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Il match mondiale Steinitz-Chigorin del 1892 e la madre di tutte le sviste

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Michail Chigorin , assieme a Wilhelm Steinitz, e aggiungerei anche Siegbert Tarrash, “Herr doctor”, è un fondatore degli scacchi moderni.

Come ho raccontato in Sherlock Holmes, Auguste Dupin e il match del secolo  ,  spartiacque tra la fase pionieristica del gioco e quella evoluta, che dura ancora oggi, è stata la finale del campionato del mondo, nel 1886,   tra Wilhelm Steinitz, il primo giocatore professionista, e Johannes Zuketort, l’ultimo dei dilettanti.

Steinitz ha aperto la strada ad una sistematizzazione delle regole “universali” per la miglior conduzione di una partita, ponendo fine all’epoca della libera, e confusa, interpretazione del gioco.

Chigorin, oltre ad essere un divulgatore più brillante di Steinitz, e un personaggio affascinante, ha fornito contributi fondamentali, validi ancora oggi, allo studio e all’approfondimento delle aperture.

Lo scacchista originario di San Pietroburgo è altresì il primo giocatore russo di alto livello,  precursore  di una scuola che, a partire dal declino del grande Capablanca  negli anni trenta, ha dominato incontrastata la scena mondiale sino all’avvento  di Bobby Fisher negli anni settanta, ed ha continuato sino ai giorni nostri a sfornare eccezionali campioni, primo fra tutti Garry Kasparov, il “re” degli anni novanta, considerato da molti il più forte giocatore della storia.

A tal proposito v’è da sottolineare che Kasparov ha riconosciuto di ammirare il gioco  spumeggiante e fantasioso di Chigorin,  in questo assai simile, mutatis mutandis, al suo.

Chigorin, tuttavia, nonostante l’indubbio talento, e il valore anche estetico del suo stile di gioco, non è riuscito a raggiungere il vertice agonistico.

Tra lui e la conquista del titolo mondiale si  frapposto un’ostacolo insuperabile: lo scorbutico,  battagliero e solidissimo  Steinitz.

Bisogna dire che Chigorin si arrese spesso alla forza di altri talentuosi giocatori suoi contemporanei, come il polacco Janowski, e soprattutto Emanuel Lasker, vera bestia nera per lui,  e nei tornei più importanti, pur piazzandosi spesso tra i migliori, di rado conquistò la prima piazza.

Gli incontri mondiali tra Steinitz e Chigorin furono due, giocati entrambi nella capitale cubana. Nel primo, datato 1889, Steinitz prevalse chiaramente, totalizzando 10 vittorie contro 6, con una patta.

I due si ritrovarono di fronte  nel 1992, e questa volta l’andamento della sfida fu molto più equilibrato, con un finale clamoroso  che ancora oggi si ricorda.

Nella 23^ partita Steinitz conduceva  di un punto,  ma Chigorin era in netto vantaggio, potendo così pareggiare il punteggio e giocarsi la vittoria nelle restanti partite.

Tra lo stupore di tutti i commentatori ed appassionati, il campione russo si dimenticò che il suo alfiere  camposcuro non poteva abbandonare la diagonale che stava controllando perché, altrimenti, l’avversario avrebbe potuto infliggere un matto in due mosse elementare per qualsiasi mediocre giocatore.

Chigorin fu tradito, evidentemente, dalla tensione nervosa. E qui torna in mente quanto scrisse un altro grande “numero 2” della storia scacchistica, lo statunitense Frank Marshall, circa il nervosismo dl campione di Pietroburgo, capace, sotto stress, di smaniare e battere freneticamente i piedi sotto il tavolo.

L’ inusitato, madornale errore pose fine al match.

La  fragilità psicologica di Chigorin nei confronti decisivi   è dimostrata, a rovescio, dalla sua chiara vittoria su Steinitz per due a zero, nel 1890, in un match di esibizione tenuosi,  tuttavia, non a caso, per telegrafo.

Rino Casazza

LA LOGICA DEL BURATTINAIO E TUTTI I LIBRI DI RINO CASAZZA:

Sherlock Holmes, Padre Brown e il delitto dell’indemoniata

Sherlock Holmes, Dupin e il match del secolo

Gli enigmi di Don Patrizio

La logica del Burattinaio, nella mente del serial killer

Bergamo sottosopra. Un’avventura di Auguste Dupin e Giuseppe Giacosa

Il Fantasma all’Opera. Un’indagine in cinque atti con Auguste Dupin.

Le regole del gioco. Un’avventura di Auguste Dupin.

Bart

Tutto in venti ore

 

Chi è Rino Casazza

Rino Casazza è nato a Sarzana, in provincia di La Spezia, nel 1958. Dopo la laurea in Giurisprudenza a Pisa, si é trasferito in Lombardia. Attualmente risiede a Bergamo e lavora a Milano. E’ da sempre un appassionato (come lettore, prima che come autore) della letteratura "di genere" in tutte le sue sfaccettature: giallo-noir, horror, fantascienza ecc. ecc. Altra sua grande passione sono il cinema, come testimonial la tesi di laurea sulla censura cinematografica, e il teatro, frequentato non solo come spettatore ma anche, in gioventù, come praticante dilettante. Il suo primo testo "letterario" è infatti la trasposizione teatrale della novella di Buzzati "Iago", di cui nel 1985 ha osato una regia. Oltre a numerosi romanzi brevi (tra cui quelli che hanno come protagonista il prete detective Don Patrizio Bruni) e racconti su pubblicazioni, riviste e collane varie, ha pubblicato cinque romanzi, tra cui, lo scorso giugno, il giallo Bergamo sottosopra, 0111 Edizioni. E a luglio il thriller, scritto con Daniele Cambiaso "La logica del Burattinaio", edito da Algama e ispirato al serial killer bambino William Vizzardelli

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