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Natale e Capodanno con Don Patrizio Bruni

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In principio fu, certamente, Padre Brown, il famosissimo prete detective dello scrittore inglese Chesterton, consacrato qui da noi dagli sceneggiati RAI anni 70 con Renato Rascel e Arnoldo Foà (chi non ricorda la sigla: “…ho la sottana celebre e sono un prete celibe..”)

Tuttavia, se vogliamo ripercorrere il filone del sacerdote investigatore in Italia, prima di arrivare all’ormai onnipresente Don Matteo, che monopolizza da anni gli schermi televisivi, bisogna rendere il dovuto omaggio a Padre Tobia, protagonista di una bella serie trasmessa dalla Tv dei Ragazzi alla fine degli anni sessanta ( anche qui a molti tornerà in mente la sigla:”… chi mi aiuta a fare la lezione sulla terza declinazione?…” ), educatore di fanciulli che all’occasione non disdegna risolvere misteri a sfondo giallo.

Per completezza, non si può dimenticare Don Patrizio Bruni, vera e propria trasposizione nostrana di Padre Brown, apparso in tre romanzi brevi tra il 1996 e il 2001, ora raccolti nell’antologia edita da Algama GLI ENIGMI DI DON PATRIZIO.

Fino al 5 gennaio le storie di questo sacerdote pieno di dubbi di coscienza e, proprio per questo, capace di risolvere misteri investigativi complessi come nella miglior tradizione del “mistery” classico, sono offerti  con un notevole sconto.

Di seguito tre estratti.

Da Non desiderare la gonna d’altri.
“Don Patrizio raggiunse Angelica e: – Cosa c’è? – le chiese, con un tono di voce un po’ troppo alto per quel luogo di sacro raccoglimento.
– È strano – rispose la ragazzina. – Ha presente la panca che sta accanto alla parete di fianco all’entrata della sacrestia? C’è seduta una donna impellicciata…
– Beh, e allora?
Don Patrizio conosceva perfettamente quell’angolo della cattedrale. Sulla parete campeggiava un bassorilievo assai brutto, e forse proprio per questo il luogo era sempre in ombra. Si era chiesto spesso perché ci lasciassero la panca: era costantemente vuota. Ma il fatto che quella sera invece qualcuno avesse deciso di sedervisi, di per sé non giustificava l’aria corrucciata di Angelica.
– È seduta all’incontrario- spiegò Angelica.
– Eh?
– Sì, voglio dire che sta con la faccia rivolta verso la parete.
Immediatamente, don Patrizio si figurò la scena: una donna impellicciata improbabilmente seduta di spalle rispetto a chi si avviava in sacrestia, col viso appiccicato, visto lo spazio esiguo tra la panca e la parete, al poco attraente bassorilievo.
O si trattava di qualche esperta d’arte che, ingannata dalla penombra, aveva avuto la pessima idea di visionare da vicino l’opera dello scultore, o la cosa era molto, ma molto strana…
Visti i propri imbarazzanti precedenti di detective estemporaneo, malsopportati dal Vescovo, Don Patrizio aveva ben chiare le precauzioni da prendere per non cadere in tentazione: astenersi rigorosamente da un sopralluogo presso la panca del bassorilievo, avvertendo qualcun altro perché vi si recasse, e allontanarsi il più possibile dai paraggi insieme ad Angelica. Occhio non vede, cuore non duole.
Invece, si era precipitato a controllare, e gli era bastato un rapido esame per capire che la signora impellicciata non era più di questo mondo.
A farla transitare a miglior vita aveva provveduto una pallottola che le era stata sparata in pieno petto.”

Da Il delitto della cabina chiusa.
“Il sole dardeggiava implacabile sopra l’edificio principale, quando il Commissario di P.S. Alvise Perna mandò a chiamare don Patrizio. La polizia era arrivata sul posto in meno di mezz’ora. Perna, un dinamico e atletico quarantenne, dopo un rapido esame del cadavere, aveva immediatamente richiesto e ottenuto l’autorizzazione per un’autopsia d’urgenza presso il più vicino Istituto di Medicina Legale. Nel frattempo, aveva disposto accurati rilievi nella cabina e nella zona limitrofa, con particolare riguardo alle cabine contigue. Il carro funebre era venuto a prelevare il corpo verso le dodici. Per quell’ora l’efficientissimo Commissario aveva già provveduto a far accompagnare i bambini della Colonia presso un locale Convento di Suore Domenicane, indicato da Don Patrizio, rimasto a disposizione assieme ai quattro aiutanti. Stessa sorte era toccata ad Angelica: Perna l’aveva scambiata per un’adolescente, non facendosi scrupolo di trattenerla in qualità di testimone oculare. Significativamente, nessuno aveva avuto qualcosa da ridire.
Don Patrizio raggiunse il Commissario sotto il porticato d’ingresso.
– Senta – lo apostrofò Perna – ho appena parlato per telefono con il Maresciallo Alterini e…
– Ah, ah – lo interruppe don Patrizio – ha chiesto referenze sul mio conto?
Il Maresciallo Alterini era il sottufficiale dei Carabinieri che aveva collaborato con don Patrizio nel caso clamoroso di un anno prima. Perna, che aveva una memoria di ferro, aveva subito collegato il suo nome a quello del sacerdote protagonista dell’indagine sull’omicidio di villa Cavedon.
– Ebbene sì – ammise Perna. – Conosco Alterini un collega dell’Arma molto scrupoloso, anche se un po’… un po’… – stava per aggiungere “ottuso”, ma si trattenne in tempo – … insomma, Alterini mi ha parlato un gran bene di lei e perciò…
– … perciò le è sembrato utile consultarmi – concluse don Patrizio. – Nulla in contrario – aggiunse – speravo di non dovermi mai più occupare di delitti, ma evidentemente…Piuttosto, è sicuro di volere la mia collaborazione? Per quanto ne sa, potrei essere implicato anche io nell’omicidio…
– Impossibile – fece Perna, deciso. Per un attimo don Patrizio accarezzò l’idea che presumesse la sua innocenza per naturale rispetto verso la tonaca. Invece: – Dai primi accertamenti – spiegò Perna – risulta che lei è rimasto ben lontano dalla cabina della vittima da quando questa vi è entrata fino alla scoperta del cadavere.”

Da A Carnevale ogni scherzo vale
“Paolo Tiberi, invece, era eccitato: il monotono tran tran della vita in banca doveva aver fatto crescere di giorno in giorno la sua voglia di avventura. Per consolare gli altri mentre attendevano l’arrivo dei Carabinieri aveva raccontato di una piccola rapina in cui si era trovato coinvolto in gioventù, quando lavorava allo sportello. L’intenzione era quella di far capire quanto fosse importante in simili circostanze mantenere il sangue freddo, ma ben presto il breve apologo si era trasformato in una compiaciuta celebrazione del suo perfetto autocontrollo di fronte ai rapinatori.
Caso strano nessuno, a parte Ribaudo, aveva mostrato una sincera pietà per la sorte sventurata di Notari: non si era andati al di là di un forte spavento iniziale e di lamentazioni di circostanza. Lacrime, quasi niente… Amaramente don Patrizio si rimproverava una insensibilità quasi uguale – e meno scusabile, visto il ruolo ricoperto -, tirando la triste conclusione che fra di loro non c’era mai stata vera amicizia.
Ad un tratto Cavedon si rivolse a don Patrizio in tono aggressivo:
– Ma tu però potevi anche far valere meglio i privilegi della tua posizione, scusa! Ci voleva tanto a tirare in ballo il Vescovo, il Cardinale o cos’altro diavolo e pretendere che ci lasciassero andare?
Don Patrizio rispose con mansuetudine alla provocazione. – Un sacerdote in questi casi è giustamente trattato come gli altri, caro Mirco…
– Sì, continua a recitare il breviario! – infierì il collerico Cavedon – Non ti è bastato farci una testa così per tutta la sera? I voti ha preso, il sant’uomo! – aggiunse con ferocia. – Davvero un prete modello, il nostro “don” Patrizio! Invece di rimanere in parrocchia a “pascolare il gregge”, si dice così, no?, viene alla nostra festa a fare lo spiritoso! Spirito di bassa lega, caro mio! Il falso travestimento è una trovata vecchia! Ma aggiornati, cretino! Forse Marino è venuto in camice? Paolo in doppiopetto grigio e bombetta stile City di Londra? E gli altri due, compreso quel povero disgraziato di Notari, non sono mica venuti in costume da capomastro!
Don Patrizio era indignato per quel vergognoso furore dissacratorio, che stava travolgendo, insieme a lui, l’intero gruppo degli ex commilitoni, senza nemmeno il buon gusto di lasciar fuori la sventurata vittima. La sprezzante superbia di Cavedon era intollerabile. Ma come si permetteva di sbeffeggiarli evocando per ciascuno un falso travestimento denigratorio? Non c’era niente di più macabro che immaginare Notari falsamente mascherato da capomastro e…
Don Patrizio scattò in piedi. Aveva il volto così sbalordito che Cavedon tacque all’improvviso.
– Un falso travestimento… – borbottò don Patrizio. -Mio Dio…
– Ma cosa ti prende? – domandò Cavedon.
-Devo parlare col Maresciallo – disse don Patrizio con l’espressione dolente di chi è riuscito a penetrare nei recessi oscuri della malvagità umana.”

LA LOGICA DEL BURATTINAIO E TUTTI I LIBRI DI RINO CASAZZA:

Sherlock Holmes, Padre Brown e il delitto dell’indemoniata

Sherlock Holmes, Dupin e il match del secolo

Gli enigmi di Don Patrizio

La logica del Burattinaio, nella mente del serial killer

Bergamo sottosopra. Un’avventura di Auguste Dupin e Giuseppe Giacosa

Il Fantasma all’Opera. Un’indagine in cinque atti con Auguste Dupin.

Le regole del gioco. Un’avventura di Auguste Dupin.

Bart

Tutto in venti ore

Chi è Rino Casazza

Rino Casazza è nato a Sarzana, in provincia di La Spezia, nel 1958. Dopo la laurea in Giurisprudenza a Pisa, si é trasferito in Lombardia. Attualmente risiede a Bergamo e lavora a Milano. E’ da sempre un appassionato (come lettore, prima che come autore) della letteratura "di genere" in tutte le sue sfaccettature: giallo-noir, horror, fantascienza ecc. ecc. Altra sua grande passione sono il cinema, come testimonial la tesi di laurea sulla censura cinematografica, e il teatro, frequentato non solo come spettatore ma anche, in gioventù, come praticante dilettante. Il suo primo testo "letterario" è infatti la trasposizione teatrale della novella di Buzzati "Iago", di cui nel 1985 ha osato una regia. Ha pubblicato diversi thriller, tra cui "La logica del Burattinaio", scritto con Daniele Cambiaso ed edito da Algama, ispirato al serial killer bambino William Vizzardelli. Specializzato sui romanzi apocrifi sugli investigatori più noti di sempre, il suo ultimo giallo è "Sherlock Holmes, Padre Brown e l'ombra di Dracula"

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