del 2000 quando è stata abusata e barbaramente uccisa nel quartiere Parasio di Imperia.  Vincere questo premio con un racconto che ci parla di lei è stato un modo per non dimenticarla.

Rino: Quali sono, se ce le sono, le caratteristiche dei tuoi racconti?

“Alice”: Forse, la caratteristica principale, è che scrivo molti più monologhi che dialoghi.
Mi piace molto scrivere in prima persona e concentrarmi sui sentimenti e le varie emozioni che prova il personaggio che racconto. I flash dei monologhi e i cambi scena, secondo me, fanno sì che il lettore si senta dentro al romanzo e lo viva come se fosse una  fiction.  D’altra parte sono una discreta lettrice e mi annoio parecchio quando leggo dei romanzi troppo descrittivi e poco animati.

Rino: Bene. È lo spunto giusto per introdurre la tua attività teatrale.

“Alice: Il teatro. De Filippo diceva che il teatro non è altro che il disperato sforzo dell’uomo di dare un senso alla vita. Per me scrivere e portare in scena ciò che ho scritto lo è. Tempo fa ho fondato una compagnia teatrale che si chiama Luce dal Palco.  Amo il teatro e non mi piace solo recitare ma anche gestire, totalmente, lo spettacolo dalla sceneggiatura alla regia. Quando scriviamo diamo dei connotati ben precisi ai nostri personaggi e per me è davvero entusiasmante cercare degli attori che posseggono tali caratteristiche e plasmarne di nuove su di loro fino a farli diventare la “persona” che la mia mente e la mia penna hanno creato. Vedere le proprie parole di carta prendere vita attraverso voci e corpi  è una grande soddisfazione, credo, per qualsiasi scrittore. Per me che amo scrivere le sceneggiature e recitare, forse, lo è ancora di più .

Rino: Certo, Alice! Di Eduardo mi piace moltissimo la massima, davvero folgorante, che ” nel teatro si vive sul serio quello che gli altri recitano male nella vita”.
Senza nulla togliere alle tue altre qualità, sono rimasto incantato dalla tua  lettura di passi del romanzo scritto sa me e Daniele Cambiaso. Vuoi provare a dirci cos’è per te l’esperienza di recitare?

“Alice: Rino, grazie. Incantato è un complimento bellissimo che, non so se merito, ma tengo con me perché mi riempie di gioia, soprattutto, se detto da chi di teatro se ne intende.
In effetti credo che la recitazione o l’interpretazione sia  un’arte complessa e non saprei darne una definizione precisa ed esaustiva.  Ma credo che quasi tutti possano  distinguere una buona da una cattiva interpretazione o, addirittura, capire quando la recitazione diviene fasulla e poco veritiera. Ci sono attori che incantano  in un ruolo, attraverso un testo o uno spettacolo mentre altri, pur recitando le stesse parole, appaiono insipidi e monotoni. Forse perché non bastano le parole o la bellezza del testo in sé. I personaggi bisogna “sentirli ” e bisogna offrire a loro la possibilità di entrarci dentro. Io li vivo. Non mi limito a ripetere le parole del testo ma li porto con me per un po’. Mi chiedo cosa farebbero in ogni momento della mia vita reale, in questo modo, fantastico su di loro e incomincio a conoscerli. L’attore ha in fondo una grande responsabilità. Deve presentare un personaggio al mondo e ha pochissimo tempo a disposizione. Tramite la sua recitazione il pubblico amerà o meno il personaggio ed è proprio per questo che dovrà presentarlo nel modo migliore.Recitare per me è un grande regalo, soprattutto, se mi si offre la possibilità di donare me stessa ad una donna come Nora. Vorrei che tutti potessero conoscerla come l’ho conosciuta ed immaginata io perché, magari è differente da come l’ avete concepita voi autori, ma è meravigliosa.

Rino: Grazie del complimento, Alice, e della chiacchierata. Non mi rimane che chiederti: cosa bolle in pentola?

“Alice”: Dunque, in pentola bollono un po’ di cose. Ho due romanzi ai quali manca il finale, sto aspettando un momento di tranquillità per terminarli, poi un progetto di mostra fotografica itinerante con monologhi teatrali ai quali tengo molto e, infine,  mi piacerebbe portare nuovamente a teatro lo spettacolo teatrale di Nessuno mai potrà + udire la mia voce.
Devo dire che dopo aver conosciuto il duo Casazza/Cambiaso sono rimasta affascinata da questa sorta di scrittura a quattro mani e mi piacerebbe molto, nel caso trovassi un collega disposto a fare questa esperienza con me, provare. Sicuramente sarebbe una sfida interessante per la sottoscritta.

Rino Casazza

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Intervista a Elisabetta Miari, ovvero la bellezza del narrare breve

Intervista a Laura Veroni: ben oltre i confini di Varese

Intervista a  Maria Teresa Valle: una biologa in giallo

 

TUTTI I THRILLER DI RINO CASAZZA:

Chi è Rino Casazza

Rino Casazza è nato a Sarzana, in provincia di La Spezia, nel 1958. Dopo la laurea in Giurisprudenza a Pisa, si é trasferito in Lombardia. Attualmente risiede a Bergamo e lavora a Milano. E’ da sempre un appassionato (come lettore, prima che come autore) della letteratura "di genere" in tutte le sue sfaccettature: giallo-noir, horror, fantascienza ecc. ecc. Altra sua grande passione sono il cinema, come testimonial la tesi di laurea sulla censura cinematografica, e il teatro, frequentato non solo come spettatore ma anche, in gioventù, come praticante dilettante. Il suo primo testo "letterario" è infatti la trasposizione teatrale della novella di Buzzati "Iago", di cui nel 1985 ha osato una regia. Ha pubblicato diversi thriller, tra cui "La logica del Burattinaio", scritto con Daniele Cambiaso ed edito da Algama, ispirato al serial killer bambino William Vizzardelli. Specializzato sui romanzi apocrifi sugli investigatori più noti di sempre, il suo ultimo giallo è "Sherlock Holmes, Padre Brown e l'ombra di Dracula"

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