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Morto Angelo Epaminonda – Il Re delle cocaina

epaminonda

 

Annunciata su tutti i giornali la morte di Angelo Epaminonda, il Re delle bische e della cocaina. Da anni viveva sotto copertura. Morte naturale o resa dei conti?

Via Guglielmo Silva 48, a Milano.
Siamo nel 1984. Il boss della mala Francis Turatello, tradito e spodestato, ci ha lasciato le penne da un pezzo per mano di una manciata di sicari, in un carcere in provincia di Nuoro.
Un paio di agenti in divisa bussano alla porta di un appartamento al quarto piano.
Il tizio in questione, un arsenale sotto il letto e un curriculum da spavento, domanda dall’interno la parola d’ordine.
Uno degli agenti la sa bene: uno della banda si è fatto comprare con poco.
Risponde correttamente con accento siciliano e la porta si apre.
Fine della storia.
Le bocche di fuoco s’incollano al mento del Tebano e le manette scattano come serpenti.
Tanti saluti, Angelo.
Il regno di Epaminonda, il nuovo Re dello spaccio, delle bische e della prostituzione nel nord Italia, finisce per crollare come un castello di carte.
Troppo imprevedibile, il siciliano. Troppo poco leader, forse.
I suoi se lo sono venduti alla svelta.
Francis Turatello, che un decennio prima lo aveva preso in una delle sue bische come buttafuori (o responsabile dei caffè e dei panini, come sostiene qualcuno) non si sarebbe mai fatto fregare in quel modo, I suoi uomini sono stati trascinati nella tomba assieme a lui, da gregari, senza mai voltargli le spalle.
Rapporti stretti con doppiogiochisti dell’ultima ora, vizi ingestibili, leadership discutibile…
Epaminonda, il titolo di padrone della mala milanese, forse, era riuscito persino ad ottenerlo dopo l’uscita di scena di Francis Faccia d’Angelo ma, com’era previsto, senza riuscire a mantenerlo a lungo.
Con Vallanzasca, ormai promesso socio del Re spodestato, destinato al carcere duro a vita e gli ultimi superstiti della banda Turatello falcidiati, Angelo Epaminonda, detto il Tebano, non dovette fare altro che incassare il grano e mantenere i buoni rapporti con i suoi soci in affari e i suoi luogotenenti.
Beh, riuscì a farsi fregare da chiunque.
Risultato?
Arrestato e condannato per 17 omicidi decise di togliersi dalle spalle il mantello da Re impolverato di coca e d’infilarsi in un vestito diverso, cucito addosso per lui: quello del pentito.
Confessò tutto ciò che era in grado di ricordare. Fece nomi e cognomi. Fece arrestare chiunque avesse avuto qualcosa a che fare con lui.
La magistratura fece un rapido calcolo e i molteplici ergastoli vennero commutati in 29 anni di detenzione. Nel 2007, sotto falso nome, il Tebano torna in libertà e inizia a lavorare presso un negozio di generi alimentari nel centro Italia. Nell’Aprile del 2016 muore in silenzio, senza che i giornali riportino la notizia.
E’ nel dicembre dello stesso anno che, invece, le prime pagine di cronaca nera si aprono con il suo nome in bella vista.
Morto il Re della malavita milanese.
Si, ma da un pezzo.
Una manciata d’anni fa, forse cinque, mi ritrovai sul sagrato di una chiesa a fumare una sigaretta con uno degli ultimi reduci della malavita degli anni ’70. Uno di quelli legati alle bande di Turatello e Vallanzasca, per intenderci.
Mentre chiacchieravamo, aspettando che la cerimonia all’interno della chiesa terminasse, gli domandai:
“Ma nessuno di voi ha mai pensato di far fuori Epaminonda?”
“All’epoca si, in tanti” mi confessò lui appoggiandosi al cofano della sua auto “Ma ormai… E’ solo un vecchio, come tutti noi. Non avrebbe senso.”
“E poi, del resto, credo sia sotto protezione” precisai.
“Non credo sappiate neppure dove si possa trovare, ora.”
Lui sorrise.
Fu un sorriso strano, quasi un ghigno trattenuto, a mezza bocca.
“Tutti noi sappiamo benissimo dove si trova” disse prima di lanciare la sigaretta oltre il cofano “Ma, come ti ho detto, ora non servirebbe più a nulla toglierlo di mezzo.”
Rientrammo in chiesa giusto in tempo per i saluti.
Lui morì tre anni dopo, di tumore.
Il Tebano, invece, rimase al suo posto. Nascosto, in silenzio, con un vestito che non gli apparteneva,
Come aveva sempre fatto.

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Chi è Alex Rebatto

Alex Rebatto, classe 1979. Ha collaborato nei limiti della legalità con Renato Vallanzasca ed è stato coautore del romanzo biografico “Francis”, sulle gesta del boss della malavita Francis Turatello (Milieu editore), giunto alla quarta ristampa. Ha pubblicato il romanzo “Nonostante Tutto” che ha scalato per mesi le classifiche Amazon. Per Algama ha pubblicato il noir "2084- Qualcosa in cui credere"

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