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Come e perché aprire un sito d’informazione: costi e soluzioni

Con l’editoria tradizionale in crisi irreversibile, nascono dal nulla nuove realtà di successo. Ecco come e perché aprire un sito d’informazione online. I casi di Blastingnews.com e lo scivolone di Beppegrillo.it. Ecco come muoversi per entrare nel mercato editoriale con un nuovo sito d’informazione

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Il mercato editoriale negli ultimi è radicalmente mutato e la crisi dei giornali cartacei è ormai irreversibile. Con la diffusione capillare di smartphone e tablet sempre più gente si rivolge all’informazione online, dove i contenuti sono gratuiti e integrano al proprio interno approfondimenti sia scritti che video.

edicolaLA CHIUSURA DELLE EDICOLE E LA CRESCITA DELLA PUBBLICITÀ ONLINE- Secondo quanto raccontato da Vice lo scorso settembre, dal 2001 ad oggi avrebbero chiuso in Italia qualcosa come 13mila edicole, quasi un terzo del totale, portandole a circa 28mila, quasi 40 solo a Milano nel 2015. Da una parte sempre meno gente va a comperare un giornale, dall’altra sempre meno editori sono presenti sul mercato a causa di un fenomeno poco noto al grande pubblico: il cosiddetto meccanismo delle “rese anticipate”, per il quale un nuovo editore che prova a presentarsi con un prodotto, quando non sospinto da campagne pubblicitarie televisive, se lo vede tornare indietro (con percentuali anche intorno al 50%) il giorno stesso della consegna. Il che, se da un lato soffoca il mercato, dall’altro porta al suo impoverimento e, di conseguenza, alla chiusura di nuove edicole. Per contro, uno studio di IAB Europe, ha mostrato come l’online adversiting abbia raggiunto in nove anni (2006-2015) il 30,4% del mercato pubblicitario europeo.

napoliLA NUOVA EDITORIA, NAPOLI CAPITALE- Questo ha portato alla nascita online di realtà editoriali estremamente diverse da quelle tradizionali, dove l’idea e la preparazione e non il capitale iniziale costituiscono la vera chiave del successo. Idee che spesso trovano impreparati i grandi colossi della carta stampata. Se vi abbiamo dimostrato, ad esempio, come la recente pubblicizzatissima iniziativa del Corriere della Sera di far pagare i contenuti online costituisca un grossolano errore (basta cancellare la cache per vedersi azzerati i contenuti gratuiti disponibili, provate anche voi), sono nati per contro, fuori dal circuito tradizionale dell’informazone, siti che hanno ottenuto e stanno ottenendo un clamoroso successo. È il caso di fanpage.it, testata giornalistica aperta a Napoli nel 2011 che vanta qualcosa come più di 5,2 milioni di fan su Facebook (oltre il doppio di Corriere e Repubblica) o del più recente blastingnews.com, magazine nato nel 2013 con sede in Svizzera e opera di alcuni giovani bocconiani, che Alexa piazza addirittura al 17mo posti tra i siti visti in Italia, tra quelli d’informazione nientemeno che il terzo, dopo Repubblica e Corriere.

Beppe-GrilloNon si tratta di un abbaglio: Alexa, gruppo Amazon, è tra le principali aziende mondiali che si occupano di statistiche internet ed è partner di Google nel determinare il ranking di un sito (la popolarità). Viene usata da Google  nell’estensione di Chrome per certificare il ranking del sito nell’Open Seo Stats. Vi abbiamo raccontato come operi e come analizzi quotidianamente la Rete con margini di errore molto bassi (soprattutto in caso di siti molto visitati), palesando anche le fluttuazioni vertiginose di importanti siti: se nel 2009 Forbes definiva Beppe Grillo una webstar basandosi sui dati di Alexa e piazzando il suo sito al settimo posto nel mondo, a febbraio dello scorso anno Beppegrillo.it veniva dato al 154mo posto in Italia. Oggi lo fa addirittura scivolare al 354mo posto in Italia, 13448mo nel mondo. In compenso, ancora da Napoli arriva un’altra importante e fresca realtà nel mondo dell’informazone: Retenews24.it, nata nel 2013 e piazzata da Alexa al 65mo posto in Italia e 3179mo nel mondo. Significa che internet offre enormi potenzialità potenzialità, basta avere l’idea giusta.

 

COME APRIRE UN SITO D’INFORMAZIONE

LA SOCIETÀ- Retenews24.it è una srl, con capitale sociale di 10mila euro. Ma oggi una società editoriale può essere fondata anche come srls, quelle con capitale sociale da 1 euro: si ha lo svantaggio che le banche non fanno affidamenti iniziali, ma la Rete non impone grandi investimenti. Tutt’altro. I costi sono nell’ordine di qualche centinaio di euro per aprire e altrettanti per mettere in piedi il sito. La registrazione al tribunale come testata giornalistica dipende solo dalla frequenza con cui uno vuol aggiornare il sito: se non è costante, non serve. Servirà invece l’iscrizione al Roc, registro degli operatori della comunicazione.

aranzullaLA NICCHIA E L’AUTOREVOLEZZA- Se da una parte è possibile mettere in piedi un giornale online d’attualità con investimenti davvero bassi (che comportano almeno 10 aggiornamenti al giorno per farlo funzionare e un lavoro minimo di sei mesi per creare del traffico interessante), dall’altra si può anche aprire un sito d’informazione specializzata che non necessita di strutture e di un gran numero di collaboratori, ma che si basa sull’autorevolezza di chi scrive. È il caso di aranzulla.it, il sito di Salvatore Aranzulla, tra i siti di informatica più seguiti in Italia, che Alexa piazza, in vertiginosa crescita, al 75mo posto.

QUANTO COSTA APRIRE UN SITO D’INFORMAZIONE- Aprire un sito internet può costare in media 50 euro l’anno su un provider, molti dei quali vi facilitano nell’installazione del CMS sul dominio. Il CMS altro non è che la piattaforma sulla quale costruire il sito. La quasi totalità dei siti d’informazione in Italia usa WordPress, il cui sistema intuitivo può far approcciare chiunque, anche chi di codici html non sa assolutamente nulla: questo significa che non dovete pagare un tecnico, come accadeva fino a qualche tempo fa, per costruire un sito. E significa che neppure dovete pagare un tecnico decine o centinaia di migliaia di euro per dare uno stile al vostro sito: i cosiddetti temi (quelli che caratterizzano l’aspetto del sito) possono essere personalizzati da migliaia di plugin gratuiti di Worpdress e i migliori costano poche decine di euro, con aggiornamenti e supporto gratuito a vita.

LA QUESTIONE FOTOGRAFIE E LA SOLUZIONE- La questione delle fotografie utilizzabili è ancora molto dibattuta. Oggi non esiste una legge che punisca subito chi usa foto che trova online (il motivo per il quale diverse agenzie, veri e propri colossi, sono finite al collasso e hanno chiuso), ma lo fa solo in caso di reclamo non accettato: se uno scrive al sito facendo presente il proprio copyright, il proprietario del sito deve rimuovere l’immagine o pagarla. È molto probabile che presto arriveranno nuove leggi. Ma anche qui la Rete è in anticipo e prevede soluzioni complete e risolutorie, specie nel caso in cui, per un sito d’informazione di nicchia, si utilizzino principalmente foto generiche: si veda ad esempio ciò che propone 1&1. Nel pubblicizzare il nuovo tipo di dominio .news, apposito per chi vuol aprire un sito d’informazione, propone qualcosa l’appoggio a 10mila layout e l’accesso a 20 milioni tra app e immagini cui attingere a 4,99 euro al mese. Si tratta di investimenti alla portata di chiunque.

LA PUBBLICITÀ E LA DIFFUSIONE- Neppure per la pubblicità esistono problemi in Rete. L’ideale è inizialmente iscriversi ad Adsense, che offre in assoluto i migliori margini di guadagno, anche se comporta alcune limitazioni a ciò di cui potete scrivere sul sito. Ma, una volta entrati nel mercato, vi accorgerete dell’esistenza di circuiti di affiliazione e dell’esistenza di nuove concessionarie pronte a prendere in gestione la vostra pubblicità nel caso in cui le visite al sito siano molto alte. Non pensate troppo a cercarle: realizzate i numeri. Vi cercheranno loro.

axel-springerSOCIAL E GOOGLE NEWS- Certo, bisognerà studiare un po’. Anche se in maniera molto relativa: la Rete è piena di tutorial. Fondamentale è ad esempio creare una rete social e iscriversi ad aggregatori di notizie, in grado di diffondere i vostri contenuti. Se volete aprire un sito d’informazione di nicchia, del genere guide, provare a iscrivervi a Google News non vi servirà. Se invece puntate all’attualità, risulterà fondamentale, perché moltiplicherà il vostro traffico online. Non ci credete? Nel 2014, in Spagna, gli editori avevano fatto guerra a Google News e il governo aveva imposto una “link tax” perché il motore di ricerca pagasse un equo compenso a chi, dal motore di ricerca delle notizie, finiva ai contenuti dei giornali: Google rispose escludendo gli editori spagnoli dalla sezione news e in due settimane questi persero il 15% del traffico. Tanto che ci ripensarono subito. Stessa sorte per Axel Springer, uno dei più importanti editori tedeschi, che chiese a Google di escluderlo dalle News a meno di non essere pagato: perse l’80% del traffico. E tornò a testa bassa a chiedere l’inclusione. Segno che, ancora una volta, l’editoria tradizionale fatica a comprendere quale sia il futuro. E che oggi, più che mai, se lo si capisce per tempo, c’è davvero spazio per nuove realtà. Alla portata di tutti.

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