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Pàrtagas

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A volerlo catalogare secondo i canoni della retorica editoriale, il nuovo impegno letterario di Gianluca D’Aquino, Pàrtagas (dato recentemente alle stampe da Eden Editori), può essere etichettato come romanzo di guerra, affrontato e scritto utilizzando la struttura tipica del genere fantasy. Si tratta di un testo ben articolato tra intreccio, volume descrittivo ricco di più di 600 pagine e soprattutto esaltato dai contenuti spesso divinatori, che ormai da più parti sono riconosciuti come spina dorsale della narrativa fantastico-medioevale.

D’Aquino ci racconta di Pàrtagas, un mondo immaginario, metafora del mondo stesso, inteso come entità territoriale concepita e divisa in stati teocratici in cui la politica si fonde o soggiace alle presunte imposizioni delle regole divine. Sono nove i regni che conformano la geografia territoriale di Pàrtagas, cui si aggiunge un decimo territorio, Le Terre di Nessuno, abitato da popolazioni nomadi e in cui si muove da esule il protagonista, il principe Kjartan, legittimo erede al trono di Grossburg, in totale disaccordo con le scelte politiche del padre re Halldòr.

Come troppo spesso ci insegna la storia del genere umano, il potenziale nemico è sempre colui che abita la porta accanto, che vive oltre la linea di confine, e la situazione di solito degenera quando i rapporti tra confinanti sono minati da mutamenti nell’assetto politico al proprio interno. Così succede anche a Pàrtagas dove brilla il desiderio di espansione territoriale del lisimaco Jihad che, autoproclamatosi reggente pro-tempore del regno di Grossburg con la morte del re, vuole imporre i principi della propria visione religiosa. Ovvero la fede monoteista lisimaca.

Balza subito agli occhi quanto il Pàrtagas sia il riflesso dell’attuale mondo trasposto in epoca medioevale e quanto sia prepotente l’odore del più contemporaneo, quanto drammatico Califfato sostenuto dalle nere bandiere dell’Isis.

E’ fuori discussione che (dopo aver conservato per alcuni anni il manoscritto in un cassetto) Gianluca D’Aquino ha deciso di esporsi nell’affrontare un tema complesso proprio in un momento storico altrettanto oscuro e contorto. Il percorso fatto tra le pagine di Pàrtagas (attraverso le vicende del mondo antico complete dei dovuti riferimenti mitologici e di una adeguata conoscenza del variegato mondo religioso che spazia tra l’antico e la new age), rappresenta, quasi in termini profetici, l’imporsi della religione e della cultura islamica integrata con gli elementi della nostra grande attualità. Un tema trattato anche con grande cautela e, come ci tiene a sottolineare lo stesso autore “in modo sobrio e il più possibile storicamente documentato e mantenendo una certa equidistanza dalle varie forme di religione narrate per non dare adito ad accuse di pregiudizio alcuno”.

Alla luce di questo sbalzo storico, il nostro pianeta sembra ormai sprofondare in campi di battaglia molli di sangue scarlatto dal sapore antico e con le grandi pianure desertiche ricoperte da cadaveri. Come se, proprio in forma di fantasy, noi dovessimo fare i conti con destini già scritti.

Ma un concetto prevalentemente ateo, espresso proprio dal principe Kjartan, riesce a smussare gli angoli della dominante atmosfera religiosa. Ovvero, la volontà umana che prescinde dal volere divino. L’uomo non si dà forza nelle sue imprese nel nome di un dio più grande di un altro ma per scelta propria. Per volontà, ingordigia o ricerca di giustizia.

Partendo da questo presupposto, Pàrtagas (come forse è nel desiderio più profondo del suo autore, in quanto narratore) va letto anche e soprattutto come una storia cavalleresca, forte dei suoi ingredienti più genuini, fatti di amore, amicizia, intrighi e tradimenti.

Ma, è anche giusto concludere con la nota critica di Danilo Arona per dare il giusto peso al testo: “Pàrtagas esprime il tema attualissimo dello scontro tra razze e religioni che adombra il crollo della società occidentale e l’avvento non incruento dell’Islam. Imponendosi come un immane presagio paragonabile a una visione che Jung ebbe nella decade degli anni ’20, una grande Onda Nera che secondo lui tracimava dal nord e che preconizzava l’avvento del nazismo”.

Angelo Marenzana

Chi è Angelo Marenzana

Angelo Marenzana (Alessandria, 1954, scorpione). Autore con una ricca produzione di racconti pubblicati su riviste e antologie tra cui Il Giallo Mondadori, Urania, Cronaca Vera, Stop, Crimen, I Quaderni del Falcone Maltese, Omissis (Einaudi), e su antologie personali quali Frontiere (Edizioni Mobydick), Bel suol d’amore (Edizioni dell’Orso), La Casa di Hilde (Cordero Editore). Con Mobydick ha pubblicato Tre fili di perle, seguito da Destinazione Avallon (Robin Edizioni) e Buchi neri nel cielo (Perdisa Pop). Creatore del commissario Augusto Maria Bendicò ha dato alle stampe la trilogia Legami di morte (Dario Flaccovio Editore), Ora segnata (Iris 4 Edizioni) L’uomo dei temporali (Rizzoli Editore). Con Nero Press è uscito in versione ebook Piedra Colorada. Di prossima pubblicazione Alle spalle del cielo (Baldini & Castoldi). Per Algama ha pubblicato "La scelta del Caporale"

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