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L’occasione buttata alle ortiche dal Napoli e dalla Roma, Inter e Milan da incubo

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Meritatamente, pur iniziando a far sul serio solo a novembre quindi, la Juventus di mister Massimiliano Allegri si è laureata, per la quinta volta consecutiva, campione d’Italia. Alla Vecchia Signora, con l’augurio di iniziare a far bene il prima possibile pure in Europa, per la cronaca quest’anno la Champions non è stata affrontata col giusto e dovuto pathos, va un bel 9. Che voto dare alle altre cosiddette grandi squadre italiane?

Allora, il Napoli finanziato da Aurelio De Laurentiis (voto 5: al mercato invernale di riparazione avrebbe dovuto mettere mano al portafoglio per rinforzare la rosa, ndr), plasmato dal direttore sportivo Giuntoli (voto 7: sa il fatto suo) e allenato da mister Sarri (voto 5: conosce la materia ma piange troppo per non dire sempre. E’ forse questo il suo grande limite?,ndr), nonostante l’ottimo secondo posto, nonostante i gol del suo fantastico (10 e lode) bomber Higuain, ecco non va oltre il 7 poiché a febbraio, nel big match a Torino con la Juve doveva osare di più.

E anche durante la stagione appena conclusa, sì qualcosina in più avrebbe potuto offrire invece di scendere, talvolta in campo, con gli occhi spenti e la lingua pronta solo per accampare sterili polemiche avvallate da un Sarri eccessivamente formato Brontolo. La Roma? L’ex allenatore, che andava sostituito nel giugno 2015, Garcia è da 3, il subentrato, tardivamente (Sabatini e la società, per questo sono da 4,5) Spalletti invece si porta a casa un bellissimo 8 con l’augurio che possa imbattersi, tra due mesi alla ripresa, in una rosa rinforzata e solida.

Il Milan? Siamo alle comiche con un gruppo di calciatori improponibili e molli affidati a un trainer, nella fattispecie Brocchi, il sostituto di Mihajlovic, ancora da forgiare che rischia, allenando questa squadraccia rossonera, di bruciarsi. Certamente, qualora sabato vincesse la Coppa Italia nella finalissima contro la Juve, un pochino la situazione si colorerebbe, ma la strada che riporta alla grandezza passa, dalla Cina (Berlusconi venderà quote ai cinesi?) e sicuramente rimane e riammarrà assai impervia.

Passiamo sulla sponda nerazzurra del Naviglio milanese laddove Mancini (voto 3 alla sua seconda esperienza da coach manager all’Inter), nelle vesti di trainer plenipotenziario non convince, dove Thoir forse non se la sente di investire e anzi vorrebbe mollare e … ove l’ex patron Moratti gradirebbe tornare in sella, ma oggi, non può o non vuole farlo.

Stefano Mauri

 

 

 

 

 

Chi è Stefano Mauri

Stefano Mauri nato a Crema nel gennaio 1975, mese freddo e nebbioso per eccellenza. E forse anche per questo, per provare a guardare oltre la nebbia e per andare oltre le apparenze, con i suoi scritti prova a provocare, provocare per ... illuminare. Giornalista Free Lance, Sommelier, Food and Wine Lover, lettore accanito, poeta e Pierre appassionato, Stefano Mauri vive, lavora, scrive, degusta, beve e mangia un po' dappertutto. E ovunque si prefigge lo scopo di accendere se non una luce, beh almeno un lumino, che niente è come sembra, niente. Oltre a collaborazioni col mondo (il virtuale resta una buona strada, ma non è La Strada) web, Stefano Mauri, juventino postromantico e calciofilo disincantato, collabora con televisioni, radio e giornali più o meno locali. Il suo motto? Guardiamo oltre, che dietro le apparenze si cela il vero mondo.

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