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Il “maschicidio” psicologico di Massimo Di Cataldo: un mare di bugie per mandarlo alla gogna

Il cantante, prosciolto da ogni accusa, si sfoga per la prima volta. Raccontando il suo incubo. Puntando il dito contro chi ha creato un mostro. E contro chi l’ha abbandonato al suo destino, anche dopo l’assoluzione. Quanti hanno vissuto la sua stessa tragica situazione a causa di una separazione?

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Per la prima volta Massimo Di Cataldo, dopo il proscioglimento da tutte le accuse rivoltegli dalla sua ex compagna, parla dell’incubo vissuto per ben sedici mesi, un incubo che gli ha stroncato carriera e immagine, e da cui sta finalmente uscendo.

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L’INTERVISTA – Il cantante si racconta in una lunga intervista a Il Giornale, che mette in risalto l’altra faccia del femminicidio. Quando, sulla scia dell’allarme sociale provocato dalla violenza sulle donne, troppo spesso si arriva al “maschicidio”: un processo spesso sommario nell’opinione pubblica nel giudicare l’uomo nel rapporto di coppia.

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L’INIZIO – Tutto cominciò nel luglio 2013: “Stavo andando in Versilia, per ritirare il premio Lunezia. – racconta il cantante a Il Giornale- Doveva essere un bel viaggio quando ho guardato il telefonino e mi è caduto il mondo addosso: c’era la foto della mia ex compagna con il volto tumefatto, il naso sanguinante, gli occhi pesti. Mi sono spaventato e preoccupato. Oddio- ho subito pensato- ma cosa le è successo? Poi, leggo che stava dando la colpa a me”.

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LE ACCUSE – Le accuse sono pesantissime. Lei scrive, sotto le foto: “Questa volta le botte me le ha date al punto da farmi abortire il figlio che portavo in grembo. Ti regalo la possibilità di fare un Upgrade. Quello di diventare finalmente un Uomo. E non lo faccio per rabbia ma per la nostra piccola Rosalù che ha bisogno di un padre e non di un fratellino piccolo e violento. Buona vita Massimino e buon premio Lunezia. Premieranno il tuo grande onore nei confronti di noi donne tutte”.

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IL DIBATTITO FATALE – Sono i giorni in cui infuoca il dibattito sul femminicidio. E il cantante, suo malgrado, ne diventerà presto addirittura il simbolo. Dovrà passare un anno e mezzo prima che il gip di Roma stabilisca che Di Cataldo non provocò affatto l’aborto di Anna Laura Millacci e che quelle foto erano un falso. E per un cantante che nei suoi testi parla d’amore romantico è un terremoto.

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UN TERREMOTO EMOTIVO – “È stato peggio di un incubo. – dice Di Cataldo-  L’orrore di una persona che urla la sua verità e nessuno lo ascolta perché convinti che dice il falso. Quel giorno di luglio la mia vita si è accartocciata, mi si è sgretolata tra le mani e la mia carriera con lei”. Un orrore cominciato subito, perché giornalisti, tv e fotografi lo attendono al varco non appena scende dall’auto per ritirare il premio. Tanto che neppure se la sente di presentare un brano inedito, per la “mortificazione” che sta subendo.

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IN DIFESA? SOLO PIPPO BAUDO – Per reagire Di Cataldo prova ad usare la stessa arma: i social network. Ma è un diluvio. I colleghi, nella maggior parte dei casi, spariscono. Solo Pippo Baudo spende una parola per lui: “In un’intervista ha detto che gli dispiaceva per la ragazza ma che conosceva bene me, che sapeva che ero un ragazzo per bene, una brava persona. Mi ha commosso perché è stato davvero un piccolo grande gesto. Una luce nel buio dello sconforto”.

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IL LINCIAGGIO MEDIATICO – Già. Perché, infatti, il linciaggio mediatico nei salotti televisivi non si fa attendere, come accade spesso quando si parla di cronaca nera. “Una mattina mi sveglio e su Rai1 vedo che parlano di femminicidio. E io ero il protagonista della trasmissione. C’era la mia faccia a tutto schermo, le mie canzoni in sottofondo da colonna sonora e accanto le foto di Anna Laura sfigurata. Come in un brutto scherzo vedevo parlare di me come di un uomo brutale, un violento, me ne hanno dette di tutti i colori. Per i media ero perfetto. Io ero a casa che guardavo la tv allibito. Un accanimento. Sono stato prima la vittima della mia ex compagna, e poi dei giornali. Una giornalista, Selvaggia Lucarelli, si è subito schierata con la mia ex, il colpevole a priori ero io, per partito preso, solo perché ero maschio. Non è violenza questa?”

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UNA CARRIERA A PEZZI E L’INFARTO DEL PADRE – Di Cataldo si dice convinto del fatto che se fosse stato donna ci sarebbe stata più compassione. Invece, in un attimo, è andato tutto a rotoli. Con minacce di essere percosso da sconosciuti, la figlia che non riusciva più a vedere se non “secondo l’umore” della compagna. Il padre scioccato dalla perquisizione della polizia, tanto che ebbe poi un infarto.

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MI DISPIACE PER LEI – Ora che tutto è finito, il cantante dice che sta ricostruendo la sua immagine, a partire da un album che uscirà prima dell’estate. Quanto alla sua ex: “Mi dispiace per lei” ma non riesce a capire il perché di quelle accuse.

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IL NUOVO IMPEGNO- Ma la vicenda gli ha lasciato qualcosa dentro per combattere una battaglia. Conclude il cantante: “Insieme all’associazione Senza veli sulla lingua racconto la mia storia, perché è vero che c’è tanta violenza sulle donne, ma ci sono anche donne che fanno tanto male agli uomini. La violenza non è solo di genere. Il 28 marzo sarò a Segrate, in provincia di Milano per parlarne”.

 

Edoardo Montolli per Oggi.it

 

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Chi è Edoardo Montolli

Edoardo Montolli, giornalista, è autore di diversi libri inchiesta molto discussi. Due li ha dedicati alla strage di Erba: Il grande abbaglio e L’enigma di Erba. Ne Il caso Genchi (Aliberti, 2009), tuttora spesso al centro delle cronache, ha raccontato diversi retroscena su casi politici e giudiziari degli ultimi vent'anni. Dal 1991 ha lavorato con decine di testate giornalistiche. Alla fine degli anni ’90 si occupa di realtà borderline per il mensile Maxim, di cui diviene inviato fino a quando Andrea Monti lo chiama come consulente per la cronaca nera a News Settimanale. Dalla fine del 2006 alla primavera 2012 dirige la collana di libri inchiesta Yahoopolis dell’editore Aliberti, portandolo alla ribalta nazionale con diversi titoli che scalano le classifiche, da I misteri dell’agenda rossa, di Francesco Viviano e Alessandra Ziniti a Michael Jackson- troppo per una vita sola di Paolo Giovanazzi, o che vincono prestigiosi premi, come il Rosario Livatino per O mia bella madu’ndrina di Felice Manti e Antonino Monteleone. Ha pubblicato tre thriller, considerati tra i più neri dalla critica; Il Boia (Hobby & Work 2005/ Giallo Mondadori 2008), La ferocia del coniglio (Hobby & Work, 2007) e L’illusionista (Aliberti, 2010). Dirige la casa editrice Algama (www.algama.it).

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