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Spettatori negli abissi a parlare coi defunti dimenticati

Tra il 29 giugno ed il 2 luglio alla Scuola Civica del Cinema di Milano Luchino Visconti anche quest’anno ha presentato al pubblico il progetto di fine anno realizzato in maniera parallela e in collaborazione tra tutti gli indirizzi di studio dell’Istituto. Dalla ricerca storica e iconografica, alla sceneggiatura, alla regia, all’interpretazione, alla ripresa audio e video e ai sistemi interattivi, un complesso organismo di collaborazioni ha deciso di portare gli spettatori al di là della vita e del tempo e in fondo al mare.

Un secolo di Abissi ci riporta al tempo della Principessa Mafalda, il più grande transatlantico costruito in Italia, inabissatosi il 17 ottobre 1927 e di cui la tragedia è stata minimizzata dal regime fascista, al potere in quel tempo, che impose ai media italiani di minimizzare sull’accaduto.

Grazie a “Un secolo di abissi”si ha la possibilità di capire e conoscere un’altra storia, solo però, se si è disposti a parlare intimamente con persone, vittime del naufragio, che ancora oggi, continuano a raccontare sussurrando nelle orecchie degli spettatori la loro storia. Storie sepolte dal più importante evento del tempo: l’anniversario della Marcia su Roma.

Si deve entrare allora nel buio, mettersi faccia a faccia con apparizioni di persone che si sino imbarcate sulla Principessa Mafalda e non hanno mai più toccato terra.

I sistemi interattivi e multimediali gestiscono le sottili figure parlanti, che si presentano come fantasmi, le quali, a seconda delle presenza di pubblico e delle loro posizioni nella prima sala del percorso, compaiono e si animano.

Passando poi tra gli oblò nella passerella che costituisce il secondo spazio, si possono percepire, come se si fosse dentro la nave in disgrazia, le oscillazioni della stessa.

Dalle finestre tonde si scorge, da un lato il fondo del mare, e d’all’altro il cielo.

Arrivati poi, sempre camminando nel buio più nero, alla terza e ultima sala, si intuisce immediatamente che i grandi cuscini a terra servono per accomodarsi a guardare verso l’alto.

La tecnologia e la qualità dei proiettori incuriosiscono il pubblico, che si accorge di non essere lì per godere di un rilassante panorama di un cielo terso che gioca creando forme con le nuvole, ma si ritrova in fondo al mare.
La qualità del video unito alla forza dell’audio, nello spazio della sala che pare profonda, trasmette un senso di soffocamento e profondo disagio, accompagnato dalla curiosità di “vedere da sotto”, senza essere in logico pericolo, cosa succede.

Superstiti che nuotano soli e incerti, altri che trascinano corpi forse senza vita, mentre alcuni arrancano e vengono sopraffati dal colore dell’acqua che da blu e azzurro diventa rosso fuoco e sangue.

Si sente un esplosione e le uniche luci, sono quelle dei fari dei soccorsi che si muovono incessantemente da destra a sinistra e viceversa. Un’elica di una nave, probabilmente arrivata in aiuto, purtroppo si confonde con l’elica di un improbabile elicottero. Ma il senso di angoscia non è molto razionale e tutto lo alimenta.

Non è possibile, al contempo, ignorare il riferimento chiaro alle tragedie del mare di oggi, che di morti ne fanno a migliaia e che fanno guardare le persone dal fondo del mare la luce, che sanno di non poter raggiungere, e che sanno che li, in fondo, saranno dimenticati.

La riscoperta della memoria perduta dei più di 314 morti a novant’anni dal più grande disastro navale del nostro paese è avvenuta grazie alla testimonianza del Capitano Simone Gulì e del pasticcere Ruggero Bauli, ma sopratutto di persone comuni e povere che al tempo avevano deciso di cercar fortuna in terra straniera, imbarcandosi su un lussuoso piroscafo dotato di corrente elettrica e di telegrafo, installato nel viaggio inaugurale da Guglielmo Marconi.

In questa riscoperta i professori Marco Pucci e Alexandre Castilla Cayuela (autori della ricerca tecnica e tutor multimedia del progetto) aiutano, sopratutto i neofiti delle installazioni multimediali interattive, a muoversi a capire questa arte che dallo storico Studio Azzurro ad oggi non ha mai smesso di crescere ed affermarsi, anche grazie a professionisti come loro.

Appuntamento alla Scuola Civica del Cinema di Milano per il  prossimo evento multimediale.

Chi è Ilaria Beretta

Ilaria Beretta è considerata una delle artiste internazionali testimone del nuovo processo di evoluzione artistico-culturale. Arricchiscono la sua formazione il voluminoso e significativo bagaglio culturale maturato con I più importanti artisti e intellettuali, grazie ai quali oggi si scrivono le storiche moderne pagine dell'arte mondiale dell'ultimo secolo: Antonio Caronia, Paolo Gallerani, Eleonora Fiorani, Giulio Calegari. Artista impegnata nel comunicare l'arte attraverso l'arte. Scultrice di origine e fondamento, che si esprime attraverso diversi linguaggi dal disegno alla pittura, dalla scrittura ai new media art. Con un percorso culturale e professionale che inizia con laurea e lode all'Accademia di Belle Arti di Brera, col Master Internazionale in New Media Art Design e con mostre di interesse mondiale: Museo della Permanente di Milano, Space Beaurepaire Place de la République Parigi, Triennale di Milano, Spazio Oberdan Milano, Arsella - Parco artistico in Val di Sella Valsugana Trento e tanto altro! Oggi Ilaria Beretta presta al Fronte del Blog la sua professionalità contribuendo, assieme ai suoi collaboratori, nel fornire informazioni d'arte e testi critici di alto profilo.

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