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Solo il mare intorno

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Solo il mare intorno (Nero Press Edizioni, Collana: Insonnia, 2016, pagg. 238) raccoglie tre romanzi brevi: “Croatoan Sound” di Danilo Arona, “Piedra Colorada” di Angelo Marenzana e “L’isola senza morte” di Luigi Milani.

Da sempre, nel panorama letterario, il topos dell’isola ha rappresentato una via di fuga, un mondo al di là dei confini (conosciuti): basti pensare ad autori quali Omero, Daniel Defoe, Robert Louis Stevenson, Jonathan Swift, Herbert George Wells, William Golding, Dennis Lehane, Michel Houellebecq, Howard Phillips Lovecraft, Agatha Christie, Virginia Woolf, Kurt Vonnegut, e tutti hanno trovato terreno fertile per dar corpo alle loro fantasie e ossessioni.

L’odierno panorama editoriale abbonda, fin troppo, di storie votate all’horror, e questo è forse un problema perché, quasi sempre, mortalmente noiose, già lette, uguali a tante altre. Scrivere una storia di genere, oggi più che mai, è molto difficile: se si fa affidamento ai soli quattro stereotipi tipici della narrativa horror, il risultato non potrà che essere ben al di sotto della banalità. Potrei qui citare tanti e tanti nomi di scrittori che sempre si riciclano portando al pubblico – intasando non poco il mercato editoriale – romanzetti l’uno la fotocopia dell’altro, ma non ne vale davvero la pena.

Nella prefazione a Solo il mare intorno, firmata da Giulio Leoni, leggiamo: “… se possiamo restare in dubbio sulle sue capacità salvifiche, non c’è dubbio che quanto a fonte di terrore l’acqua e soprattutto quella dei mari non sembra riconoscere rivali dalla notte dei tempi, così simile come appare a quel liquido amniotico in cui prima si cela e poi origina tutto. Da Geona inghiottito dal di disegno di Dio fatto pesce, a Achab trascinato negli abissi dalla potenza bianca della natura che ha voluto sfidare, a Pinocchio ingurgitato più per noia che altro dal pigro pescecane, è noto da secoli quanto sia periglioso avventurarsi per i mari. Ora, avviene che proprio in mezzo alle acque, sollevate al di sopra e quasi barriere contro la paura liquida, sorgano le isole. Un’oasi di salvezza, verrebbe da pensare, un rifugio dove l’ardito marinaio potrebbe scansare la morte, se avesse la costanza di non allontanarsene più […]”.

E che dire del biblico Diluvio Universale, dell’ira di Dio contro quegli uomini che avevano tradito la sua fiducia? Nel Genesi“Noè aveva seicento anni, quando venne il diluvio, cioè le acque sulla terra. Noè entrò nell’arca e con lui i suoi figli, sua moglie e le mogli dei suoi figli, per sottrarsi alle acque del diluvio. Degli animali mondi e di quelli immondi, degli uccelli e di tutti gli esseri che strisciano sul suolo entrarono a due a due con Noè nell’arca, maschio e femmina, come Dio aveva comandato a Noè”. I tre autori, in Solo il mare intorno, nelle isole circondate dal mare e solo dal mare, sottendono a una paura ancestrale: se è vero che la vita ebbe inizio in questo liquido amniotico, è forse più vero che questo stesso liquido è sempre pronto a inghiottirla.

Danilo Arona ci porta sulle sponde dell’isola di Croatoan. Come per altri suoi romanzi, Danilo Arona, per conferire un volto al Male, si basa su fatti storici realmente accaduti: “Croatoan sound” trae infatti ispirazione da un articolo di Samuel D. Leigh pubblicato il 7 novembre su The Herald-Sun. Sul finire del 1.500 d.C., di una colonia inglese di 118 persone non si seppe più niente di niente. Un solo indizio: la parola Croatoan incisa sul tronco di un albero. Molte le ipotesi avanzate: furono i coloni forse decimati da una malattia a loro sconosciuta, o furono forse fatti fuori, senza pensarci su due volte, dagli indiani d’America; o, forse ancora, morirono e basta, sorpresi da un uragano! Danilo Arona in “Croatoan sound” rivisita la Storia, partendo da pochi dati e ipotesi, per portare il lettore dritto nelle feline fauci di un croat.

Angelo Marenzana ci porta in mezzo al niente, su Piedra Colorada, su un’isola rocciosa dove solo può vivere ciò che non ha vita. “Piedra Colorada” accoglie alcuni dei peggiori assassini che il mondo civilizzato abbia mai conosciuto. Sono stati tradotti su Piedra Colorada perché troppo pericolosi per stare altrove. All’improvviso però i detenuti scompaiono, nel nulla, senza lasciare alcuna traccia. Solo i granchi, demoni cremisi, a migliaia si radunano sulle rocce e rimangono lì, apparentemente fermi e innocui. C’è la necessità di scoprire la verità, tanto più che, tutto a un tratto, un misterioso polipo bianco fa la sua comparsa in mezzo alle onde e a impossibili scogli, taglienti più di lame di vetro. Non si può far finta di niente, non più. C’è la “carezza del demonio” su Piedra Colorada. Angelo Marenzana fa esplodere il Male strappandolo direttamente dal cuore dall’Inferno più nero e brogliato di Dante, lasciando a intendere che per nessuno davvero v’è minima ombra di salvezza.

Luigi Milani, in “L’isola senza morte”, riesuma Phil Summers, alter ego o simulacro di Layne Staley (cofondatore e frontman della storica band Alice in Chains). Phil è scomparso, tutti lo credono morto, ma non Kathy, giornalista d’assalto, che ha speso gran parte del suo tempo sulle tracce dell’ex leader di quella che fu una delle più popolari band del panorama musicale. Phil, non lo sa bene neanche lui come, finisce su un’isola dove i fantasmi sembrano vivi, di carne sangue e ossa. Su quest’isola incontra/ritrova Marie, la donna amata e purtroppo morta in un tragico incidente automobilistico. Phil intuisce che non può essere la “sua” Marie, non ha però né il coraggio né la voglia di abbandonare l’isola, pur comprendendo bene che si trova sotto l’influsso di un dio tanto ancestrale quanto oscuro e malefico. Luigi Milani rivisita e reinventa il mito del semi-divino Cthulhu: lo resuscita strappandolo (a forza) dal suo millenario sonno, dalle rovine di R’lyeh. “La città-cadavere, da incubo, chiamata R’lyeh … fu costruita incalcolabili eoni prima della storia conosciuta, da enormi, ripugnanti forme che gocciolarono dalle stelle oscure. Ivi si stabilirono il grande Cthulhu e le sue orde, nascosti in verdi, limacciosi sotterranei…”, scriveva Howard Philip Lovecraft ne Il richiamo di Cthulhu. Resta sol più da decidere se sia più geniale H.P. Lovecraft o Luigi Milani, che al ben noto tema lovecraftiano, con rispetto e sapienza, amalgama l’ossessione per i simulacri di Philip K. Dick.

di Giuseppe Iannozzi

 

 

 

Chi è Angelo Marenzana

Angelo Marenzana (Alessandria, 1954, scorpione). Autore con una ricca produzione di racconti pubblicati su riviste e antologie tra cui Il Giallo Mondadori, Urania, Cronaca Vera, Stop, Crimen, I Quaderni del Falcone Maltese, Omissis (Einaudi), e su antologie personali quali Frontiere (Edizioni Mobydick), Bel suol d’amore (Edizioni dell’Orso), La Casa di Hilde (Cordero Editore). Con Mobydick ha pubblicato Tre fili di perle, seguito da Destinazione Avallon (Robin Edizioni) e Buchi neri nel cielo (Perdisa Pop). Creatore del commissario Augusto Maria Bendicò ha dato alle stampe la trilogia Legami di morte (Dario Flaccovio Editore), Ora segnata (Iris 4 Edizioni) L’uomo dei temporali (Rizzoli Editore). Con Nero Press è uscito in versione ebook Piedra Colorada. Di prossima pubblicazione Alle spalle del cielo (Baldini & Castoldi). Per Algama ha pubblicato "La scelta del Caporale"

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