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Giallo di Pordenone: in un profilo Facebook la soluzione?

Gli investigatori del giallo di Pordenone hanno scoperto un profilo Facebook dal quale sarebbero partiti messaggi aggressivi verso Teresa Costanza. A gestirlo sarebbero stati i due fidanzati indagati

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Nuovi sviluppi sull’inchiesta per il duplice delitto di Trifone Ragone e Teresa Costanza, assassinati misteriosamente in quello che è noto come il giallo di Pordenone. Stavolta la svolta potrebbe arrivare da un profilo “social”.

Giallo di Pordenone: una nuova indagata per il delitto di Trifone Ragone e Teresa Costanza –LEGGI FOTO

GLI INDAGATI – Indagato per aver ucciso i due fidanzati con una Beretta 7.65 è Giosuè Ruotolo, ex coinquilino di Trifone. Con lui nel mirino è finita anche la compagna Maria Rosaria Patrone, con l’accusa di favoreggiamento e istigazione.

Giallo di Pordenone, parla l’indagato per l’omicidio di Trifone e Teresa: “Non sono stato io” –LEGGI | FOTO

LE TELECAMERE – Le telecamere della zona avevano inquadrato l’Audi A3 di Ruotolo che tentava di parcheggiare davanti alla palestra per poi andar via. Una palestra nella quale era iscritto da due mesi e in cui non andò più dopo gli omicidi. Un testimone ricorda di aver visto quell’auto allontanarsi al momento degli spari, scambiati inizialmente per petardi.

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LA DINAMICA – L’auto “scomparve” per sette minuti dagli obiettivi delle telecamere. Gli investigatori ritengono che, in quei momenti, Ruotolo parcheggià vicino all’auditorium, da dove raggiunse a piedi il laghetto per liberarsi dell’arma.

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IL PROFILO FACEBOOK – In un quadro essenzialmente indiziario, il reparto telematico del Ros ha ora scoperto un profilo Facebook, cancellato dopo il duplice delitto, dal quale sarebbero partiti messaggi aggressivi verso Teresa a attraverso cui la coppia sarebbe stata “spiata”. Il profilo, a quanto trapela, era gestito proprio da Ruotolo e dalla compagna.

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IL MOVENTE – C’era tensione tra le due coppie? E perché? Tra i tanti moventi ipotizzati, non ce n’è ancora uno che possa apparire granitico. Il legale di Ruotolo, Rigoni Stern, ha detto al Messaggero Veneto che l’ipotesi del profilo Facebook si rivelerà un fuoco di paglia. Intanto emerge che, di fatto, tra l’indagato e Trifone non c’erano né telefonate, né sms e neppure un’amicizia su Facebook da diverso tempo. Il caso, insomma, pare sempre più intricato.

Edoardo Montolli per Oggi.it

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