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Fantasmi in casa? Arrivano i Ghostfinder

Fronte del Blog a caccia dei cacciatori di ectoplasmi. Fantasmi in casa, nei castelli, ovunque vanno a tentare di snidarli. Risultato? Molte “anomalie”. Cronaca di una notte buia

 

 

Francis Pianari e Sara Iacopi, i Ghostfinder nel loro studio con le attrezzature per captare segnali anomali di fantasmi
Francis Pianari e Sara Iacopi, i Ghostfinder nel loro studio con le attrezzature per captare segnali anomali di fantasmi

Arrivo a Pisogne che è già buio. Un buio pesto. L’Iseo è immobile e non tira un filo di vento. Guardo il paese deserto e mentre li aspetto penso a come doveva essere un tempo. Nel 1518, l’Inquisizione mandò al rogo otto ragazze accusate di essere streghe e amanti del diavolo. Le bruciarono vive in piazza, tra le urla di approvazione della gente, dopo averle torturate e costrette a confessare. Non che resistendo sarebbe cambiato qualcosa, ma tant’è. L’appuntamento con i cacciatori di spettri è sotto la Torre del Vescovo. «Cercatori, non cacciatori» precisa Francis Pianari, appena ci incontriamo. Mi aspetto fanatici di sedute spiritiche, gente che gira con libri medievali, al limite maghi in erba che giocano a fare i sensitivi. Trovo tutt’altro. Francis e sua moglie Sara Iacopi vivono qui da poco. Di giorno fanno lavori come tanti. Di sera invece, vestono i panni dei Ghost Finder. Girano per castelli, luoghi che leggenda vuole infestati, ditte in disuso, ma anche e soprattutto case private, allertati al telefono da gente impaurita, disperata, a volte semplicemente folle. Dicono che è passione, che evitano i medium e che in ballo non c’è manco un euro. Meglio così. «Registriamo anomalie. Ecco tutto», spiega Sara.

 
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A CACCIA DI FANTASMI

Bionda, ventotto anni, da ragazza rimase colpita dai racconti del padre: le narrò come, da infante, nella vecchia casa di famiglia dell’‘800, lei si mettesse a far versi sorridendo al muro o a passare i suoi giocattoli al vuoto, come se lì vedesse qualcuno che nessun altro poteva guardare. «Chissà, forse è per questo che sono affascinata dal paranormale. O forse vorrei trovare una prova della vita dopo la morte. E comunque, ogni volta che andiamo a fare una ricerca, si vivono adrenalina e brividi. C’è chi risparmia per andare in ferie. Noi abbiamo risparmiato per comprare una torcia elettrica da due milioni di candele con un filtro infrarossi per la visione notturna. Con questa possiamo registrare al buio completo e riprendere fino a 300 metri». La stanza-laboratorio dei Ghost Finder è spartana. Dentro, principalmente, attrezzature elettriche. Tre pc a grande schermo per l’analisi di foto, video e suoni. Un tavolo dove svettano aggeggi a led e infrarossi. Si va a caccia di ectoplasmi così: registratori, puntatori, cam, sensori. Un tempo contro i fantasmi ci voleva l’esorcista. Oggi un ingegnere elettronico, se va bene. «Ma no, – fa Sara- ci pensa Francis».

 

 

L’ANOMALIA

Webmaster di professione, 41 anni, esperto di suoni e musiche, Francis è l’anima razionale della coppia: «Non so se troveremo mai un vero fantasma, ne dubito. Anche se quando ti trovi al buio, in mezzo ad un luogo sperduto, nel silenzio totale, i dubbi vacillano per qualche momento e senti il cuore pompare a mille. Ma catalogare un’anomalia è comunque una soddisfazione». È già la seconda volta che lo dicono: “anomalia”. E a questo punto vorrei capirci qualcosa di più, sul senso con cui la usano. «L’anomalia è quando trovi qualcosa che, tecnicamente parlando, non dovrebbe esserci. Di solito una sola non significa nulla: una singola voce, una singola variazione di campo magnetico, spesso si spiegano facilmente. Altre volte meno». Fammi un esempio. «Una chiesa di Viareggio. – riprende Sara- Erano accadute cose strane.

 
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IL MONACO

Si narrava che di notte si vedesse intorno al luogo un monaco vestito di nero. Soprattutto c’erano stati fatti di cronaca inquietanti. Una ragazza si era tagliata le vene durante una messa, tempo fa. Pare fosse depressa. Poi un uomo, che invece problemi sembrava non averne, sempre durante una messa e nella stessa chiesa, si era strappato gli occhi. Andammo giù a vedere, mossi da curiosità. Ci informammo e ci dissero che era stato fatto un esorcismo al posto, almeno questa era la voce. C’è la mummia di un sacerdote all’interno. Scattammo delle foto nei pressi della teca. In una di queste si vede una scia azzurra, come una specie di sagoma allungata». E l’anomalia dove sta? «Ne abbiamo scattate 95 in sequenza, a un secondo e mezzo di distanza una dall’altra. Ma la scia appare in una foto soltanto».

 

GLI SPECIALISTI

In Italia come loro sono un’ottantina. Si definiscono ricercatori che archiviano fenomeni all’apparenza paranormali. Dopo un po’ il passaparola si è mosso. In due anni i Ghost Finder hanno fatto una ventina di interventi. Il gruppo base è formato da loro e da un’altra coppia. «Michele e Vanessa – dice Francis -. Hanno un metodo di studio particolare. Vanno a dormire in alberghi o castelli, nelle stanze dove sono venuti a sapere che in passato c’è stato un fatto di sangue. Accendono la telecamera, si addormentano. E il giorno dopo guardano se qualche cosa strana è successa. Bisogna fare attenzione, ovviamente, alle suggestioni. A volte trovi macchie a video o in foto e devi valutare bene di cosa si tratta. Spesso sono orbs, cioè sfere di luce determinate da insetti, polvere o comunque particelle nell’aria». Pochi, ma organizzati. E mossi dall’entusiasmo. Il sistema di lavoro quale è? «Ci chiamano per esempio da Brescia, un appartamento nuovo, anni ‘90. Qualcuno aveva rilevato anomalie. Un caso di poltergeist, oggetti che si spostano. Prima facciamo domande: se la persona beve, se ha mai fatto sedute spiritiche. Poi entriamo, di solito di sera, perché c’è meno inquinamento acustico. Bonifichiamo il luogo togliendo la corrente e spegnendo ogni oggetto elettrico, montiamo telecamere e registratori. Chiudiamo bene tutto e ce ne andiamo. Al ritorno verifichiamo. Noi, in quella casa, non rilevammo nulla».

 

 

GLI STRUMENTI DI LAVORO

Come si scova l’entità? Francis apre una valigia di metallo e comincia a mostrare attrezzi. «Questo è un K2, rileva alterazioni di corrente in punti specifici. Niente di paranormale, lo usano anche gli elettricisti. Si usa perché si dice che l’entità sia in grado di assorbire tutta l’energia della stanza non appena si manifesta». Un vecchio Md Data è utile per registrare l’entrata audio su sei canali differenti. Un registratore modificato, un Evp preso negli Usa, consente di captare gli infrasuoni, dato che i fantasmi potrebbero farsi sentire sotto i 20 mega hertz. «Quando siamo dentro una stanza facciamo domande- spiegano -. Proviamo a parlare con l’entità, in post editing guardiamo lo spettro sonoro. Ma non solo. Abbiamo una griglia laser, che si modifica nel caso di un passaggio di qualsiasi cosa. E poi action cam, telecamera per infrarossi, illuminatore a infrarossi, rilevatori di movimento, la luce azzurra di Wood per attirare l’entità. E un termometro digitale, che serve a verificare sostanziali anomalie di diversi gradi». Chi vi chiama? «Persone di ogni genere. Una volta una signora ci telefonò sostenendo che la sua casa era certamente infestata, perché la corrente andava e veniva. Si trattava di una semplice lampadina. Ma un mago le aveva spillato 15000 euro per farle credere questo. Ecco perché ce ne teniamo distanti. Un’altra volta ci ha chiamato uno che voleva far sesso con un fantasma. Poi ci sono casi di persone seriamente preoccupate. O altre che ci mandano foto e video realizzati da loro per analizzarli. Anche su questo interveniamo a pc. Troviamo così diverse paraeidolie».

 

L’INGANNO

Cioè? «L’occhio vede ciò che vuol vedere. Ci arriva ad esempio una foto dal Galles da una certa Barbara. Sembra appaia alla finestra di un palazzo il volto di una persona. Ma attraverso un’analisi tecnica profonda si rileva l’effetto ottico. Oppure capitano i fake, le foto ritoccate che ci mandano, ma che scopriamo sempre se sono false. Naturalmente, però, la parte migliore è quando si va sul posto. In alcuni posti». Sara ricorda una colonia estiva abbandonata dove le cronache raccontano si incendiò una stanza. E la piccola ospite che era dentro, morì. «Sono rimasta chiusa là da sola per un po’. Ma anomalie non ne ho riscontrate». È una continua ricerca: mani di fantasma che si rivelano invece mani della figlia della persona che li ha chiamati. Visite ai castelli di mezza Italia. Ognuno con uno strumento. Chi illumina, chi registra. Chi piazza cam e termometro. Tutto catalogato, tutto archiviato con pazienza certosina e cura maniacale.

 

 

DOVE SONO I FANTASMI

Deve essere per questo che il regista Fabio Bastianello ha chiesto la loro consulenza per dar vita al suo film, Ghost Finder, proprio dal nome del loro gruppo. Sara è possibilista e spera un giorno di incontrarlo davvero un fantasma. Un fantasma e non un’anomalia. Francis, invece, segue la logica: «Solo se gli strumenti lo confermeranno». Il giorno e la notte, per questo si amano. Entrambi, però, hanno un sogno comune: «Un Ghost tour, una vacanza in giro per il mondo a cercare entità». Lascio Pisogne che è notte fonda. L’Iseo è sempre più scuro e inizia a piovere che dio la manda. Sembra veramente un film. Un film strano. Vorrei dire anomalo. Ma di notte, con sta pioggia, ci manca solo questo.  

Chi è L'enigmista

Incubi in Rete. Sono incubi che abbiamo avuto tutti. Qualcuno li sviluppa, qualcuno li cerca. Io ne scrivo. In fondo, l'incubo è l'altra metà del sogno

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