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Il caso del Comandante Francesco Schettino e il sistema limbico

Dopo le polemiche sull’uscita del libro di Francesco Schettino, Justice Of Mind, già entrata sul mensile Crimen nella vicenda di Massimo Bossetti, prova a spiegare su Fronte del Blog ciò che può essere accaduto la notte del naufragio nella testa del comandante della Concordia

Francesco Schettino

Come si può definire l’uomo migliore? Per Dante era colui che segue “virtute e cagnoscenza”; per Kant era colui che, “senza se e senza ma”, rispetta la legge morale universalmente valida. Esistono professionisti impeccabili, lodati da tutti che, talvolta, cadono dinnanzi a situazioni che paiono ai più di immediata percezione; con ciò ricevendo la massima riprovazione morale e giuridica. E’ il caso del comandante Schettino ed in specie della sua incredibile fuga dalla nave Costa Concordia, immediatamente dopo che questa aveva colpito gli scogli al largo dell’Isola del Giglio. Oggi costui è l’emblema dell’immoralità e del crimine. Ha compiuto una manovra sbagliata ed è anche fuggito, come avrebbe potuto fare solamente l’ultimo dei passeggeri impauriti. Come è possibile?

IL SISTEMA LIMBICO

Conosceva i suoi obblighi; questo sta a dimostrare la sua totale indifferenza verso la legge e verso le vite umane che, comunque, avrebbe, lui per primo, dovuto tentare di salvare, a costo di rimanere l’ultimo naufrago ed a rischio della propria vita? E’ un essere così riprovevole come ce lo dipinge il processo a suo carico oppure il suo cervello gli ha comandato qualcosa che è stato più forte della sua indubbia capacità tecnica? I più recenti studi sul cervello ci dicono che spesso agiamo come “vuole il cervello” e non come vorremmo noi; siamo determinati da una forza automatica guidata da caratteristiche presenti nell’ambiente e da processi non mediati da scelte consapevoli o riflessioni. Questi processi si sviluppano a livello del sistema limbico; a questo è riconosciuto un ruolo essenziale all’interno del complesso sistema di circuiti nervosi che presiedono ai processi d’apprendimento e di regolazione delle manifestazioni emotive tramite l’integrazione delle esperienze presenti. Una importante via del sistema limbico ha origine a livello dell’amigdala. L’amigdala è coinvolta in attività fondamentali come le reazioni d’ansia e paura, nonché nell’attribuzione di un significato emozionale a uno stimolo. E’ una delle poche aree cerebrali in grado di comandare e dirigere gran parte del cervello una volta che venga attivata.

LA REAZIONE

E’ così possibile spiegare perché, di fronte a una situazione di pericolo, la reazione iniziale avviene quasi senza la presa di coscienza di ciò che sta avvenendo e solo successivamente sono attivati comportamenti e strategie più razionali. Le risposte a questi stimoli sensoriali avvengono senza il coinvolgimento dei sistemi di elaborazione superiore del cervello che dovrebbero essere coinvolti nel pensiero, nel ragionamento e nella coscienza. Il cervello, dunque, sembra iniziare i propri processi prima della decisione volontaria. Se la corteccia è il regno della ragione, del riconoscimento, della comprensione, in questi casi non è stata coinvolta direttamente. La percezione di una minaccia è uno dei casi in cui questo “gioco mentale” offusca il nostro impianto cerebrale razionale. Ecco dunque perché vengono poste in essere azioni totalmente imprevedibili, che possono apparire come segno tangibile di immoralità e talvolta, come per il comandante della Concordia, con conseguenze anche giuridiche. Addirittura, nel caso di specie,  la sua fuga può essere considerata giuridicamente come dato rafforzativo dell’atteggiamento soggettivo dell’accusato, dopo un già grave e superficiale comportamento come quello dello sciagurato “inchino” al Giglio. Ma diritto e cervello non sempre vanno d’accordo. Il mito kantiano dell’uomo sempre cosciente, forse, è finito per sempre. 

Chi è Justice of Mind

Justice of Mind (JOM) nasce nel 2015 dal confronto culturale tra l’avvocato Luca D’Auria, docente di diritto al master di psicopatologia forense e criminologia clinica al San Raffaele, la criminologa clinica e dottoressa in giurisprudenza Ilaria De Pretto, la psicologa e criminologa clinica Claudia Pavanelli, l’avvocato Noemi Brambilla e il professor Carlo Taormina. L’associazione studia il rapporto tra giustizia penale e mente e si pone come obiettivo di agire da supporto delle parti coinvolte nel giudizio, offrendo corollari al dibattito probatorio provenienti da diverse materie cognitive, in specie la logica, la psicologia cognitiva, la dottrina neuroscientifica, l’antropologia e la filosofia della mente. Il sito di JOM è www.justiceofmind.com

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