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Il profumo di Patrick Suskind: la crudele innocenza del serial killer

Soffocamento

I serial killer mi affascinano molto.

Si tratta, lo so, di una predilezione inquietante, anche se sono in buona compagnia. Qualcuno, scherzosamente, sostiene che, a forza di leggere e scriverne , finirò per diventare un serial killer anche io, ma posso assicurare che non ho torto un capello ad alcuno, né mai lo farei.

La figura del serial killer aiuta ad esplorare il più grande mistero della natura umana: la malvagità.

Perché gli uomini praticano il Male, la cui punta estrema è l’omicidio?

Un individuo spinto da un impulso irresistibile a ripetere lo stesso omicidio può fornirci qualche risposta.

Benché sia uscito più di trent’anni fa, non ho ancora trovato un romanzo al riguardo più emblematico de “Il profumo” di Patrick Suskind.

Questo libro è un avvincente affresco della Francia settecentesca, e un inno alla più istintiva e allo stesso tempo raffinata delle arti: la profumeria.

Grazie anche al bel film che ne è stato tratto, “Profumo – storia di un assassino” di Tom Tykwer, che riprende alla lettera il titolo originale, “Das Parfum – Die Geschichte eines Mörders”, l’opera di Suskind ha acquistato una grande popolarità.

Essa narra la storia di un uomo, Jean-Baptiste Grenouille, col dono di un olfatto straordinariamente sensibile, ad un livello quasi divino. Tale dote gli permette di salire la scala sociale, malgrado le umilissime origini, con più facilità che se Madre Natura l’avesse fornito di un’intelligenza eccezionale.

Grenouille a un certo punto si butta anima e corpo nell’impresa della sua vita: realizzare il “profumo assoluto”, un’essenza che permetta cospargendosene di farsi percepire dagli altri come un essere divino, al cui volere assoggettarsi.

C’è un unico problema: per distillare tale essenza, Grenouille deve estrarre il “profumo vitale” dal corpo di un certo numero di fanciulle, uccidendole.

La scena più significativa di tutta la storia, ai fini del nostro discorso, è quella in cui Grenouille, arrestato e richiesto di spiegare perché ha ammazzato tutte quelle ragazze, risponde, in maniera disarmante: «Mi serviva».

Ecco, qui sta il punto. Grenouille ha un’esigenza imprescindibile e ricorrere al delitto per soddisfarla è un accidente di nessun conto, dal suo punto di vista.

Diciamocelo: i serial killer ci inquietano e ci interrogano perché non sono “cattivi” ordinari.

I “cattivi” ordinari scelgono l’iniquità consapevolmente (per libero arbitrio, secondo la teologia cattolica), e quindi sanno di sbagliare e di meritare una punizione, anche se fanno di tutto per evitarla.

I serial killer invece uccidono per bisogno, portati a farlo dalla loro natura. Dentro di sè non si sentono sbagliati: ad essere sbagliato è il mondo, che gli nega la libertà di soddisfare le proprie esigenze.

Si nascondono, e manovrano per non essere catturati, solo perché la società condanna e reprime gli omicidi che a loro urgono.

Dal loro punto di vista, sono innocenti.

Come Grenouille, che prova persino simpatia per le sue vittime e i loro parenti, ad esempio il padre, distrutto dal dolore e accecato dal desiderio di vendetta, dell’ultima fanciulla da cui riesce a spremere l’essenza vitale nonostante si faccia di tutto per proteggerla sapendo che le mire omicide di Grenouille si rivolgono verso di lei.

Intendiamoci: i serial killer sono psicopatici pericolosi da cui difendersi con ogni mezzo.

Tuttavia, come non rimanere sgomenti di fronte alle affermazioni di Marco Mariolini, il maniaco conosciuto come “il cacciatore di anoressiche”?

Costui, intervistato nel carcere dove sconta la pena per aver ucciso una donna che si era ribellata alla sua pretesa che mangiasse pochissimo per mantenersi sotto peso, afferma di non essere pentito e “consiglia” di continuare a tenerlo in carcere.

Altrimenti, se tornasse in libertà, commetterebbe immancabilmente le peggiori nefandezze pur di appagare la perversione ( dal suo punto di vista una tendenza naturale) che gli fa provare attrazione sessuale esclusivamente per donne scheletriche.

Rino Casazza

LA LOGICA DEL BURATTINAIO E TUTTI I LIBRI DI RINO CASAZZA:

La logica del Burattinaio, nella mente del serial killer
Bergamo sottosopra. Un’avventura di Auguste Dupin e Giuseppe Giacosa
Il Fantasma all’Opera
Tutto in venti ore

Chi è Rino Casazza

Rino Casazza è nato a Sarzana, in provincia di La Spezia, nel 1958. Dopo la laurea in Giurisprudenza a Pisa, si é trasferito in Lombardia. Attualmente risiede a Bergamo e lavora a Milano. E’ da sempre un appassionato (come lettore, prima che come autore) della letteratura "di genere" in tutte le sue sfaccettature: giallo-noir, horror, fantascienza ecc. ecc. Altra sua grande passione sono il cinema, come testimonial la tesi di laurea sulla censura cinematografica, e il teatro, frequentato non solo come spettatore ma anche, in gioventù, come praticante dilettante. Il suo primo testo "letterario" è infatti la trasposizione teatrale della novella di Buzzati "Iago", di cui nel 1985 ha osato una regia. Oltre a numerosi romanzi brevi (tra cui quelli che hanno come protagonista il prete detective Don Patrizio Bruni) e racconti su pubblicazioni, riviste e collane varie, ha pubblicato cinque romanzi, tra cui, lo scorso giugno, il giallo Bergamo sottosopra, 0111 Edizioni. E a luglio il thriller, scritto con Daniele Cambiaso "La logica del Burattinaio", edito da Algama e ispirato al serial killer bambino William Vizzardelli

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