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Da Don Patrizio Bruni a Padre Brown, ovvero dall’imitazione all’originale


20170208_144004Ho incontrato Padre Brown  grazie ai telefilm della RAI (allora si chiamavano sceneggiati) che lo portarono alla ribalta  all’inizio degli anni 70.

La trasposizione delle avventure del prete detective per il piccolo schermo, pur rispettando le brillanti trame poliziesche di Chesterton, e azzeccando la scelta dei protagonisti  ( Renato Rascel aveva un fisique du role perfetto per Padre Brown,  e Arnoldo Foa si calava con bravura nei panni di Flambeau, l’ex ladro internazionale redento ) aveva un taglio molto italiano, sin nella sigla iniziale, che proponeva una  scena di vita parrocchiale tipica delle nostre parti, con Rascel che sgambetta in tonaca facendo l’arbitro della classica partitella nel campetto dell’Oratorio, e finisce per partecipare al gioco, che diventa così a tutti gli effetti alla “viva il parroco”.

Bisogna dire che aveva fatto da  apripista alla serie di Padre Brown un’altra  molto popolare, questa sì tutta nostrana, andata in onda a cavallo tra la fine degli anni sessanta e l’inizio dei settanta: “I ragazzi di Padre Tobia”.

Queste “fiction”( si direbbe oggi…), che vedevano come protagonista il bravissimo Silvano Tranquilli, venivano trasmesse dalla TV per ragazzi, mentre quelle di Padre Brown erano rivole agli adulti , ma i “gialli ” in cui  Padre Tobia e i ragazzi della sua parrocchia  venivano coinvolti hanno fatto apprezzare la suggestione  di un pastore d’anime in veste d’investigatore.

Per quanto mi riguarda, gli sceneggiati di Padre Brown mi hanno indirizzato alla lettura dei racconti che Chesterton dedica al piccolo (fisicamente,  non certo come statura intellettuale) prete dell’Essex. Una scoperta davvero folgorante: lo scrittore londinese, col suo particolare stile elaborato e pieno d’ironia, riesce a costruire trame che per ambientazione ed ingegnosità non hanno nulla da invidiare alla migliore Agatha Christie, che peraltro verrà dopo.

Dopo Padre Brown,  nella storia del  mistery, vengono tutti, a parte Auguste Dupin e Sherlock Holmes.

Il personaggio di Chesterton anticipa un elemento che assumerà sempre maggiore importanza nella letteratura poliziesca,  sino a diventare centrale nelle storie del personaggio  che a buon diritto viene considerato il vertice di questo genere letterario: il Commissario Maigret.

Sto parlando della c.d. “detection psicologica”, in cui  l’investigatore esplora l’animo delle persone coinvolte nel crimine  piuttosto che le prove materiali.

Chi meglio di un sacerdote cattolico, quotidianamente alle prese coi segreti del  confessionale, può esercitare quest’arte?

Padre Brown più di una volta ammonisce che i riscontri cosiddetti obiettivi in un’indagine sono manipolabili ad arte dagli uomini, che possono essere profondamente buoni ma anche profondamente perversi.

Il personaggio  chestertoniano è anche, per molti aspetti, un “tenente Colombo” rinforzato , unendo all’aria dimessa e distratta il fatto che non è nemmeno un poliziotto, inducendo così i criminali a commettere l’errore di sottovalutarlo.

L’ammirazione per Padre Brown ha covato a lungo dentro di me, sino ad ispirarmi un ciclo di racconti  gialli, ambientati in Italia, con al centro un sacerdote nostro connazionale, riecheggiante il personaggio di Chesterton anche nel nome: Don Patrizio Bruni.

Mi attirava far muovere il mio Padre Brown in un contesto molto diverso da quello in cui opera l’originale: in Italia l’alta visibilità di un sacerdote cattolico, snobbato in una  nazione anglicana come l’Inghilterra, avrebbe finito per ostacolarne l’azione investigativa.

Non pensate che se qui in Italia un prete si mettesse a fare il Commissario di Pubblica Sicurezza la reazione sarebbe dirgli “faccia il suo mestiere”? E che la gerarchia ecclesiastica non vedrebbe di buon occhio le sue performances investigative?

Quando la casa editrice Algama ha accettato di pubblicare un’antologia delle storie di Don Patrizio Bruni, Gli enigmi di Don Patrizio, il suo vulcanico fondatore, Edoardo Montolli,  mi ha suggerito di scrivere storie in cui comparisse Padre Brown in persona.

Degli “apocrifi” insomma.

Un invito a nozze per me che, sulla scia di Andrea Carlo Cappi col suo “Il gioco della dama”, mi ero già cimentato con gli apocrifi nel ciclo di romanzi che riportano in vita il leggendario padre degli investigatori, Auguste Dupin di Edgard Allan Poe.

Una di queste, recentemente riproposta da Algama, Sherlock Holmes, Auguste Dupin e il match del secolo, faceva incontrare, come indica il titolo, il capostipite della detection “logico-deduttiva” inventato dal geniale scrittore di Boston con il detective per antonomasia, l’eccentrico ma infallibile personaggio di Arthur Conan Doyle famosissimo in tutto il mondo.

Le storie che fanno rivivere Sherlock Holmes sono diventate addirittura un affollato sottogenere della letteratura poliziesca, mentre si conosce un solo esempio, il romanzo Il destino di Padre Brown di Fabio Gulisano, in cui ricompare il pretino dell’Essex.

Ho così pensato che l’accoppiata Padre Brown/ Sherlock Holmes ( date delle loro avventure alla mano, avrebbero potuto incontrarsi!) potesse rappresentare una miscela narrativa intrigante.

La loro collaborazione avrebbe permesso di coprire l’intera gamma dei metodi investigativi: dall’acuta analisi delle tracce di una scena criminis fino alla più illuminante profilazione psicologica degli indiziati.

È stato così giocoforza aprire la serie degli “apocrifi” di Padre Brown (che nei progetti dovrà portare il parroco “papista” inglese a incrociarsi con altri detective letterari suoi contemporanei) con un’avventura “holmes-browniana” : “Sherlock Holmes, Padre Brown e il delitto dell’indemoniata”, e metterne in cantiere un’altra, delle dimensioni di un vero e proprio romanzo, di prossima uscita,  che farà confrontare l’inedita coppia con un’altra sacra icona dell’immaginario popolare, anch’essa saccheggiata da letteratura e cinema: Dracula, il Conte vampiro.

Attenti a quei due, insomma!

E ai morsi sul collo…

Rino Casazza

LA LOGICA DEL BURATTINAIO E TUTTI I LIBRI DI RINO CASAZZA:

Sherlock Holmes, Padre Brown e il delitto dell’indemoniata

Sherlock Holmes, Dupin e il match del secolo

Gli enigmi di Don Patrizio

La logica del Burattinaio, nella mente del serial killer

Bergamo sottosopra. Un’avventura di Auguste Dupin e Giuseppe Giacosa

Il Fantasma all’Opera. Un’indagine in cinque atti con Auguste Dupin.

Le regole del gioco. Un’avventura di Auguste Dupin.

Bart

Tutto in venti ore

 

Chi è Rino Casazza

Rino Casazza è nato a Sarzana, in provincia di La Spezia, nel 1958. Dopo la laurea in Giurisprudenza a Pisa, si é trasferito in Lombardia. Attualmente risiede a Bergamo e lavora a Milano. E’ da sempre un appassionato (come lettore, prima che come autore) della letteratura "di genere" in tutte le sue sfaccettature: giallo-noir, horror, fantascienza ecc. ecc. Altra sua grande passione sono il cinema, come testimonial la tesi di laurea sulla censura cinematografica, e il teatro, frequentato non solo come spettatore ma anche, in gioventù, come praticante dilettante. Il suo primo testo "letterario" è infatti la trasposizione teatrale della novella di Buzzati "Iago", di cui nel 1985 ha osato una regia. Oltre a numerosi romanzi brevi (tra cui quelli che hanno come protagonista il prete detective Don Patrizio Bruni) e racconti su pubblicazioni, riviste e collane varie, ha pubblicato cinque romanzi, tra cui, lo scorso giugno, il giallo Bergamo sottosopra, 0111 Edizioni. E a luglio il thriller, scritto con Daniele Cambiaso "La logica del Burattinaio", edito da Algama e ispirato al serial killer bambino William Vizzardelli

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