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La teoria del complotto

fantasma

Sui social network hanno trovato la cura definitiva per il cancro!
Potrebbe sembrare una frase d’effetto, alla Salvini, e invece ha una sua ragione d’essere.
Se vi fosse capitato di vagare (dopo aver opportunamente staccato il cervello preventivamente) tra alcune pagine Facebook anche piuttosto popolari, vi sarete resi conto che fior di presunti giornalisti, all’occorrenza ingegneri, medici, scienziati e astronauti, hanno trovato documenti segretissimi riguardanti argomenti che, fino a quel momento, ritenevate chiari e inattaccabili.
E quindi ecco la sfilza di aerei mai piombati sulle torri gemelle, allunaggi ricostruiti in studio, case farmaceutiche corrotte, elisir di lunga vita tenuti nascosti, alieni, mostri e puffi che infestano vecchie trattorie lungo il passo della Cisa.
Ce n’è per tutti i gusti.
E non è che si limitano a dirti “Guarda che sulla luna gli americani non sono mai stati. Lo vedi che manca l’ombra della bandiera?”
No, loro hanno pronti all’uso esperti in ogni ambito.
Bandierologi, ombrologi e forzadigravitologi di fama. Tutta gente con un curriculum da far impallidire Newton.
Avete mai provato a commentare un articolo dei suddetti illuminati?
E’ fantastico! Dovreste provarci, anche solo per regalarvi un sorriso, per sentirvi meglio.
Anzi, ve la offro io una cura gratuita contro l’infelicità: aprite una delle pagine in questione e commentate sotto la notizia “Le scie chimiche provocano il cancro” con una battuta di spirito.
Non esagerate, mi raccomando. Tra gli appartenenti al nutrito gruppo ci sarà sempre uno sciologo pronto a spiegarvi la questione. Vi snocciolerà dati, vi fornirà link statunitensi di sicuro affidamento e vi dirà che il cugino di un suo amico delle medie ha avuto, una volta, un foruncolo che è esploso provocando un passaggio spazio-temporale che l’ha portato (udite, udite) nel passato. Giusto in tempo per scoprire che Kennedy fu ammazzato da uno dei Beatles ma che, per il vostro bene, non potrà dirvi quale dei quattro.
Lo ammetto, una volta ci provai anch’io. A scrivere un commento, intendo, non a uccidere Kennedy.
In sincera buona fede lessi un articolo riguardante la dieta vegana per curare il cancro e dissi la mia, con l’eleganza e il garbo che mi contraddistinguono.
Beh, posso dirvi che il commento meno offensivo che incamerai fu “Ammazzati, coglione”.
Non lo feci. L’avrete capito nel leggere queste righe e, nel caso ve lo stiate chiedendo, no, non sono morto e non sono un ghost writer.
Ora, sarei anche disposto ad ammettere che qualche giro di denaro sporco riguardo ai farmaci possa anche esserci, che Lee Harvey Osvald fosse uno della CIA, che la faccenda dell’arca di Noè possa essere quantomeno improbabile, che il nostro vicino di casa, quello che passa la sera a ruttare e a guardare le repliche de Il contadino cerca moglie possa essere un alieno, che nostra madre ci abbia sempre fregato spacciandoci gli spinaci come unico strumento per diventare incredibilmente forzuti.
Posso anche ammetterlo…
Ma che Amanda Lear possa essere davvero una donna, no. Proprio non posso.
Ed è per questo motivo che ho deciso di assegnarmi autonomamente una laurea honoris causa in “zenzerologia” affinché, è bene lo sappiate, se vi doveste trovare a discutere con qualcuno che cercherà di convincervi che lo zenzero possa curare il Parkinson, abbiate nel sottoscritto un valido alleato per mandarlo al diavolo.
Con le giuste credenziali per poterlo fare, naturalmente.

Chi è Alex Rebatto

Alex Rebatto, classe 1979. Ha collaborato nei limiti della legalità con Renato Vallanzasca ed è stato coautore del romanzo biografico “Francis”, sulle gesta del boss della malavita Francis Turatello (Milieu editore), giunto alla quarta ristampa. Ha pubblicato il romanzo “Nonostante Tutto” che ha scalato per mesi le classifiche Amazon. Per Algama ha pubblicato il noir "2084- Qualcosa in cui credere"

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