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Il vuoto dei Social

“A cosa servono i Social? Ad aprire tavole rotonde sul nucleare, sui referendum, sulle varie notizie d’attualità no di certo. Ormai i Like li ottieni solo con due foto di bambini, un paio di tette e un gatto scoglionato sul tavolo. I Like appartengono agli esibizionisti, ai complottisti, ai fini umoristi. Le discussioni impegnate non sono cose da social.”

L’avvento dei social ha creato dei mostri. Si aggirano in rete, aprono link e s’informano, poi diventano tuttologi del niente. S’indignano, fomentano rivoluzioni dietro l’anonimato, si schierano.Facebook e Twitter hanno insignito a milioni di nullità lauree ad honorem.

E così, dal niente, sono nati i movimenti contro i vaccini, la carne, l’immigrazione, la politica, la giustizia.
La cyber sommossa è diventata moda, i guru del qualunquismo hanno attirato interesse e stima.
Povia, cantante fallito, è diventato il rappresentante del complottismo interessato.
Ecco una bella canzoncina contro i negri, compra il mio disco a quindici euro e non ascoltare chi ti vuol dire cosa pensare.
Tipo Povia.
E’ inquietante. Il cantore dei piccioni, su Fb vanta 251.000 sostenitori. Francesco Guccini 147.000.
Sembra una cazzata e invece è un segnale inquietante di come stia cambiando il mondo.
Il dottor Burioni, un curriculum d’applauso, ribadisce l’importanza dei vaccini. Non a caso ma con i dati alla mano, le statistiche, gli studi.
Niente da fare. Si erge implacabile la barriera del sentito dire, del link che nessuno vorrebbe farti aprire.
Si schiera la marmaglia social anarchica.
“Mi ha detto un amico medico che i vaccini sono pericolosi”.
“Come si chiama il tuo amico?”
“Non posso dirlo. Ha paura di essere radiato per aver detto la verità.”
Si va avanti così. Mezze verità, mezze presunzioni.
Ci sono un sacco di amici che sanno ma non parlano. Non perché siano codardi, sia chiaro, ma perché “Ehi, la barca affonda, ma mica è colpa mia.”
Ci sono un sacco di mercenari che speculano sui sentimenti e sulla paura.
Ci sono dati inoppugnabili, articoli in inglese (e se sono in inglese, come ben sappiamo, diventano scientificamente attendibili), altolocate voci di corridoio…
Ci sono quasi due milioni di sostenitori di Salvini, il più grande illusionista del nostro tempo.
Un ragazzo milanese uccide i genitori, un commerciante laziale spara la moglie, una minorenne rumena ammazza una coetanea su un autobus.
Indovina la carta. Cerca la donna.
E’ il nuovo trend. Il bisogno di approvazione, di rivalsa, di voti.
E in tutto questa giostra spuntano impetuosi i vegani, gli eredi degli innocenti vegetariani.
Trascinati dal “vuoto delle religioni orientali” e dal “Potere dei più buoni” (ma non dall’amore per un piccione, che è troppo commerciale) dilaga sempre più il nazismo light di chi abusa dei termini.
Così si diventa ASSASSINI quando si mangia un coniglio.
I social hanno ridimensionato le parole, dato loro significati alternativi.
Hanno tirato fuori il peggio delle persone. Hanno alimentato la voglia di essere diversi.
Non necessariamente migliori, ma diversi.
Si è finiti nell’assoluta ipocrisia.
Le stesse persone che incitano all’odio verso un ragazzo di colore scappato dalla guerra difendono a spada tratta una vacca pronta a diventare una succulenta fiorentina.
Del resto uomini e animali sono la stessa cosa!
Però la vacca non necessita di 38 euro al giorno e di connessione internet.
Abbiamo sempre più bisogno di un maiale che ci governi, pare.
Ma la domanda sorge spontanea: a cosa servono i social?
Già. A cosa servono?
Ad aprire tavole rotonde sul nucleare, sui referendum, sulle varie notizie d’attualità no di certo.
Ormai i Like li ottieni solo con due foto di bambini, un paio di tette e un gatto scoglionato sul tavolo.
I Like appartengono agli esibizionisti, ai complottisti, ai fini umoristi.
Le discussioni impegnate non sono cose da social.
Lì vegeta solo il nulla approssimativo, il qualunquismo, il gossip.
Ma, purtroppo, è dentro quel calderone di stronzate che si abbevera il mondo.
E un giorno, forse, ne finiremo tutti avvelenati.

 

Alex Rebatto

Chi è Alex Rebatto

Alex Rebatto, classe 1979. Ha collaborato nei limiti della legalità con Renato Vallanzasca ed è stato coautore del romanzo biografico “Francis”, sulle gesta del boss della malavita Francis Turatello (Milieu editore), giunto alla quarta ristampa. Ha pubblicato il romanzo “Nonostante Tutto” che ha scalato per mesi le classifiche Amazon. Per Algama ha pubblicato il noir "2084- Qualcosa in cui credere"

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