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Dopo Brexit, in arrivo Italexit? Le ragioni del perché l’Italia potrebbe uscire dall’Euro

 

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Dopo il Brexit, sarà la volta di un Italexit? Secondo il premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz non c’è posto per l’Italia nell’Euro. In senso di questo diktat è facile da spiegare per questo illustre saggista ed economista statunitense. Stiglitz rappresenta un pensiero fortemente critico, non a caso negli anni passati si era schierato a favore del movimento Occupy Wall Street e andando ancora più a ritroso lo troviamo ancora come una puntale ed acuta voce critica verso un sistema globale e votato verso il capitale. In tempi meno recenti questo noto economista aveva affermato che il Fondo Monetario Internazionale, non è in grado di proteggere le economie più deboli né di garantire una stabilità del sistema economico globale, ma fa in realtà cura solo gli interessi del suo “maggiore azionista”. Questo solo per specificare di che tipo di economista stiamo parlando.

Detto questo la notizia già da qualche mese era trapelata visto che anche il Telegraph lo scorso maggio aveva pubblicato un articolo molto controcorrente sul fatto che l’Italia si trovi davanti ad un bivio tra sopravvivenza economica e l’euro. Ambrose Evans-Pritchcard, noto editorialista anti-europeista, già nel 2014 aveva suggerito al governo italiano di sbarazzarsi di questo fardello dell’euro. Si tratta sicuramente di un punto di vista non convenzionale, che tuttavia ha già intercettato una certa sacca di resistenza nel nostro Paese. Un movimento che tocca in maniera trasversale schieramenti politici che vanno da destra a sinistra e che vengono incamerati alla perfezione da Beppe Grillo e dal suo Movimento Cinque Stelle. Per la seconda forza politica italiana che al governo sta facendo una dura opposizione non è tempo di mezze misure. Strano il fatto che questo tipo di pensiero e di considerazioni in Italia al momento non incontri un consenso popolare adeguato. I mezzi di stampa tradizionali, per non parlare della televisione, stanno totalmente ignorando il problema, spostando l’attenzione mediatica, spesso su questioni di importanza secondaria. Il Paese in effetti verte se non in una crisi profonda, in una mancanza di crescita economica senza precedenti.

L’atteggiamento del Governo Renzi è capace di distrarre e di mettere al centro del dibattito politico, faccende come il referendum costituzionale, tralasciando invece il nocciolo del problema sollevato da Joseph Stiglitz. Già negli anni passati altri economisti e importanti detrattori come Paul Krugman, il quale aveva addirittura affermato: “Adottando l’Euro, l’Italia si è ridotta allo stato di una nazione del Terzo Mondo che deve prendere in prestito una moneta straniera, con tutti i danni che ciò implica”. Anche questo è un punto di vista molto interessante, che in qualche modo ci dimostra come fuori dall’Italia e dall’Eurozona ci sia un pensiero critico ed economico alternativo a Bruxelles e a tutto quello che ogni giorno ci propinano Mario Draghi e la BCE. Il punto della questione è cosa sta dando l’euro all’Italia e quali sono le ragione del suo proseguimento all’interno dell’Ue. Abbiamo tutti notato che per il Regno Unito non c’è stata alcuna catastrofe biblica e non è giunto nemmeno un Armageddon per quanto riguarda la borsa valori di Londra, sebbene la sterlina si sia molto svalutata contro l’Euro. Dopo un primo momento di riassestamento l’economia britannica ha ritrovato il suo giusto e naturale corso. Tutti naturalmente sanno bene che ci sono delle differenze sostanziali tra Italia e Regno Unito. Detto questo, se anche alcuni tra i più importanti e illustri economisti e premi Nobel si sono schierati contro l’euro e contro la permanenza dell’Italia nel sistema della moneta unica, la cosa ha sicuramente aspetti interessanti che vanno meglio studiati e analizzati. La mancanza di stimolo economico per le imprese nel nostro Paese è innegabile. In più dal dopo Monti le cose non sono certo cambiate in positivo. Lo dimostrano quasi tutti i dati che riguardano la media e piccola impresa. Bisogna riconoscere che la mancanza di crescita economica nel 2016 si è fatta sentire e non poco. Questo lo spunto e la critica da cui parte il pensiero di Joseph Stiglitz e di Paul Krugman.

Elena di Gregorio

 

 

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