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Il “disturbo dissociativo dell’identità” da La Logica del Burattinaio a Split

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Il recente film del talentuoso regista indiano M. Night Shyamalan, “Split” (in italiano “Diviso”) di cui consigliamo la visione agli amanti dei thriller intensi senza concessioni allo splatter, non poteva che attrarmi.

Infatti ha al centro una delle forme più sorprendenti ed angosciose di malattia mentale, il “disturbo dissociativo dell’identità” , noto comunemente come “sdoppiamento della personalità”,  un leit-motiv de La logica del Burattinaio, il thriller scritto a quattro mani col mio socio Daniele Cambiaso.

Riporto qui un passaggio significativo del nostro romanzo.

“«Non so se faccio bene» si decide infine «ma devo dirvelo. La terapia della dissociazione dell’identità non è stata sempre quella attuale. L’Ispettore Romei, a cui l’ho illustrata in dettaglio, ricorderà che prevede un accorto lavoro di psicoterapia per creare un ponte tra le personalità multiple, di solito due, del paziente. Lo scopo è rendere il soggetto consapevole del suo sdoppiamento e favorire una dialettica costruttiva tra i suoi “io”. Con Colasanti sembrava aver funzionato benissimo, e ci sono stati buoni successi anche in altri casi».
«Che cosa combinavate coi dissociati, all’inizio, voi strizzacervelli?» taglia corto Crisafulli.
«Dopo frustranti esperimenti con l’ipnoterapia ericksoniana, ne so qualcosa io che mi ci si sono specializzato, e la pratico correntemente fin dagli inizi della mia esperienza clinica, si è presa un’altra strada. Cercherò di essere sintetico. Le due personalità dei malati di D.D.I. sono di solito sbilanciate. Una più normale e sottomessa, e un’altra disinibita e aggressiva».
«È quella su cui fa leva il Burattinaio» chiosa Romei.
«Bravo. Be’, il primo tentativo terapeutico mirava a suscitare quello che si definiva un “rinforzo dell’identità succube”, così da rendere gestibile e meno pericoloso il paziente».
«L’opposto di quello che fa il Burattinaio» nota ancora Romei, guadagnandosi un altro sorriso di assenso da parte dello psichiatra.
«Già! Sfortunatamente, questa strategia produceva effetti collaterali sul malato: si osservavano, con una certa frequenza, conflitti interiori che talora sfociavano in comportamenti disturbati e incoerenti».”

La storia di “Split” e de “La logica del Burattinaio”, pur molto diverse, sono accomunate dall’escursione, fantasiosa ma ancorata alla scienza psichiatrica, nelle cure, pericolose in quanto vanno a toccare i meccanismi di base della mente umana, con cui i medici affrontano la patologia del “disturbo dissociativo” dell’identità”.

Protagonista del film di Shamalaian è,  appunto, un individuo affetto da una forma estrema di “D.D.I.”. Le personalità in cui si scompone la sua psiche sono infatti ben ventitré , anche se lo spettatore ne vede all’opera, messe in scena dal bravo attore che interpreta il personaggio, lo scozzese James McAvoy, “soltanto” cinque.

Il “D.D.I.”  ha davvero qualcosa di sbalorditivo. Non tutti sanno che le personalità di chi ne soffre ( in genere due ma possono essere di più, anche se ventitrè nella pratica clinica pare non si siano mai  riscontrate)  sono compiute e distinguibili  come se fossero, effettivamente, persone diverse.

Addirittura questa differenza si riverbera nelle caratteristiche biologiche: un “alter ego” può essere fortemente miope, in modo obiettivamente diagnosticabile, e l’altro con una vista perfetta!

Aveva dunque ragione Luis Stevenson a rappresentare la seconda personalità del dr. Jekill, prototipo letterario dello sdoppiamento ( anche se pochi ricordano che E. A. Poe è stato il primo autore moderno ad affrontare l’argomento, nel racconto “William Wilson”), come trasformazione non solo caratteriale,  ma anche fisica della prima.

Non c’è dubbio che la conoscenza dei casi limite di malattia mentale  sia una frontiera per comprendere le potenzialità della mente umana, ancora in gran parte ignote, senza trascurare il pericolo, come sottolineato dal film di Shamalaian, e anche, nel suo piccolo, da La logica del Burattinaio, di scatenarne il lato oscuro.

O no?

Rino Casazza

LA LOGICA DEL BURATTINAIO E TUTTI I LIBRI DI RINO CASAZZA:

Sherlock Holmes, Padre Brown e il delitto dell’indemoniata

Sherlock Holmes, Dupin e il match del secolo

Gli enigmi di Don Patrizio

La logica del Burattinaio, nella mente del serial killer

Bergamo sottosopra. Un’avventura di Auguste Dupin e Giuseppe Giacosa

Il Fantasma all’Opera. Un’indagine in cinque atti con Auguste Dupin.

Le regole del gioco. Un’avventura di Auguste Dupin.

Bart

Tutto in venti ore

Chi è Rino Casazza

Rino Casazza è nato a Sarzana, in provincia di La Spezia, nel 1958. Dopo la laurea in Giurisprudenza a Pisa, si é trasferito in Lombardia. Attualmente risiede a Bergamo e lavora a Milano. E’ da sempre un appassionato (come lettore, prima che come autore) della letteratura "di genere" in tutte le sue sfaccettature: giallo-noir, horror, fantascienza ecc. ecc. Altra sua grande passione sono il cinema, come testimonial la tesi di laurea sulla censura cinematografica, e il teatro, frequentato non solo come spettatore ma anche, in gioventù, come praticante dilettante. Il suo primo testo "letterario" è infatti la trasposizione teatrale della novella di Buzzati "Iago", di cui nel 1985 ha osato una regia. Ha pubblicato diversi thriller, tra cui "La logica del Burattinaio", scritto con Daniele Cambiaso ed edito da Algama, ispirato al serial killer bambino William Vizzardelli. Specializzato sui romanzi apocrifi sugli investigatori più noti di sempre, il suo ultimo giallo è "Sherlock Holmes, Padre Brown e l'ombra di Dracula"

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