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Le sfide per il campionato mondiale di scacchi: Kasparov contro Karpov, il più veloce contro il più preciso

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Garri Kasparov viene considerato dalla maggioranza dei commentatori il più grande giocatore di scacchi della storia.

Tale giudizio,  confermato dalle complesse analisi comparate sui punteggi  raggiunti nella graduatoria mondiale dai campioni delle varie epoche , è pienamente fondato.

Kasparov nella sua carriera ha esibito un gioco d’attacco aggressivo e spumeggiante, degno d’essere accostato a quello del mitico “prestigiatore dell’attacco” Michail Tal ( su cui torneremo!). In più aveva una concezione  strategica  profonda ed a una prodigiosa facilità di calcolo.

Il campione originario dell’Azerbajan è stato il dominatore della scena scacchistica dal 1985 sino al 2000, una supremazia tanto più rimarchevole poiché  ottenuta, sino al 1990,  imponendosi su un avversario di grandezza comparabile, anche se con uno stile meno spettacolare.

Sto parlando del portabandiera dello scacchismo russo, Anatoly Karpov.

Questi, succeduto sul trono mondiale a Bobby Fisher nel 1975 per rifiuto dell’americano a disputare il match mondiale, dimostrò fino all’avvento di Kasparov di essere un eccelso campione. Per la disarmante linearità del suo gioco (si diceva vincesse per inerzia,  senza che l’avversario riuscisse a capire dove aveva sbagliato…) Karpov ricordava il leggendario cubano Raul Casablanca, l’imbattibile, colui che sembrava baciato dagli dei per la naturalezza con cui trovava sempre le mosse migliori.

Il duello Kasparov Karpov è una storia infinita.

I due disputano per la prima volta la finale del campionato del mondo nel 1984, a Vilnius in Lituania.

Le cose per Kasparov si mettono malissimo. Il campione di Baku, in quegli anni più brillante e ammirato giocatore di torneo , aveva conquistato il diritto a disputarsi il titolo sbarazzandosi con sicurezza di due monumenti dello scacchismo sovietico: Viktor Korchnoy, fino ad allora principale avversario di Karpov, e l’ex campione mondiale  Vasily Smislov.

Kasparov inizia il match col proposito di sbaragliare Karpov con tutta la travolgente aggressività del suo gioco, come aveva fatto con gli altri rivali.

Ma Karpov non è come gli altri. Il campione moscovita ha un’accuratezza e una precisione di gioco eccezionali, che ne fanno un difensore straordinariamente ostico.

Il match, iniziato a settembre, si apre con una vera e propria debacle per Kasparov. Dopo nove partite Karpov ha rintuzzato  tutti gli spericolati assalti dello sfidante e si è  portato in netto vantaggio vincendo ben quattro partite senza perderne nessuna.

Kasparov è costretto a frenare la sua esuberanza, incominciando a giocare in modo più chiuso ed accorto, il che produce una interminabile serie di patte. Karpov si trova del tutto a proprio agio nella nuova situazione, tanto che alla fine l’equilibrio s’interrompe con una nuova vittoria del moscovita, che adesso conduce per cinque a zero.

Kasparov è a un passo dal baratro. Il regolamento della sfida prevede, infatti , che risulterà campione il giocatore che  per primo raggiunga i sei punti.

Nel frattempo, tuttavia, è accaduto qualcosa che nell’organizzare il match si era sottovalutato: per effetto della regola che i pareggi non attribuiscono punteggio, l’incontro sta prolungandosi in modo abnorme  Tra la quarta e la quinta vittoria di Karpov sono intrercorse diciassette partite senza nulla di fatto. Si gioca oramai da tre mesi.

Speculando sulla freschezza dovuta alla più giovane età (Karpov ha 12 anni più di lui) Kasparov  compie una scelta tattica azzeccata: decide di difendere lo 0 a 5, senza rischiare più nulla e sperando che col passare del tempo la tetragona solidità del suo antagonista si sfaldi.

Inizia un’estenuante guerra di trincea. I record di durata di un campionato mondiale vengono frantumati.  Si disputano altre 19 partite senza che il punteggio cambi in modo sostanziale,  anche se, finalmente, il campione azero riesce a vincere una partita.

Nel mondo scacchistico incomincia a montare l’insofferenza. L’attività internazionale è ferma in attesa che l’incontro finisca. Addirittura non possono neppure iniziare le eliminatorie, già programmate, per il campionato mondiale successivo. 

Al quinto mese, Karpov cede di schianto, perdendo la 47^ e 48^ partita. In entrambe Kasparov riesce per la prima volta ad esprimere il gioco scintillante per cui è famoso.

La sensazione che il campione in carica, nonostante l’enorme vantaggio, sia oramai “cotto” e vada incontro ad una clamorosa sconfitta, è diffusa. La Federazione Scacchistica Internazionale interviene d’autorità, annullando il match.

Si dice che ciò avvenga per le forti pressioni della potente Federazione Sovietica, che vuole preservare il suo pupillo prediletto. Karpov non è solo la punta di diamante della tradizione scacchistica dell’Est, fatta di severa applicazione e profondo studio del gioco, ma un modello da additare alle giovani generazioni per la sua convinta fedeltà al regime comunista. Kasparov, invece, anche per la provenienza da una provincia del grande impero dell’U.R.S.S., ha lasciato intendere imbarazzanti simpatie per il fronte della dissidenza.

Il redde rationem tra i due è rinviato.

Si svolgerà in altri quattro atti, tutti contrastati ed emozionanti come il primo, a dimostrazione che lo scarto tra i due rivali era strettissimo.

Nel settembre del 1985, a Mosca, la formula del campionato prevede una durata fissa: ventiquattro partite. Verrà considerato  vincitore chi dei due contendenti raggiungerà per primo i 12 punti e mezzo. Le vittorie valgono un punto, le patte mezzo.

L’andamento del confronto è un’altalena. Kasparov vince la prima partita, ma Karpov recupera e a metà match i due sono in parità, con due vittorie a testa.  Alla 16^ partita Kasparov vince con una delle sue migliori prestazioni in carriera, piegando con eleganza e fantasia la strenua resistenza di Karpov.  Kasparov vince anche la 20^,  acquisendo quello che, a quattro partite dal termine, sembra un vantaggio decisivo, ma Karpov ha un colpo di coda, vincendo a modo suo la 22^  ed avviando il match verso un finale al cardiopalmo: se il campione moscovita riuscirà a vincere una partita delle due restanti si laureerà vincitore per la regola che, a parità di punteggio, il detentore conserva il titolo. Nella penultima partita Kasparov, con i bianchi, gioca con successo per il pari. Nella 24^, Karpov, coi neri, è costretto a rischiare il tutto per tutto giocando alla Kasparov, ma Kasparov si difende con successo alla Karpov e lo infila in contropiede.

Nell’ottobre del 1986, a Leningrado, si tiene, con la stessa formula, il match di rivincita.

Dopo un inizio equilibrato Kasparov vince tre partite dall’ 8^ alla 16^, portandosi sul quattro a uno. Sembra finita. Ma il tenace  Karpov ha una reazione entusiasmante quanto inattesa: vince la 17^, la 18^ e la 19^ pareggiando il punteggio, anche se, questa volta, a usuruire della preferenza in caso di parità finale sarà il suo avversario, detentore del titolo.

Nelle restanti cinque partite Kasparov, con affanno, riesce a respingere il ritorno del suo avversario,  riuscendo a pattare la 20^ e la 21^ e a vincere la 22^, dopo una lunga lotta che lo costringe a impegnarsi con la massima attenzione per concretizzare il vantaggio acquisito.

Pattando in difesa la 23^ è sicuro di conservare il titolo.

Nel 1987, a Siviglia si consuma il momento più drammatico dell’interminabile duello.

Il match è il più equilibrato dei cinque.

Alla 16^ i rivali hanno vinto tre partite ciascuno con dieci patte, e ricomincia ad aleggiare il fantasma della preferenza per il campione ( Kasparov) a parità di punteggio. l’equilibrio si mantiene sino alla 23^ quando Karpov riesce a vincere. Adesso Kasparov, per conservare per il rotto della cuffia il titolo, deve  vincere la 24^ partita e poi aggrapparsi alla famosa clausola pro-campione. L’ultima partita del match di Siviglia è una summa della rivalità tra i due campioni. Kasparov vince in attacco ma Karpov lo contrasta con vigoria,  obbligandolo a  percorrere sul filo del rasoio lo stretto sentiero che porta al successo.

Tre anni dopo va in scena, tra Lione e New York,  il quinto e ultimo atto della sfida. Il trentanovenne Karpov si era guadagnato l’ennesima finale vincendo con autorità  le eliminatorie davanti ai  giovani astri nascenti Yusupov e Timman. Alla 15^  partita il punteggio, tanto per cambiare, era in equilibrio, con una vittoria a testa, ma poi Kasparov prese il largo e vincendo tre partite e portandosi, alla 20^, sul quattro a uno.

Kasparov, memore di come aveva giocato a suo sfavore la clausola della preferenza per il detentore sul dodici pari, in sede di trattative pre-match aveva tentato di proporre al rivale di sostituirla con un’appendice di spareggio. Kasparov, però, non troppo sportivamente, aveva rifiutato, così , a quel punto, gli bastava pareggiare altre due partite per vincere matematicamente il titolo. Cosa che accadde.

Karpov ebbe comunque la soddisfazione di sconfiggere il rivale nella 23^, alleggerendo il divario finale.

Dopo il match del 1990,  la differenza anagrafica tra Kasparov e Karpov divide le loro strade.

Il campione moscovita, pur rimanendo un  giocatore di prima categoria, inizia la parabola discendente, mentre quello azero consolida il suo predominio mondiale.

Il tabellino dei loro incontri sta ancora lì a dimostrare quanto la superiorità di Kasparov fosse minima: se si escludono gli impari confronti post 1990 (che hanno visto prevalere Kasparov in 7 occasioni, con 16 patte e nessuna vittoria per Karpov,) i due si sono affrontati 147 volte, con 22 vittorie di Kasparov, 21 di Karpov e 105 patte.

In un’intervista all’indomani dell’ultimo match, venne chiesto a Karpov se riconosceva che il suo avversario meritava il titolo per essersi dimostrato  migliore di lui nei momenti di maggior stress agonistico e nelle situazioni di gioco più complesse.

Il campione moscovita rispose che sì, Kasparov possedeva un’ineguagliabile  velocità di riflessione, ma riteneva di essere più preciso di lui.

Ecco: la sostanza della loro rivalità sta tutta qui.

 

Rino Casazza

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Sherlock Holmes, Dupin e il match del secolo

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Chi è Rino Casazza

Rino Casazza è nato a Sarzana, in provincia di La Spezia, nel 1958. Dopo la laurea in Giurisprudenza a Pisa, si é trasferito in Lombardia. Attualmente risiede a Bergamo e lavora a Milano. E’ da sempre un appassionato (come lettore, prima che come autore) della letteratura "di genere" in tutte le sue sfaccettature: giallo-noir, horror, fantascienza ecc. ecc. Altra sua grande passione sono il cinema, come testimonial la tesi di laurea sulla censura cinematografica, e il teatro, frequentato non solo come spettatore ma anche, in gioventù, come praticante dilettante. Il suo primo testo "letterario" è infatti la trasposizione teatrale della novella di Buzzati "Iago", di cui nel 1985 ha osato una regia. Oltre a numerosi romanzi brevi (tra cui quelli che hanno come protagonista il prete detective Don Patrizio Bruni) e racconti su pubblicazioni, riviste e collane varie, ha pubblicato cinque romanzi, tra cui, lo scorso giugno, il giallo Bergamo sottosopra, 0111 Edizioni. E a luglio il thriller, scritto con Daniele Cambiaso "La logica del Burattinaio", edito da Algama e ispirato al serial killer bambino William Vizzardelli

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