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Facebook: un buon modo per ritrovare vecchi amici defunti

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“Benissimo, ci siamo tutti. Ora sediamoci attorno al tavolino, accendiamo le candele e teniamoci per mano. Nessuno spezzi la catena, altrimenti il rito non funziona. Ultima cosa, mi raccomando: nessuno parli se non interpellato, rida o dica spiritosaggini. Altrimenti l’ammazzo e poi ci tocca fare un’altra seduta spiritica. Tutto chiaro?”
“Signor medium?”
“Magari. Dopo i bagordi natalizi sono una XXL. Che vuoi?”
“Ma non basterebbe un post su Facebook?”
“Mi prendi alla sprovvista, ragazzo. Che vuoi dire?”
Ed è così che l’altra sera, poco prima di evocare lo spirito della suocera di un mio ex collega, ci ritrovammo a ragionare sull’uso mistico che può esercitare il più noto social network del mondo. E non solo di questo mondo, evidentemente.

Quanti di noi, nei momenti di cazzeggio quotidiano, si sono ritrovati davanti ad alcuni post che recitavano quasi sempre la medesima trafila?
“Addio, Antonio. Te ne sei andato troppo presto. Il mondo non sarà più lo stesso senza di te. Riposa in pace. Salutami la zia e ricordale di quella cosa dei numeri. Ti manda un bacio anche la piccola Ottavia e il cane Birillo. Se dovessi vedere la signora Guglielmi, quella del quarto piano, dille che mi dispiace tanto per la faccenda delle briciole sul balcone. P.S. Ci mancano un sacco i tuoi infiniti racconti di guerra e l’elenco delle tue malattie durante i pranzi domenicali. Forse avremmo dovuto darti più ascolto. Ad ogni modo, ciao.”
A questo tipo di post, poi, generalmente arriva al seguito la sfilza di commenti tipo:
“Condoglianze”, “RIP – Riposa in pace”, “Ti sono vicina in questo momento di sofferenza”, “Ora è in un posto migliore” e tutto il repertorio di rito.
Come se a qualcuno fosse davvero stato a cuore il povero nonno Antonio, un uomo disgustoso e dal carattere impossibile, a dirla tutta.
La morte, si sa, è il miglior pretesto per diventare tutti più buoni. Quindi se “il dolore è ancor più dolore se tace”, una frase di circostanza serve solo a chi ha scritto il post per sentirsi considerato. Di certo non al povero defunto, che a 87 anni a malapena sapeva di chiamarsi Antonio, figuriamoci cosa fosse Facebook, gli sconosciuti amici tanto addolorati e le faccine contrite con la lacrimuccia.
Ma allora perché, Dio del cielo, salutare il nonnino scrivendogli pubblicamente?
Tra le fiamme dell’inferno, dove si trova ora il nonno, è improbabile possa avere una buona connessione tanto quanto è improbabile abbia Sky!
(Questa minchiata di Sky all’inferno è, in realtà, il vero pretesto per cui state leggendo questo pezzo. NDR)

Concludo con un’ultima sottile riflessione: cosa proverebbe il povero nonno Antonio sapendo che, all’annuncio della sua triste dipartita, un centinaio di sconosciuti abbiano sottolineato l’avvenimento con un “Mi piace”?
Beh, vi saluto. Torno alla mia seduta spiritica.
Probabilmente non si farà vivo nessuno ma, in fondo, non importa.
Vi partecipo solo per poter interrompere la catena con la meravigliosa battuta su Sky all’inferno.

 

Alex Rebatto

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Chi è Alex Rebatto

Alex Rebatto, classe 1979. Ha collaborato nei limiti della legalità con Renato Vallanzasca ed è stato coautore del romanzo biografico “Francis”, sulle gesta del boss della malavita Francis Turatello (Milieu editore), giunto alla quarta ristampa. Ha pubblicato il romanzo “Nonostante Tutto” che ha scalato per mesi le classifiche Amazon. Per Algama ha pubblicato il noir "2084- Qualcosa in cui credere"

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