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Il New York Times: “C’è Al-Adnani dietro le stragi di Parigi ”. Ecco chi è davvero

 

al-adnani

 

 

Se vi chiedete oggi chi sia Abu Muhammad Al-Adnani, sappiate che secondo il New York Times, è la mente che sta dietro le stragi di Parigi. Ha 38 anni ed è l’uomo che ha annunciato la nascita del Califfato. Il portavoce di Al-Baghdadi. Sulla sua testa c’è una taglia di cinque milioni di dollari. Tanti, soprattutto se si pensa che dovrebbe essere morto da un pezzo.

L’ESORDIO- Per capire l’importanza del personaggio, è lui l’uomo della strategia dei video dell’Isis. Ma non solo. Il 29 giugno 2014, poco prima dell’inizio del Ramadan in Siria, è Al-Adnani che pontifica su internet: «La Shura ha deciso di annunciare la restaurazione del Califfato Islamico. Lo sceicco jihadista Abu Bakr al-Baghdadi è stato designato Califfo dei musulmani dovunque situati nel mondo. La Shura ha stabilito che le parole Iraq e Levante vengano eliminate dalla sigla Isis e che dunque il nome ufficiale del Califfato sarà semplicemente: Stato Islamico».

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IL DUALISMO CON AL QAEDA- Contestualmente ordina ai fondamentalisti concorrenti, al-Qaeda e al-Nusra, di aderire al nuovo Stato Islamico. Un ordine che, com’è noto, porterà l’Isis ad avere in al-Qaeda un acerrimo oppositore.

GIORNALISTI A SERVIZIO- A fine estate 2014 Al-Adnani organizza un incontro coi giornalisti indipendenti. Si fa per dire. Con grande magnanimità il portavoce di Al-Baghdadi manda loro un comunicato dicendo che sono liberi di seguire quanto avviene all’interno dello Stato Islamico purchè accettino 11 piccole regole: la prima è di giurare fedeltà al Califfo, la seconda è di sottoporre all’Ufficio Stampa del Califfato tutto ciò che vogliono pubblicare. Sulle altre nove si può abbondantemente soprassedere.

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GLI STRALI- Al-Adnani, uomo macchina del regime, è sempre quello che in ogni comunicato fa sapere che verranno prese le città degli infedeli e schiavizzate le loro donne. E ancora che annuncia: “Istituiremo un Califfato islamico in Sinai. Sarà il primo passo sulla strada dell’invasione di Gerusalemme”.

ROMA A NOI- Ma soprattutto, Al-Adnani è l’uomo che da sempre minaccia Roma. Su Twitter, ad esempio: “Distruggeremo la vostra croce e prenderemo le vostre donne”. E il richiamo più forte: “Se non sarà possibile trovare un ordigno improvvisato per colpire americani, francesi e loro alleati, rompetegli la testa con un sasso, squartateli con un coltello, buttateli di sotto oppure investiteli con una vettura”.

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MORTO IN ATTACCO CHIRURGICO- Senonchè, Al-Adnani dovrebbe essere già morto. In uno di quegli attacchi chirurgici americani, non so se avete presente: i missili intelligenti che colpiscono solo il bersaglio piccolo e non fanno danni alla popolazione. A parte qualche effetto collaterale: secondo il Sohr (Syrian Observatory for Human Rights) si conterebbero, dal 20 ottobre 2014 al 20 novembre 2015, qualcosa come 42234 attacchi intelligenti, 22370 bombe sganciate, 6889 civili ammazzati. Di cui 969 donne e 1436 bambini.

LA STRAGE- Ecco, Al-Adnani è morto nell’autunno 2014, durante un raid aereo nel distretto iracheno di Qaim, a ovest di Baghdad, non lontano dal confine siriano. Una strage precisa nei minimi dettagli: dicono che abbiano ucciso lui, tutti i capi dell’Isis dell’Iraq e pure Al-Baghdadi, il Califfo. Loro e anche i figli. La notizia della morte certa di Al-Adnani la danno la tv saudita Al-Hadath e Al Manar di Hezbollah. Ci sarebbero pure dei testimoni. Poi, la resurrezione: Al-Adnani torna a mandare minacce da Twitter. Secondo gli esperti di intelligence si tratta di un fake. Ma poi, bisogna forse ricredersi.

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FAREMO ESPLODERE LA TORRE EIFFEL- Al-Adnani riprende infatti i suoi proclami: “conquistare Roma e spezzare le croci con il permesso di Allah”. E ancora, a gennaio: “Presto questa campagna crociata sarà sconfitta e dopo, se Dio vuole, ci incontreremo a Gerusalemme, poi l’appuntamento è a Roma. Ma prima gli eserciti della croce saranno sconfitti a Dabiq”. Marzo: “Se l’Occidente e gli Stati Uniti vogliono le roccaforti dell’Isis, l’Isis vuole Parigi, Roma e l’Andalusia, dopo aver fatto esplodere la Casa Bianca, il Big Ben e la Torre Eiffel”.

SENZA CARISMA- Gli esperti di intelligence, ancora loro, quando si parlava di un possibile successore di Al-Baghdadi, dissero che Al-Adnani non aveva il carisma per sostituirlo. Oggi affermano che è la mente dietro gli attentati di Parigi. Sarà senz’altro così. Ma sempre che un giorno Al-Adnani non torni a morire, magari col cadavere subito sepolto in mare secondo tradizione, la domanda è: chi morì, insieme ai propri figli, nell’ “attacco chirurgico” dell’autunno scorso al posto di Al-Baghdadi, Al-Adnani e soci?

Edoardo Montolli

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Chi è Edoardo Montolli

Edoardo Montolli, giornalista, è autore di diversi libri inchiesta molto discussi. Due li ha dedicati alla strage di Erba: Il grande abbaglio e L’enigma di Erba. Ne Il caso Genchi (Aliberti, 2009), tuttora spesso al centro delle cronache, ha raccontato diversi retroscena su casi politici e giudiziari degli ultimi vent'anni. Dal 1991 ha lavorato con decine di testate giornalistiche. Alla fine degli anni ’90 si occupa di realtà borderline per il mensile Maxim, di cui diviene inviato fino a quando Andrea Monti lo chiama come consulente per la cronaca nera a News Settimanale. Dalla fine del 2006 alla primavera 2012 dirige la collana di libri inchiesta Yahoopolis dell’editore Aliberti, portandolo alla ribalta nazionale con diversi titoli che scalano le classifiche, da I misteri dell’agenda rossa, di Francesco Viviano e Alessandra Ziniti a Michael Jackson- troppo per una vita sola di Paolo Giovanazzi, o che vincono prestigiosi premi, come il Rosario Livatino per O mia bella madu’ndrina di Felice Manti e Antonino Monteleone. Ha pubblicato tre thriller, considerati tra i più neri dalla critica; Il Boia (Hobby & Work 2005/ Giallo Mondadori 2008), La ferocia del coniglio (Hobby & Work, 2007) e L’illusionista (Aliberti, 2010). Dirige la casa editrice Algama (www.algama.it).

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