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I Love Silvio

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Quanto mi manca Silvio Berlusconi…
Lo pensavo proprio ieri sera mentre seguivo con scarsissimo interesse la trasmissione di Floris su LA7, curioso di sentire le opinioni generali riguardanti la morte del guru dei 5 stelle.
Il solito cordoglio, le solite correzioni del passato, i presupposti immancabili.
Non c’era mordente. Mancava il pathos dei tempi d’oro, quelli in cui Santoro sguinzagliava Travaglio sul coro de “La libertà” di Gaber.
Già, Travaglio. L’ormai stanco ed invecchiato Travaglio, con il suo sorriso beffardo ormai opaco e scalzato da quello più sveglio e saccente del suo delfino diventato squalo, con i denti affilati in bella vista dalla Gruber.
Casaleggio, pazzo visionario fino a due settimane fa ed ora straordinario innovatore, lascia una politica che non interessa più, che non fa ascolto.
I vari talk colano a picco come il Titanic, Grillo si rifugia in teatro, Renzi girovaga per il mondo in visite ufficiali, Salvini strepita contro tutto e tutti seguendo la corrente, e poi la Meloni, la Serracchiani, Civati…
Ma vi ricordate di Silvio, il nostro amato Presidente del Consiglio?
Quanto ci siamo divertiti?
Al bar non si parlava d’altro: “Hai visto che ha fatto, stavolta?”
E giù a ridere. Perché, diciamocelo chiaro, Berlusconi poteva piacere o non piacere, però ti movimentava la vita.
Ti svegliavi la mattina già allegro, ti sfregavi le mani accendendo la tv e pensavi:
“Chissà cosa avrà combinato.”
E lui, il Presidente, non deludeva mai.
Il “cucù” alla Merkel…
Il “Mister Obama!” urlato al presidente degli Stati Uniti.
Le corna sulla testa dei ragazzini.
E poi i lifting, i capelli che ricomparivano all’improvviso, i souvenir che venivano lanciati e le barzellette. Le escort, la figlia di Mubarak, l’igienista dentale che diventava consigliere regionale, Vespa che gli baciava la mano…
Quanto era bello quando Daniele Luttazzi lo attaccava platealmente sulla Rai, gli chiudevano la trasmissione e lui replicava gli insulti nei teatri pieni zeppi?
Quando telefonava a Santoro gridando “si contenga” e poi riattaccava, come il miglior Fantozzi con il supermegadirettore galattico?
Che bei tempi…
Cosa? Che dite?
La rovina del paese?
Ma quelle sono stronzate!
Siamo seri, dai. Ci stiamo bevendo uno che si candida a sindaco di Roma e poi dichiara di voler risolvere il problema dei topi nella capitale liberando cinquecentomila gatti asiatici.
L’avete sentita questa? No, non l’ha detta un Martufello qualsiasi e neppure un Branduardi sotto acido.
L’ha detto un senatore della Repubblica italiana. Uno da dodicimila cucuzze al mese.
Ormai non ci facciamo più caso a lui. Quando se ne esce con le sue idee ci limitiamo a fare spallucce, ignorandolo come si fa con il vecchio nonno rincoglionito che scorreggia rumorosamente durante il pranzo di natale.
Ho già accennato ai dodicimila euro, vero?

razzi

Mah.
Non so voi, ma io penso sia arrivata l’ora di organizzare una rivolta popolare e pretendere che il senatore Razzi diventi Presidente del Consiglio honoris causa.
Approfittiamo che Renzi è fuori sede e spodestiamolo.
Il paese andrà definitivamente alla deriva, è ovvio.
Ma quanto ci divertiremmo?

 

Alex Rebatto

Chi è Alex Rebatto

Alex Rebatto, classe 1979. Ha collaborato nei limiti della legalità con Renato Vallanzasca ed è stato coautore del romanzo biografico “Francis”, sulle gesta del boss della malavita Francis Turatello (Milieu editore), giunto alla quarta ristampa. Ha pubblicato il romanzo “Nonostante Tutto” che ha scalato per mesi le classifiche Amazon. Per Algama ha pubblicato il noir "2084- Qualcosa in cui credere"

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