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Uno sguardo dentro la palla di vetro: “Storia di mio cugino”

Domani ci saranno le elezioni, ma io non voterò, anche se so cosa capita agli astensionisti.

Credevo fossero dicerie, finché sei mesi fa mio cugino, per disattenzione, non ha votato.

Prima , ritenevo che la partecipazione in massa alle elezioni non dipendesse dalle presunte conseguenze dell` astensione, ma dalla facilità del voto.

Perché non votare, se si può farlo senza sforzo e col minimo dispendio di tempo?

Nelle elezioni piuttosto che l’affluenza vicina al 100% mi stupiva un’altra cosa : la mancanza di schede bianche.

Si dice che il sistema è così trasparente e democratico che in lizza ci sono solo le liste volute dai cittadini . Che poi le votano, ovviamente.

Vero, pensavo, ma possibile non ci sia neppure una mosca bianca apartitica??

É, o meglio era, un discorso accademico.

Le elezioni le ha sempre vinte “La buona alleanza della rete”. Un successo meritato, visto che proprio questo partito ha fortemente voluto la nuova legge elettorale. Anche io ho sempre votato “La buona alleanza della rete” , e pure mio cugino.

Come la stragrande maggioranza degli elettori, non ho mai dubitato che solo il nuovo sistema garantisse la democrazia diretta, in cui “uno conta uno”.

Mio cugino era entusiasta del “principio di massima rotazione”, io un po’ meno.

Naturalmente ero favorevole, come tutti, a un più rapido ricambio della classe politica. Il Grande default è figlio della drammatica inettitudine di un Parlamento rimasto in mano ai soliti noti per troppo tempo. Però rinnovare l`assemblea legislativa ogni sei mesi, con divieto tassativo di secondo mandato, mi sembrava eccessivo.

-Ti rendi conto che solo liberandoci dei politici mestieranti abbiamo evitato l`apocalisse ?- mi ha sempre rimproverato mio cugino, l’ingegnere idealista.

Mai l’ho sentito lamentarsi del “calmiere degli stipendi”, che lo costringeva a guadagnare poco più di un operaio. Io, avvocato, mugugnavo del “calmiere delle parcelle” , anche se riconoscevo che la disastrosa crisi seguita al Grande default non lasciava scelta.

Diversità di reddito non erano più concepibili. Troppa parte della popolazione  era ridotta in miseria.
Che sarebbe accaduto senza l’introduzione della “pensione di sussistenza” ? La moneta crollata, il bilancio dello Stato in profondo rosso… Era indispensabile fornire a tutti i mezzi per sopravvivere. Per farlo, la strada era obbligata: livellare i redditi, togliendo il superfluo a chi, come me e mio cugino, guadagnava più della media.

Ineludibile anche la drastica riduzione dei consumi termoelettrici e lo sviluppo delle energie alternative e rinnovabili. Non l’avessimo fatto, la dipendenza energetica dall’estero ci avrebbe strangolato.

Tutto questo ha procurato, e continua a procurare, disagi non indifferenti (più della metà delle abitazioni sono prive di riscaldamento adeguato e l’illuminazione, assente di notte, di giorno va e viene di continuo) ma non è venuto meno l’entusiasmo di avviare un processo di cui, lo sapevamo, avrebbero usufruito le prossime generazioni.

Approvavamo incondizionatamente l’autocensura degli organi di informazione sullo stato di povertà diffuso: la situazione era nota a tutti, perché le testate giornalistiche on line e i due canali televisivi a diffusione via rete avrebbero dovuto sottolinearla?

Approvavamo anche, sebbene il sacrificio fosse doloroso, l’isolamento dei punti di accesso nazionali ad internet, la cosiddetta “autarchia di rete” : perché mantenere contatti col resto del mondo, se fuori dal Paese tutti stavano sputando sulla nostra innovativa esperienza di cambiamento?

Il governo non poteva permettere che, dopo l’enorme sforzo finanziario per dotare ciascuna casa di un computer con connessione a prezzo politico ( e obbligo di restituire tutti gli apparecchi televisivi: finalmente basta con questo strumento del passato!) la propaganda straniera ci screditasse diffondendo false notizie.

Eh, che persona speciale mio cugino!

Ha accettato senza batter ciglio il trasferimento da un’azienda automobilistica ad una di biciclette con pedalata assistita.

Della “Grande riconversione della mobilità” era letteralmente fanatico. Girare in bicicletta con motore alimentato a litio, il solo mezzo di locomozione privato rimasto, gli è sempre piaciuto.

Anche a me, devo dire, sebbene come molti mi si sia sempre lagnato del mancato rinnovo dei modelli. Lui no, diceva anzi che la pedalata assistita andava eliminata, per tornare alla purezza della bici a propulsione umana…

E come se la rideva di quelli che raccontavano, nell’incredulità generale, di aver visto elicotteri in cielo.
-I nuovi avvistatori di UFO!- diceva.

In effetti era inconcepibile che ci fossero ancora aeromobili in giro. Avrebbe voluto dire che erano sopravvissute, o peggio ancora si erano riformate, le caste che la rivoluzione copernicana della rappresentanza era riuscita a spazzar via.

Mio cugino detestava le ciance dei soliti “economisti della domenica”, come li chiamava, che si domandavano nelle tasche di chi finisse la ricchezza del sistema industriale e bancario del Paese, in grado di produrre introiti enormi malgrado la pesante ristrutturazione e riconversione necessaria per salvarlo in extremis.

-Conti della serva!- si ribellava. Era chiaro che i capitali necessari per tenerlo in piedi venissero, e non poteva essere altrimenti, dallo Stato che, libero da vincoli di appartenenza agli organismi sovranazionali, poteva attuare un’oculata politica di spesa pubblica.

Vero che i dettagli non erano conosciuti al pubblico, ma lamentarsene significava non aver compreso l’essenza del nuovo sistema della rappresentanza.

Poiché la classe politico-parlamentare veniva selezionata con un metodo partecipativo e democratico, e per di più con un ricambio velocissimo, veniva meno l’esigenza di un controllo sull’attività governativa. Se i governanti sono genuina espressione dei governati, c’è la garanzia che lo stato persegua l’interesse di tutti.

-Peccato- commentava mio cugino -non esser riusciti a debellare le “chiacchiere da bar”… Era la volta buona che il popolo facesse il popolo, occupandosi di lavorare e vivere serenamente la propria vita, e il governo facesse il governo, occupandosi di ben amministrare la cosa pubblica…-

Una volta un amico comune ha provato a spiazzarlo.
– Chissà perché sugli eletti al Parlamento nella nostra circoscrizione sono disponibili dati personali e curriculum sulla rete intranazionale, ma nessuno è mai riuscito a conoscerne uno di persona…E come mai non esistono riprese video dell’attività legislativa ?-
-Bravo!- ha risposto il cugino – Volevi che i lavori parlamentari fossero uno show d’avanspettacolo come prima del Grande default? Una noia mortale, sono, per fortuna! I deputati si occupano seriamente di problemi seri!-
-Non hai risposto alla prima domanda- ha insistito il rompiscatole.
-La nostra circoscrizione non è un villaggio in cui tutti conoscono tutti!- gli ha chiuso la bocca il cugino.

Il sistema elettorale è di una linearità incontestabile. A me è sempre sembrato persino bello…
Innanzitutto, niente burocrazia. Tutte le formalità sono espletabili on line dai computers casalinghi.Presentare liste è aperto a tutti, ma queste non possono superare le cinquanta. Un numero congruo che, d’altra parte, impedisce l` eccesso di frammentazione.

In caso di surplus, decide il programma “Casa di vetro” ( nome del sofisticato software che gestisce l’intero meccanismo) sulla base della priorità calcolata al diecimilionesimo di secondo, fatta salva la riserva per le liste classificatesi prima, seconda e terza alla precedente elezione.

Finora non c’è mai stata necessità di spareggio automatico. Si sono presentate solo tre liste: “La buona alleanza della rete”, “Viva la Patria” ed “Ecopolitica solidale”.

La prima ha ottenuto sempre la maggioranza. Le altre due si sono spartite equamente il resto dei voti.

Le elezioni si tengono nel mese che precede la scadenza della legislatura.

La campagna elettorale si svolge sulla rete intranazionale. Non è consentita propaganda televisiva né dal vivo. Il sistema rimarrà benemerito per averci liberato da spot, talk-show e appelli in video di faccioni lucidi di cerone, come da adunate in cui una massa di pecoroni pende dalle labbra di un capopopolo.

Perché mantenere in vita forme manipolatorie di propaganda, disponendo di un’arena pulita e aperta a tutti come la rete?

La campagna elettorale finisce alle 12 del 30° giorno. Dalle 12 alle 22 si può votare dal computer casalingo. Basta digitare le proprie preferenze su una “maschera” elettronica, che trasmette in tempo reale i dati al computer centrale. Alle 22.15 sono già noti i risultati.

Il programma “Casa di vetro” è a prova di bomba da attacchi esterni. L’esito delle elezioni è la miglior prova che qualsiasi tentativo di broglio telematico, ammesso ce ne siano stati, é sempre fallito. Altrimenti non avrebbe vinto ogni volta, “per la contradizion che nol consente”, il partito che vuole la democrazia diretta attraverso il libero e capillare accesso in rete.

Poi, mio cugino s’è scordato di votare. Per beffa della sorte, a tradirlo è stata la passione per bicicletta assistita.

Il giorno del voto, sei mesi fa, era l’ultimo di giugno, come oggi è quello di San Silvestro.
Fin dal mattino aveva fatto un gran caldo, così il cugino ha deciso di ricercare un po` di fresco nelle campagne attorno al fiume, la zona in cui mi trovo io adesso.

La gita in campagna con la bicicletta è un passatempo popolare. Oggi usare la bici è ancor più necessario perché i (pochi) tram a motore elettrico fanno servizio solo nelle fasce orarie lavorative e in tratte cittadine.

Troppo lontano sulle due ruote non si può andare per la limitata autonomia delle batterie. A meno di avere una buona gamba, come mio cugino. E anche gomme da fuori strada. Benché costosissime, lui era riuscito a procurarsele mettendo pian piano i soldi da parte. Da quando i collegamenti tra i centri abitati avvengono solo per via ferroviaria, tutta la viabilità extracittadina, in abbandono, è impervia e dissestata.

D’altro canto, la rete garantisce efficienti e rapidissimi scambi d’informazioni, e la necessità di spostarsi dal luogo di residenza ha perso importanza.

Il tuffo nella natura ha fatto perdere a mio cugino la cognizione del tempo. Quante volte gli ho detto di smetterla con quei vagabondaggi sui pedali! Niente da fare: per nulla al mondo avrebbe rinunciato all’ aria della campagna, finalmente pura dopo decenni di inquinamento selvaggio. E sbeffeggiava i soliti visionari che sostenevano d’aver scorto nauseabonde schiume nella corrente o minacciose nuvole di smog sopra i boschi.

– Saranno le scorie- se la rideva -di tutti questi elicotteri che svolazzano!-

Insomma, lo scorso 30 giugno mio cugino si è attardato, e a nulla è servito tornare indietro a scapicollo: è arrivato a casa dopo le 22.

Non potete immaginare il dispiacere di un sostenitore convinto del nuovo corso come lui.
Quella sera stessa, subito dopo la comunicazione dei risultati (affluenza: 99, 95 %; B.A.R. 57,5%; V.P. 21,2;%; E.S. 21,3%) ha scritto al Portavoce “pro tempore” de La buona alleanza della rete una email di scuse.

Si aspettava di vederla pubblicata sul blog del movimento, “WWW.Prendiamolingiustizianellarete.it”. Invece no: del mea culpa nessuna traccia sul web.E non una parola di risposta da parte del Portavoce.

Inguaribilmente ottimista, mio cugino se n’è fatta una ragione. Perché avrebbe dovuto trovare risalto l’astensione di un elettore, che, per quanto rara nel nuovo sistema, è del tutto fisiologica in democrazia?

Poi il suo capo l’ha convocato per comunicargli il trasferimento.
Ricordo ancora con quanta pacatezza me l`ha riferito, nonostante il dispiacere.
-Piano di rotazione dei quadri aziendali?? Sicuro non sia un pretesto?-
Non l`avessi mai detto. È venuto fuori tutto il suo integralismo.

-Ma che dici? È giustissimo che non solo i politici ma anche chi ricopre incarichi aziendali non rimanga incollato alla poltrona!-
-Ma tu sei un progettista di valore, e ti mettono a dirigere il reparto che fabbrica i cerchioni! Per di più in uno stabilimento dall’altra parte della città!-
-E con ciò? Basta considerare il posto di lavoro un proprietà! Quanto al tragitto allungato, cosa vuoi che sia!-

A mio cugino non è passato per la testa di collegare il trasferimento all’ infortunio dell’astensione elettorale. Eppure di questa famigerata “manager rotation” non si era mai sentito. Glielo avessi fatto notare, si sarebbe mostrato orgoglioso di tenere a battesimo un’avanzata formula organizzativa…

Poi c’è stato il guasto alla bicicletta.
E’ stato duro da digerire per lui, ma neppure stavolta ha voluto prendere in considerazione che il motore del suo velocipede avesse subito un sabotaggio. Non potendo permettersi la riparazione, s’è accontentato di spingere la bici solo coi muscoli, trovando addirittura modo di sostenere che era un vantaggio.

Poi, è sparita la bicicletta.
Nella situazione del Paese, caratterizzata da risorse scarse distribuite equamente, i furti sono un controsenso. Mio cugino l’ha presa male per l’ottusità del ladro più che per la perdita subita.
Confidava che la Polizia avrebbe scoperto il colpevole e recuperato la refurtiva in poco tempo: in un gregge di pecore bianche le nere sono facilmente individuabili. Lo speravo pure io, malgrado un brutto presentimento. Faceva pena vederlo andare avanti e indietro sugli stipati e lentissimi tram elettrici.

Ci siamo sentiti dopo una ventina di giorni, ed era fuori dalla grazia di Dio.
-Alla Polizia sono un branco di incompetenti! Mettono addirittura in dubbio che il furto sia avvenuto! Ecché, gli ho detto, me la sono rubata da solo, la bicicletta? “E’ un’ipotesi al vaglio investigativo” la risposta…-

Ho sentito un brivido lungo la schiena. Le leggende metropolitane sugli astensionisti parlavano di progressivo discredito personale… Ho scacciato con orrore il pensiero.

Mio cugino è andato avanti come un fiume in piena.
-”Ci risulta che lei non abbia votato alle ultime elezioni…” ha aggiunto il funzionario. “Cosa c’entra??” gli ho risposto ” Eppoi è stato un contrattempo, ho anche scritto una email di scuse al Portavoce del mio partito!” “Non ci risulta… Sappiamo invece che sul lavoro lei è stato trasferito per motivi disciplinari”. “Che cavolo dice? È un normale spostamento nell’ambito del programma di manager rotation!” “La racconti a un altro! Ci risulta che l’abbiano “degradata” per punizione, sbattendola a dirigere un reparto dove anche un diplomato sarebbe di troppo!” A questo punto non ci ho visto più. Me ne sono andato mandandolo a quel paese. Voglio denunciare l’episodio! Non possiamo permettere che isolate mele marce rovinino la reputazione del nuovo corso!-

Purtroppo, le sue email di protesta hanno fatto la fine della prima: disperse senza tracce nella rete. Mio cugino ha provato a contattare telefonicamente la segreteria del Portavoce B.A.R, e le redazioni dei giornali on line e delle streaming- tv. Si sa che le comunicazioni cellulari, cadute in disuso a favore di quelle audio/video via internet, funzionano malissimo, ma possibile che mio cugino, pur provandoci insistentemente, non sia riuscito a prendere la linea una sola volta?

Sono stato io a intercettare la prima email contro di lui, in un forum sull’organizzazione d’impresa.
Un tizio insinuava che un nostalgico della società pre Grande default, progettista in un’azienda cittadina, aveva simulato il furto della bicicletta per gettare discredito sulla Polizia.
Poi, è stato un vero diluvio. Le denunce hanno invaso la rete, diventando sempre più dirette e circostanziate. Questa marea montante di calunnie ha attribuito a mio cugino nefandezze di ogni tipo.

Hanno tirato fuori che in azienda si dedicava a indottrinare i subalterni contro il nuovo corso, da qui il trasferimento punitivo; che le gite in bicicletta in campagna erano un pretesto per ricercare, se del caso fabbricandole, prove dell’inquinamento ancora in atto; che aveva il vizio della pornografia e partecipava a un giro clandestino di fotografie hard; che, non accontentandosi dello stipendio calmierato, rubava nei supermercati; ecc ecc.

Qualsiasi smentita provasse ad inviare, non compariva mai.

Il messaggio che alla fine è passato era: costui è un dissidente politico e, per ciò stesso, un poco di buono, solo i poco di buono sono dissidenti politici.

Pian piano mio cugino ha subito un’emarginazione “de facto” peggiore di qualsiasi misura repressiva. Avere rapporti con lui, è diventato compromettente per chiunque.
Anch’io ho dovuto diradare i contatti, altrimenti la nostra parentela rischiava di nuocermi in modo irreparabile .

La cosa inquietante è che ci si è accaniti contro di lui non perché rappresentasse un pericolo (figuriamoci!) ma a scopo profilattico. Gli astensionisti, pur innocui, vengono colpiti perché domani potrebbero diventare oppositori.

Mio cugino non meritava che la nuova democrazia della rete, da lui accolta con entusiasmo e sempre difesa a spada tratta, gli si ritorcesse contro.
E non ha neanche potuto lottare, perché solo attraverso la rete e nella rete ci si può difendere, ma se la rete ti si rivolta contro, sei finito. Nessuno di noi è veramente quello che è, ma solo ciò che la rete vuole.

Ho visto mio cugino languire giorno dopo giorno. Gli ultimi mesi sono stati un’agonia. Dopo avergli fatto terra bruciata intorno, hanno cominciato a colpirlo l’unica cosa che gli era rimasta: il lavoro. Da capo reparto, in una avvilente discesa agli inferi, l`hanno retrocesso sino a semplice operaio. Lui, un brillante ingegnere.

Non ho potuto sopportarlo. L’ingiustizia è troppo grande.

Da una settimana ho ripreso contatto, di nascosto o almeno così spero, con lui. Ci siamo aperti gli occhi a vicenda. Abbiamo convenuto che non c’era tempo da perdere: il processo di ghettizzazione si concluderà con la sua scomparsa. Da un po’ di tempo del suo caso si parla sempre meno in rete. Quando non se ne parlerà più, sarà pronto per sparire, come un file cestinato.

Ho rubato per lui ( di persona non gli sarebbe stato possibile) una bici, così ha potuto allontanarsi nelle terre di nessuno oltre il raggio d’azione dei mezzi di trasporto. L’accordo era che l’avrei raggiunto lì. Ci daremo alla macchia nell’incertezza totale del futuro, con la speranza d’incontrare altri reietti con cui formare una resistenza.

Anche se a rischio dell’oblio, riavremo almeno la nostra libertà.

Sto scrivendo queste righe sulla riva del fiume. Prima di risalire in bicicletta infilerò il foglio in una bottiglia e la getterò in acqua.

Affido il mio messaggio a questo mezzo rudimentale di comunicazione perché solo così può raggiungere e smuovere qualche coscienza libera.

Prego Iddio che il suo viaggio nella corrente non s’incagli in rifiuti innominabili o altre disgustose scorie.

O, Dio non voglia!, sia intercettato da un elicottero vagante.

Rino Casazza

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Chi è Rino Casazza

Rino Casazza è nato a Sarzana, in provincia di La Spezia, nel 1958. Dopo la laurea in Giurisprudenza a Pisa, si é trasferito in Lombardia. Attualmente risiede a Bergamo e lavora a Milano. E’ da sempre un appassionato (come lettore, prima che come autore) della letteratura "di genere" in tutte le sue sfaccettature: giallo-noir, horror, fantascienza ecc. ecc. Altra sua grande passione sono il cinema, come testimonial la tesi di laurea sulla censura cinematografica, e il teatro, frequentato non solo come spettatore ma anche, in gioventù, come praticante dilettante. Il suo primo testo "letterario" è infatti la trasposizione teatrale della novella di Buzzati "Iago", di cui nel 1985 ha osato una regia. Oltre a numerosi romanzi brevi (tra cui quelli che hanno come protagonista il prete detective Don Patrizio Bruni) e racconti su pubblicazioni, riviste e collane varie, ha pubblicato cinque romanzi, tra cui, lo scorso giugno, il giallo Bergamo sottosopra, 0111 Edizioni. E a luglio il thriller, scritto con Daniele Cambiaso "La logica del Burattinaio", edito da Algama e ispirato al serial killer bambino William Vizzardelli

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