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“Elena Ceste non è stata uccisa”, la rivelazione choc

Ursula Franco, medico chirurgo e criminologo consulente dei difensori del marito di Costigliole d’Asti, anticipa la sua tesi al quotidiano Il Tempo: “Elena ebbe una crisi psicotica. Morì assiderata”

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Elena Ceste non sarebbe stata uccisa. È questo il parere di Ursula Franco, medico chirurgo e criminologo consulente della difesa di Michele Buoninconti, il marito della donna di Costigliole d’Asti.

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Ursula Franco ha sostenuto la sua tesi in un’intervista a Il Tempo, ritenendo che la donna sia morta in seguito ad un allontanamento volontario. Il fatto di considerare il caso un omicidio avrebbe anche indotto equivoci sull’interpretazione delle intercettazioni di Michele Buoninconti.

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L’ANALISI – Il consulente della difesa spiega Aal quotidiano come sia arrivata alle sue conclusioni: “Per quanto mi riguarda essendo anche un medico ho cercato di analizzare la psiche della Ceste nei momenti precedenti la sua scomparsa attraverso le testimonianze di parenti ed amici, per comprendere se vi fosse la possibilità di un allontanamento volontario, ho poi analizzato le risultanze autoptiche, il linguaggio verbale e non verbale dell’indagato, ovvero del marito Michele Buoninconti, il suo comportamento dopo il ritrovamento dei resti della moglie ed ho escluso che si sia trattato di omicidio”.

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IL RITROVAMENTO VICINO CASA LO SCAGIONA – Sarebbe proprio il ritrovamento a soli 800 metri da casa del cadavere di Elena a scagione il marito e a far propendere per un allontanamento volontario: “Se Michele avesse ucciso Elena al suo ritorno dal paese come contestatogli dall’accusa, prima di dare l’allarme, egli avrebbe potuto prendersi tutto il tempo possibile, almeno fino al ritorno dei bambini dalla scuola. Non si spiega quindi perché il Buoninconti non avrebbe occultato realmente il cadavere ma lo avrebbe piuttosto ingenuamente lasciato in un luogo vicino a casa dove sapeva che le squadre di ricerca lo avrebbero di sicuro cercato”.

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CRISI PSICOTICA – Ma come morì Elena Ceste, allora? Ursula Franco è sicura e anticipa le sue conclusioni a Il Tempo: “Elena la mattina della scomparsa era in preda ad una crisi psicotica cominciata il pomeriggio del giorno precedente, caratterizzata da allucinazioni uditive e da un delirio persecutorio. La Ceste dopo essersi denudata (uno dei 6 sintomi della psicosi) fuggì ai suoi “persecutori” e si nascose là dove sono stati ritrovati i suoi resti, in pochi minuti si assopì a causa del freddo e morì per assideramento”.

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Edoardo Montolli per Oggi.it

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Chi è Edoardo Montolli

Edoardo Montolli, giornalista, è autore di diversi libri inchiesta molto discussi. Due li ha dedicati alla strage di Erba: Il grande abbaglio e L’enigma di Erba. Ne Il caso Genchi (Aliberti, 2009), tuttora spesso al centro delle cronache, ha raccontato diversi retroscena su casi politici e giudiziari degli ultimi vent'anni. Dal 1991 ha lavorato con decine di testate giornalistiche. Alla fine degli anni ’90 si occupa di realtà borderline per il mensile Maxim, di cui diviene inviato fino a quando Andrea Monti lo chiama come consulente per la cronaca nera a News Settimanale. Dalla fine del 2006 alla primavera 2012 dirige la collana di libri inchiesta Yahoopolis dell’editore Aliberti, portandolo alla ribalta nazionale con diversi titoli che scalano le classifiche, da I misteri dell’agenda rossa, di Francesco Viviano e Alessandra Ziniti a Michael Jackson- troppo per una vita sola di Paolo Giovanazzi, o che vincono prestigiosi premi, come il Rosario Livatino per O mia bella madu’ndrina di Felice Manti e Antonino Monteleone. Ha pubblicato tre thriller, considerati tra i più neri dalla critica; Il Boia (Hobby & Work 2005/ Giallo Mondadori 2008), La ferocia del coniglio (Hobby & Work, 2007) e L’illusionista (Aliberti, 2010). Dirige la casa editrice Algama (www.algama.it).

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