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In esclusiva su Fronte del Blog il primo capitolo de Il boia, il più nero tra i thriller

In esclusiva su Fronte del Blog il primo capitolo de Il boia, il thriller più nero di Edoardo Montolli che, a dieci anni e cinque edizioni dall’uscita, arriva in ebook su Kindle. Una storia di serial killer e messe nere. Dove nessuno è innocente. L’inquietante dimostrazione che l’odio più feroce è il solo figlio dell’amore.

 

Vai alla scheda: “Il boia”, trama e recensioni

Una secchiata d’acqua gelida. Tutto quello che ricordavo era lei che sorrideva, ma la sua voce non c’era più. La sua faccia, invece, era ancora lì, davanti a me. Mi fissava dalla fotografia, con quegli occhi che sembravano nasconderti il cielo, Iddio stesso. Capaci di mentire per pudore, di dirti che ti amano solo per non offenderti.

— Vabbè, ma non può risvegliarmi in un altro modo? Ma le sembra il sistema, cazzo?

— Cento secchiate si meriterebbe, altrochè — mi rispose pacato, quindi mi tese la mano e mi fece alzare da terra. — Questa è la quinta volta che la trovo qui a dormire alle sette di mattina, e dall’odore si direbbe che si è ubriacato pure stanotte. Capisco il suo dramma, ma insomma…

Antonio Loiola andava per la sessantina e non voleva saperne di finire in pensione. Gli piaceva lavorare in questa sorta di portineria del Paradiso; per lui tutto quel mondo silenzioso rappresentava semplicemente il giardino che vedeva dalla finestra. Faceva il guardiano del cimitero da più di venticinque anni e i morti erano i suoi unici amici da quando era rimasto vedovo. Un brutto incidente dove avevano perso la vita la moglie e i due figli piccoli, una di quelle tragedie che ti segnano per sempre. Era uno di poche parole, Antonio Loiola, abituato lì dentro alle scene tragiche di chi aveva perduto i propri cari ma non la loro memoria. Mi offrì un caffè nella sua guardiola, rassegnandosi all’idea che pure stavolta lo avevo preso in giro, scavalcando il muro di cinta per dormire ancora accanto alla mia Dolores. Vivere a contatto perenne con la morte ti intimidisce, ti smussa: il suo corpo era consumato come la cera delle candele che schiarivano la piccola dependance del camposanto. Le mani tremavano, tergiversando sulla caffettiera. Un tremolio lento, ma continuo, come se fosse solo in attesa di spegnersi per raggiungere gli amici del suo giardino. In fondo, nessuno meglio di Antonio Loiola poteva capire come stavo.

— Legga il Corriere sulla cronaca di Milano, è lì sul tavolo… roba da matti, non avevo mai sentito una storia del genere. È un mondo di pazzi, ma dimmi tu dove siamo arrivati.

Finii di sciacquarmi la faccia; nello specchio mi facevo ancora più schifo del solito, la barba incolta da giorni, la camicia sporca di alcol. — Cioè?

— Legga, legga.

E i miei occhi annebbiati rotolarono sul pezzo:

 

 

TRUCIDATO IL VESCOVO CONTINI, CACCIA AL BOIA

 

Lo hanno trovato incatenato, il corpo squartato. Un delitto atroce, senza alcuna motivazione apparente, è stato scoperto dagli agenti della polizia di Musocco ieri sera a Bollate, all’interno del Parco delle Groane, più volte teatro di omicidi efferati e regolamenti di conti tra clan mafiosi. Solo che questa volta la vittima è un vescovo, il cinquantanovenne Alceste Contini, originario di Rho, nel milanese, che aveva al Parco una piccola cascina di famiglia. Al momento gli inquirenti mantengono il più stretto riserbo sulle indagini e si sforzano di non trascurare alcuna pista per arrivare a quello che gli abitanti della zona hanno già soprannominato “Il Boia”.

Dalle poche informazioni trapelate pare che l’assassino abbia usato un coltello da macellaio, affilatissimo. Peraltro l’arma del delitto non è ancora stata rinvenuta. Monsignor Contini era noto, oltre che per la sua missione, anche per le sue attività umanitarie. Fondatore di numerose associazioni dedite al volontariato, da anni guidava l’opera “Salus et Vita” nella sua città natale, un’università della Terza Età che aveva recentemente ricevuto un encomio dalla Presidenza della Repubblica…

 

 

— Fischio, che gran bella storiaccia — commentai stiracchiandomi. — E che soprannome azzeccato… Be’, vorrà dire che ci sarà più lavoro per lei.

— Gesugiuseppeemmaria, ma come si fa ad essere così cinici?

Mi porse il caffè.

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