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Vittorio Sgarbi cittadino onorario del paese delle… capre a 4 zampe?

Sul palcoscenico dell’Anfiteatro privato della storica Villa ex Magni Rizzoli a Canzo, all’ombra delle montagne del triangolo lariano illuminate dalle stelle, l’altra sera è andato in scena un inedito e meraviglioso concerto di parole diretto, come al solito, dal Maestro VittorioSgarbi.L’inimitabile critico ha saputo percepire dalle opere di Michelangelo l’emanazione delle note musicali che, sapientemente riscritte, reinterpretate e tradotte in accordi hanno consentito a Vìttorio Sgarbi comporre uno spartito d’orchestra d’archi, violini e flauti intervallati dal suono roboante di tamburi. Col fare dell’alchimista, e la delicatezza che lui riserva solo all’arte, ha infatti presentato le maggiori opere del Michelangelo scultore, pittore, architetto e poeta raccontandolo con una decisa armonia di parole che ha fatto rivivere per oltre due ore le emozioni dell’arte del Buonarroti. Il pubblico che affollava lo storico Giardino della residenza estiva della famiglia Magni Rizzoli è rimasto incantato dal suono delle opere che, proiettate su di un maxi schermo,  sono state raccontate e commentate da Vittorio Sgarbi, il quale ha concentrato la sua attenzione sulla scultura del David, la Pietà Vaticana, Mose’, il Giudizio Universale, le Volte della Cappella Sistina ponendo l’attenzione alla Creazionedi Adamo. Il professore è stato geniale nel raccontare con ammirevole competenza e loquacità le pagine di storia della scultura, dell’architettura e della pittura che Michelangelo ci ha donato. Vittorio Sgarbi ha tenuto inchiodato per tutto il tempo del suo singolare ‘spettacolo culturale’ il numeroso pubblico accorso per applaudirlo. C’è da sottolineare che se l’eloquio di Sgarbi non ha avuto alcun cedimento, con rammarico, si può dire che lo stesso non è avvenuto per il suo corpo. Si è presentato sul palco con un invasivo tutore al braccio destro, forse esito di una brutta caduta, e, vedendolo salire e scendere più volte le scale per esigenze di copione, si notava la sua palese sofferenza fisica nei movimenti che, tuttavia, non ha fatto pesare al suo pubblico. I momenti in cui Sgarbi lasciava il palco, mentre Tommaso Arosio lanciava sul maxischermo la proiezione di immagini e opere del protagonistadel Rinascimento Italiano, il maestro Valentino Corvino con il suono del suo violino, deliziava il pubblico con brani inediti da lui composti. Una serata di vera cultura che Vittorio Sgarbi è riuscito a non rendere noiosa, ma ricca di spunti interessanti e magari oggetto di duri confronti critici. Uno per tutti: Sgarbi ha sostenuto la ‘contestualizzazione’ dell’evoluzione della tecnica scultorea tra il David di Michelangelo e i Bronzi di Riace del V° Secolo a.c. Ma non erano previsti confronti o scontri con uno Sgarbi che avrebbe, certamente, definito Capra colui che avrebbe osato fargli notare la sua forzatura. E se, proprio a  Canzo, Sgarbi avesse fatto ricorso alla sua “capra, capra, capra”… si sarebbe certo guadagnato la cittadinanza onoraria dal vicino Comune di Caslino d’Erba. Il piccolo comune, conosciuto come capitale delle capre, per i suoi allevamenti, di quelle vere. A settembre, come tutti gli anni, sarà celebrata la festa degli ovini a quattro zampe, che fanno di Caslino d’Erba uno dei luoghi d’eccellenza europea per la qualità e la bontà dei prodotti caprini. Chissà se Vittorio Sgarbi sarà celebrato come cittadino onorario… Una serata culturale del Triangolo Lariano, dunque, che per eleganza e livello qualitativo, restituisce un attimo di meritata notorietà al Comune di Canzo. Un evento, va detto, ben riuscito che porta la firma dell’Associazione locale “Non Solo Turismo”, presieduta dall’inarrestabile Oscar Masciadri che ha presentato la serata.
Ettore Politi

 

Chi è Ettore Politi

Ettore Politi, è un esperto giornalista professionista. Ma quando qualcuno gli chiede che lavoro faccia, lui, spesso, con profonda convinzione, risponde: "cronista della vita". In effetti chi lo conosce davvero sa che è molto di più che un giornalista: è un investigatore dell'animo umano, della quotidianità, dei sentimenti più noti e di quelli più oscuri, che sono parte integrante della conoscenza dell'uomo. Che altro mestiere poteva scegliere per portare avanti la sua inconsapevole mission se non quello di giornalista? Ha iniziato in Sicilia con la criminalità locale, è cresciuto sotto la scuola del suo primo grande direttore Pippo Fava, poi ammazzato dalla mafia, e ha completato il cursus honorum con il giornalismo di cronaca e politica sociale (al Giorno, all'Ansa, alla direzione di giornali di grandi gruppi editoriali, nella pubblica amministrazione, come Ghost writer, spin doctor, political consultant e...) all'ombra della Madonnina e del Pirellone.

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