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OUTLAW – Episodio 4

western

C’è stato un tempo in cui fuorilegge e cacciatori di taglie si sono ritrovati dalla stessa parte. La morte li ha divisi. La bramosia di ricchezza li ha resi di nuovo complici.

Riassunto delle puntate precedenti (1, 2, 3): Nel 1868 il villaggio di El Paso, a causa di un malaugurato esperimento dello scienziato Paul Winter, viene raggiunto da un’epidemia che ne decima la popolazione rendendo i superstiti delle creature dannate. Il dottor Lanscombe, rifugiatosi nel saloon, viene salvato da dei cacciatori di taglie diretti alla missione di Carson alla ricerca del tesoro delle creature. Intanto a Wellster, sessanta miglia a sud di El Paso, i fratelli Hammer vengono aggrediti. Alla missione, il giovane Ted e suo zio Hank, rifugiatisi all’interno della chiesa cercano di resistere all’assalto dei “fuorilegge”. 

Diario di Paul Winter, 13 Maggio 1867
Mi sono alzato alle prime luci dell’alba. Un raggio di sole attraversava una vecchia finestra sporca e s’infrangeva sul Cristo appeso in cima all’altare. Mi sono guardato attorno.
La chiesa era deserta. Da dietro la porta non sentivo che il rumore del vento che soffiava attraverso qualche spiffero.
Mi sono incamminato tra le panche e ho raggiunto l’ingresso.
Per un istante la paura mi ha bloccato la mano.
“E se fossero ancora lì?” ho pensato ritraendola.
“C’è qualcuno?” ho provato allora a chiedere.
Nessuna risposta. Né dall’interno della chiesa, né da fuori.
Ho spinto la porta e sono stato avvolto da una disgustosa essenza. Sembrava carne marcita e lasciata al sole torrido per due settimane.
La piazza era deserta.
Nessun essere umano. Nessun cavallo.
“C’è qualcuno?” ho ripetuto poco convinto.
Sulla mia destra la terra veniva trascinata sotto un peso arrancante, poi un soffio di voce mi ha raggiunto.
“Sono andati via” ha sussurrato il tale, un ricordo d’uomo senza gambe con il mento sporco di terra.
Mi sono chinato su di lui per un istante. La puzza che emanava mi ha costretto a rialzarmi subito.
“Chi?” ho chiesto semplicemente.
Lui, diciannove anni al massimo, ha mostrato una dentatura gialla.
“Loro” ha risposto semplicemente.
Poi ha sbarrato gli occhi e ha spalancato le labbra in un grido soffocato.
Ho visto le sue pupille bianche per qualche istante e ho pensato fosse morto.
Ne avrebbe avuto tutte le ragioni, vista la situazione.
Ma un attimo dopo era più vivo che mai.
E mi si avvicinava sempre più.

Emporio di Wellster, Novembre 1868
“Fatti dare un’occhiata, Bill. Quella cosa ti ha preso una gamba.”
Keith Hammer risistemò la pistola nel cinturone e si caricò il fratello.
“Fa male” piagnucolò lui “Cristo, se fa male.”
Lo fece sdraiare su un vecchio materasso lurido nel retrobottega e strappò un lembo dei pantaloni.
Diede una rapida occhiata clinica, poi provò a sfiorare con un dito la ferita.
Il fratello gridò e bestemmiò.
“Alzati, vigliacco” sorrise Keith sputando per terra “E’ appena un graffio.”
Stappò con i denti la bottiglia che aveva trovato sotto il bancone e la piegò sulla gamba del fratello.
“Questo sì che farà male” ghignò.

Missione di Carson
Hank sparò a vuoto. Controllò il caricatore e strinse i denti.
“Siamo a secco” disse scattando in piedi.
Ted gli si incollò alle spalle.
“Dammi una mano a sollevare questa panca, ragazzo.”
Spostarono una panca di legno fino al portone d’ingresso della chiesa, poi fecero lo stesso con un’altra e un’altra ancora.
“Credi che riusciranno a fermarli, zio Hank?” domandò Ted dubbioso.
L’uomo sentì spingere e grattare sulla porta. I grugniti di rabbia delle creature parvero farsi più decisi.
“Non lo so” rispose scuotendo il capo “Ma non abbiamo alternative. Quanti colpi hai ancora?”
Il ragazzo aprì il tamburo.
“Due, zio Hank” rispose.
L’altro annuì.
“Uno a testa” pensò di nascosto.

El Paso
Il predicatore diede una mano a ricaricare di viveri il carro. Il capo e Valance si rifornirono di munizioni all’armeria mentre Gus, il tedesco, faceva un ultimo giro di perlustrazione per il paese.
Si ritrovarono tutti poco prima tramonto di nuovo al saloon.
La pioggia era fitta.
Il capo si sedette ad un tavolino da poker impolverato e fece il punto della situazione.
“Okay” disse “Il nero e quel dottore, a quest’ora, dovrebbero essere già a Collins.”
“Se non li hanno ammazzati” intervenne Gus accendendosi una sigaretta.
“In tal caso li raggiungerai e prenderai il loro posto” ringhiò il capo.
L’altro si limitò a sorridere.
“Proseguiamo. Domattina dovrebbero essere arrivati all’accampamento dei messicani. Se qualcuno di loro è ancora vivo, cosa di cui dubito, verrà pagato per unirsi a noi. Come ben potete immaginare ci sarà bisogno di ogni pistola disponibile in questa impresa.”
“Noi partiremo tra un paio d’ore per la missione di Carson” proseguì “Dovremmo raggiungerla entro domani a mezzogiorno. E a quel punto…”
“Che Dio ce la mandi buona” concluse per lui Jack Valance.

Emporio di Wellster
“Ehi, guarda qui, fratello!”
Bill zoppicò fino al corpo della creatura. Il fratello gli stava rovistando nelle tasche.
“Cristo santo, Keith. Quello è oro!”
L’altro sorrise e dimenticò per un istante il puzzo nauseabondo che riempiva sempre più l’interno dell’emporio.
“Prova a dare un’occhiata alla donna” suggerì.
Bill fece un notevole sforzo di volontà. Spostò con la punta dello stivale il corpo della sposa e la testa, piegandosi di lato, permise ad una collana d’oro di venire alla luce tra le pieghe marce del suo collo.
“Da dove salta fuori tutta questa roba?” domandò perplesso.
Keith tirò fuori dalla tasca della creatura un pezzo di carta sgualcito. Gli angoli sembravano macchiati di sangue secco o di chissà che altro.
Studiò la mappa per qualche istante e poi si rivolse nuovamente al fratello.
“Credo sia ora di andarci a confessare, Bill” concluse sollevandosi da terra.

Collins
“Ne vuoi un sorso, Doc?”
Il dottor Lanscombe voltò per un istante lo sguardo in direzione della bottiglia semivuota che gli offriva il nero e scosse il capo.
“Non mi sembri di buon umore” commentò l’altro buttando giù un altro sorso.
“Dovrei essere di buon umore?” fece il dottore fissando le sbarre della cella.
“Abbiamo dell’oro che ci aspetta. Dovresti esserlo” replicò il nero stringendosi nelle spalle.
“E che ne faremo di quell’oro? Me lo sai dire?”
“Oh, bella! Lo spenderemo. Donne, cavalli, terra! E non parlo di puttane da due soldi, ronzini zoppi e sassi, ma di roba di lusso. Riesci ad immaginare cosa possa esserci laggiù?”
Il dottor Lanscombe sospirò e si accasciò sulla branda.
“E le tue donne dove pensi di trovarle? Tra quelle… cose? Quelle fuorilegge, come le chiamate voi?”
Il nero ci pensò per qualche istante e poi lanciò la bottiglia vuota contro il muro della sua cella.
“Al diavolo” mormorò “Ne varrà comunque la pena.”
Il dottore riuscì persino a sorridere. Quella situazione, apparentemente così paradossale, sembrava in fondo l’unica cosa che avesse davvero importanza in quel momento.
“Ma si” fece voltandosi in direzione della branda del nero “In fondo…”
“Ssst” lo interruppe l’altro alzandosi in piedi.
“Che succede?”
“Mi sembrava di aver sentito un rumore provenire da fuori” disse il nero.
Appoggiò le mani all’insenatura nel muro bloccata dalle sbarre, si sollevò di qualche centimetro da terra e guardò fuori, nella notte.
“Merda” riuscì soltanto a mormorare.
… continua?!

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Chi è Alex Rebatto

Alex Rebatto, classe 1979. Ha collaborato nei limiti della legalità con Renato Vallanzasca ed è stato coautore del romanzo biografico “Francis”, sulle gesta del boss della malavita Francis Turatello (Milieu editore), giunto alla quarta ristampa. Ha pubblicato il romanzo “Nonostante Tutto” che ha scalato per mesi le classifiche Amazon. Per Algama ha pubblicato il noir "2084- Qualcosa in cui credere"

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