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Tra un casting e l’altro, all’Inter servono anche Bandiere come Riccardo Ferri

 

Ora, detto che potenzialmente, nel lungo periodo, ecco quest’Inter griffata Suning può diventare un’eccellenza vincente, proprio, per … eccellere il prima possibile, quest’Internazionale oggi Babele deve snellire l’organigramma, diventare pragmatica e … riportare a casa Bandiere, gente quindi in grado, senza timore, di attaccare i lavativi ai muri dello spogliatoio, del calibro, tanto per fare un nome di Riccardo Ferri. No?

Si perché se da un lato, gli allenatori, da Mancini (aveva capito tutto il Mancio) a De Boer non riescono a incidere, ecco, la colpa è soprattutto dei calciatori, gente che ancora non ha capito come indossare la pesante, ingombrante e gloriosa casacca nerazzurra, ragazzi che in campo vanno tanto per fare a cui non importa, alla fine, se si vinca, si pareggi o si perda.

Manca dunque un team manager degno di tale nome, un dirigente che conosca l’ambiente e che sappia fare da collante tra tecnico, giocatori e management. Ausilio? Sente la pressione di un consulente importante del calibro di Kia, soffre l’assenza di una linea comune a livello presidenziale, forse patisce l’addio dell’ex collaboratore Mirabelli passato, nel frattempo al Milan, ergo così non può lavorare al meglio. Soprattutto per questo, l’eventuale ingresso in un club manager, visto che l’immenso Zanetti non pare tagliato per il ruolo, quale Richi Ferri, intramontabile Simbolo interista, alla causa, male non farebbe. Che ne pensate?

Stefano Mauri

 

 

Chi è Stefano Mauri

Stefano Mauri nato a Crema nel gennaio 1975, mese freddo e nebbioso per eccellenza. E forse anche per questo, per provare a guardare oltre la nebbia e per andare oltre le apparenze, con i suoi scritti prova a provocare, provocare per ... illuminare. Giornalista Free Lance, Sommelier, Food and Wine Lover, lettore accanito, poeta e Pierre appassionato, Stefano Mauri vive, lavora, scrive, degusta, beve e mangia un po' dappertutto. E ovunque si prefigge lo scopo di accendere se non una luce, beh almeno un lumino, che niente è come sembra, niente. Oltre a collaborazioni col mondo (il virtuale resta una buona strada, ma non è La Strada) web, Stefano Mauri, juventino postromantico e calciofilo disincantato, collabora con televisioni, radio e giornali più o meno locali. Il suo motto? Guardiamo oltre, che dietro le apparenze si cela il vero mondo.

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