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Quel che non sapete della strage di Erba: le intercettazioni scomparse del testimone

Sul primo numero di Crimen si racconta la storia di alcuni elementi mai entrati nel processo sulla strage di Erba: le intercettazioni di Mario Frigerio respinte al processo. E quelle scomparse e mai allegate senza un perchè

 

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«Guardi, io non volevo ancora dirlo proprio perché volevo capire ma quando alla fine mi è uscito il nome volevo come liberarmi e gliel’ho detto al comandante Gallorini perché era proprio un peso che avevo, che volevo dirlo. Infatti mi sono liberato e gli ho detto “sì, è lui”». Così raccontò in aula Mario Frigerio, unico testimone e sopravvissuto alla strage di Erba. E proseguì: «Gli ho chiesto perché mi ha fatto questo nome e il Carabiniere mi ha chiesto “adesso le faccio io una domanda: perché piange in questo modo?” è lì che gliel’ho detto che era lui, che mi sono proprio liberato e lì gli ho detto il nome dell’Olindo». Frigerio, dunque, dopo aver indicato a lungo l’aggressore come uno sconosciuto olivastro più alto di lui, facendo presente al primo magistrato che lo interrogò che la casa di Raffaella Castagna era frequentata da extracomunitari di etnia araba, disse che dal 20 dicembre 2006, il giorno con l’incontro con Gallorini, si “liberò” e ammise di aver sempre saputo che ad aggredirlo era stato il bianco, noto e più basso di lui Olindo Romano. Anche il figlio Andrea ricordò in aula che, quando Gallorini fece al padre il nome di Olindo, il papà «aveva l’espressione come se dicesse “ci siete arrivati”, come se si aspettasse quel nome… E dopo il colloquio coi carabinieri gli ho chiesto se era sicuro, gli ho chiesto…». E il padre gli avrebbe risposto sempre sì.

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I VERBALI

Eppure Andrea Frigerio rilasciò le prime informazioni alla polizia di stato dell’ospedale Sant’Anna, dov’era ricoverato il padre, il 21 dicembre 2006, il giorno dopo l’incontro con Gallorini. E disse che suo padre non aveva mai modificato il proprio racconto, ossia quello dell’uomo olivastro che avrebbe potuto riconoscerlo dalle foto segnaletiche. Il nome di Olindo, nel verbale, non compare proprio. Così come non compare nelle dichiarazioni fatte il 23 dicembre dalla sorella Elena, che assistì al colloquio del padre con Gallorini. E ancora: delle domande di Andrea fatte al padre su Olindo dopo il colloquio coi carabinieri non c’è alcuna traccia né sui brogliacci né negli audio delle intercettazioni ambientali disposte nella stanza. Le domande compaiono solo il 26, dopo che il padre farà il nome di Olindo ai magistrati.

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LE INTERCETTAZIONI RESPINTE

In realtà Mario Frigerio terminò il colloquio con Gallorini sostenendo che lui pensava «ad altra gente» come aggressore e Gallorini aggiunse che però lui gli aveva «messo il dubbio».

Sicuro? Al processo d’appello furono respinte due clamorose intercettazioni ambientali del 22 e del 24 dicembre bollate sui brogliacci come “conversazioni non utili alle indagini”. Il 22 dicembre l’avvocato di Frigerio Manuel Gabrielli chiedeva al suo assistito di sforzarsi di rivivere come «un film» l’accaduto, perché  «magari se le viene in mente qualcosa che può essere utile». Disse che bisognava «sperare tanto nei Ris di Parma». Non solo non veniva mai fatto il nome di Olindo, ma non c’era nemmeno il ricordo preciso di una faccia. Tanto che Gabrielli gli chiese dell’ambiente di Azouz: «Ma lei l’aveva visto ultimamente Marzouk da quelle parti?». E provò invano a fargli ricordare il volto dell’assassino: «Ma lei si ricorda di questo viso qua si ricorda il viso o si ricorda solo una particolarità del viso…».

Frigerio sussurrò qualcosa. E il legale: «Erano proprio capelli?»

«Penso di sì». E Gabrielli provò a insistere: capelli «tirati in avanti così?» E prese a ripetere le parole del testimone: «però corti… non era stempiato, pieno quindi, un po’ come suo figlio seppure va un po’ indietro, un po’ di più…». Alla fine si arrese: «se le viene in mente qualcosa mi raccomando mi faccia sapere». Dunque Frigerio, due giorni dopo il “riconoscimento” con Gallorini, non sapeva nemmeno descrivere il suo aggressore al proprio avvocato. Tantomeno gli parlò di Olindo. Si può pensare che forse non volesse parlargliene. Però il 24 dicembre, quando la figlia Elena dice al padre che il 26 dicembre, Santo Stefano, saranno da lui i magistrati, Frigerio risponde con parole che lei e il fratello Andrea ripetono. «Io non c’ho un cazzo…» e tra i sussurri della registrazione, sembra che il testimone aggiunga: «…niente di dire». Anche perché, la figlia, che lo vede agitato, risponde subito: «Nooo, vuole sapere (il magistrato ndr) se c’era qualche novità…papi vai tranquillo, va che io son tranquilla».

Quindi Frigerio sosteneva di non avere nulla da dire ai magistrati: e nemmeno qui si fa il nome di Olindo.

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LE INTERCETTAZIONI SCOMPARSE

Di fatto, la mattina del 26, giorno di Santo Stefano, dopo aver detto ai figli di non avere nulla da dire ai magistrati, Mario Frigerio farà loro il nome di Olindo. 

Edoardo Montolli

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Chi è Edoardo Montolli

Edoardo Montolli, giornalista, è autore di diversi libri inchiesta molto discussi. Due li ha dedicati alla strage di Erba: Il grande abbaglio e L’enigma di Erba. Ne Il caso Genchi (Aliberti, 2009), tuttora spesso al centro delle cronache, ha raccontato diversi retroscena su casi politici e giudiziari degli ultimi vent'anni. Dal 1991 ha lavorato con decine di testate giornalistiche. Alla fine degli anni ’90 si occupa di realtà borderline per il mensile Maxim, di cui diviene inviato fino a quando Andrea Monti lo chiama come consulente per la cronaca nera a News Settimanale. Dalla fine del 2006 alla primavera 2012 dirige la collana di libri inchiesta Yahoopolis dell’editore Aliberti, portandolo alla ribalta nazionale con diversi titoli che scalano le classifiche, da I misteri dell’agenda rossa, di Francesco Viviano e Alessandra Ziniti a Michael Jackson- troppo per una vita sola di Paolo Giovanazzi, o che vincono prestigiosi premi, come il Rosario Livatino per O mia bella madu’ndrina di Felice Manti e Antonino Monteleone. Ha pubblicato tre thriller, considerati tra i più neri dalla critica; Il Boia (Hobby & Work 2005/ Giallo Mondadori 2008), La ferocia del coniglio (Hobby & Work, 2007) e L’illusionista (Aliberti, 2010). Dirige la casa editrice Algama (www.algama.it).

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