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Il ricordo del professor Carlo Torre, scomparso un anno fa, nell’arringa dell’avvocato Schembri

Ad un anno dalla scomparsa del Professor Carlo Torre, uno dei padri della medicina legale, che con Giovanni Falcone ebbe l’idea di creare in merito un laboratorio indipendente per l’accertamento della verità, ecco il ricordo dell’avvocato Fabio Schembri, tra le firme di Fronte del Blog.

carlo-torre

 

Si tratta della parte finale dell’arringa difensiva di uno degli imputati del caso Giuseppe Uva. Imputati poi assolti. Anche a quel processo partecipò come consulente della difesa il professor Torre. E fu il suo ultimo caso, perché morì prima della conclusione della vicenda.

 

fabio schembri

 

Dall’arringa dell’avvocato Fabio Schembri:

“Io prima di concludere, mi sia consentito, sono proprio gli ultimi due minuti che vi rubo ed è l’ultima preghiera. E io vi ringrazio anche per l’attenzione prestata. È un ricordo per il Professor Torre, che purtroppo è venuto a mancare. È venuto a mancare nel corso di questo processo e ha depositato qui dentro, in quest’aula, con la dottoressa Vasino, la sua ultima relazione. E quindi un pensiero, un mio pensiero deve andare a questa grande figura di uomo, un orgoglio della medicina legale, uno dei padri della medicina legale italiana. È stato il primo. Che dire del Professor Torre? Ha fatto talmente tante cose che sinceramente è difficile sceglierne una.

Io posso dire che è stato il primo in Italia o uno dei primi in Italia ad introdurre il microscopio elettronico. Ed è sua l’idea… con il dottor Falcone ebbero l’idea di istituire un polo laico, un polo laico che fosse lontano sia dalla polizia sia dai carabinieri, che potesse contribuire all’accertamento della verità, un polo multidisciplinare. E purtroppo poi, dopo Capaci, questo polo venne fatto graziea Torre e adesso è il dipartimento di scienze criminologiche.

E lì a Torino per tantissimi anni il Professor Torre è stato il direttore di questo centro multidisciplinare. E lì si sono formati tantissimi medici legali bravissimi che aiutano a contribuire all’accertamento della verità, che aiutano le Corti d’Assise, che aiutano i tribunali e i pubblici ministeri. E lì si è formato il primo comandante del Ris di Parma, perché questo polo è sorto prima che i poli scientifici dei carabinieri venissero denominati Ris. Voi lo ricorderete probabilmente: si è occupato di tantissimi casi, dal caso di Ilaria Alpi, dal caso Mattei all’omicidio de La Sapienza fin quando un giorno, un bel giorno, ha deciso di guardare la giustizia in un’ottica completamente diversa.

Non aveva bisogno di fama, non aveva bisogno di onori, non aveva bisogno di nulla. Lui lo faceva perché è stato e resterà uno scienziato, uno studioso, ma soprattutto un appassionato della verità. Ed è stato probabilmente, io penso di poter dire, un caso sconosciuto alle cronache, perché è stato un caso sconosciutissimo alle cronache di tanti anni fa, un omicidio… cioè una persona, un extracomunitario trovato morto nel letto ed erano accusati di questo orrendo delitto i genitori. Ebbene, con la sua perizia riuscì a togliere… a che una ingiustizia completa venisse commessa tramite la condanna appunto di questi due poveri genitori, che già avevano  perso il figlio.

E da lì il cambio di ottica, lo ricorderete anche con il Professor Carlo Grosso nel caso di Cogne, della Franzoni, o nel caso di Amanda Knox. Però più che i casi mediatici la sua è stata la ricerca, una ricerca continua, appassionata, perenne, costante la formazione di tanti medici legali che oggi continuano a portare avanti quel centro, che è il nostro orgoglio, ciò che voleva Falcone, ciò che ha voluto fortemente Torre e continua ad esistere e continuerà ad esistere. È stato un uomo oltretutto capace di andare controcorrente con la forza esclusiva della ragione e dell’unica forza che conosceva: la scienza.

Questo penso che sia un doveroso saluto, il mio ultimo saluto, perché l’ho sentito proprio per questo processo l’ultima volta e purtroppo lui voleva venire e non c’è riuscito. Voleva esporre quella che è stata la sua ultima relazione. Ma il 13 dicembre – il giorno più corto dell’anno – ci ha lasciato. È stato il padre, posso dire, della medicina legale. E a me e a noi – e penso di poterlo dire a nome di tutti i colleghi – è quella la medicina legale che piace. E continuerà quella medicina legale ad essere esercitata lì dai suoi allievi, dai suoi numerosissimi allievi. Ecco, nel ribadire la richiesta di assoluzione e questa volta per l’ultima volta anche in nome del Professor Torre, permettetemi di dire: lunga vita a questa medicina legale. Grazie”.

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