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Schembri: «La condanna di Francesco Schettino e quella di Salvatore Parolisi? Pene altissime»

Il noto penalista del Foro di Milano, Fabio Schembri, analizza le sentenze Schettino, Parolisi, Stasi, Corona e spiega perché sia inutile accanirsi sul ritorno in carcere di Annamaria Franzoni

 

fabio schembri

 

 

In questi giorni diverse sentenze e decisioni della magistratura su grandi casi giudiziari stanno scatenando scalpore e polemiche nell’opionione pubblica, tanto da cominciare a generare confusione su ciò che sta accadendo. La prima in assoluto è la sentenza di condanna a 16 anni di reclusione comminata a Francesco Schettino, l’ex comandante della Costa Concordia, che però al momento non andrà in prigione. Abbiamo incontrato il noto penalista del Foro di Milano per chiedere lumi sulle ultime vicende.

Avvocato, partiamo da Schettino: 16 anni e un mese di arresto come condanna. Ma non andrà in prigione, che significa?

Francesco Schettino«Alcuni reati prevedono la reclusione, altri, minori – come alcuni dei quali contestati a Schettino- l’arresto. Ma non va in prigione perché i giudici hanno ritenuto che non esistano le esigenze cautelari, peraltro già venute meno in passato. Queste esigenze si configurano per tre motivi: pericolo di reiterazione del reato, inquinamento delle prove e pericolo di fuga. Nel caso appare impossibile che Schettino vada a comandare oggi una nave; l’inquinamento delle prove, ora che c’è stato un processo, è impossibile. Quanto al pericolo di fuga, non ci sono elementi, per i giudici, che facciano pensare ad un’ipotesi del genere. Ma se la sentenza diventerà definitiva, in prigione ovviamente ci andrà».

Pensa che si tratti di una pena giusta?

«Sono stati riconosciuti omicidi, lesioni e naufragio colposo. Per reati colposi a me pare una pena enorme, peraltro altamente sproporzionata rispetto alle altre».

In che senso?

«In casi di questo tipo si rischia spesso di fare populismo, indubbiamente mosso dalla pressione mediatica. Di fatto è stato accertato che l’inchino era prassi consolidata, consentita dalla compagnia navale per cui lavorava. Accertato questo qualcuno ha sbagliato evidentemente rotta, ma lui è arrivato in plancia solo alla fine. C’era un intero equipaggio su quella nave, eppure ad alcuni è stato consentito patteggiare pene bassissime per le quali non andranno in prigione, e a lui sono stati comminati sedici anni, come se l’unico responsabile di un evento, ribadisco ritenuto colposo, fosse Schettino. Mi pare sproporzionato, ecco».

Un altro caso che fa discutere è la sentenza su Salvatore Parolisi, ormai definitiva ma sulla quale la Cassazione ha chiesto di rivedere l’aggravante della crudeltà. Nemmeno in un delitto del genere, con 35 coltellate, c’è la crudeltà?

Salvatore Parolisi a "Quarto Grado"«In questi casi bisogna guardare al codice. Un delitto del genere è sempre, per sua natura crudele. Ma i giudici devono bilanciarlo con la premeditazione. Ad esempio: un delitto premeditato in cui una persona ne uccide un’altra con un solo colpo di pistola può essere considerato con l’aggravante della crudeltà molto di più di un delitto d’impeto commesso con l’arma bianca. Proprio perché nel secondo caso, nell’impeto, spesso l’omicida continua a colpire senza talvolta nemmeno rendersi più conto di quanti fendenti ha fatto partire».

I legali di Parolisi si sono detti “soddisfatti” perché i 30 anni non ci sono più. È d’accordo?

«Mah, francamente non ho idea di come possano essere soddisfatti. Anzitutto si dovranno leggere le motivazioni per capire se la Cassazione, che ha annullato l’aggravante della crudeltà con rinvio, ritiene che l’aggravante vada tolta o se invece non è stata ben motivata. E poi, quand’anche fosse ridotta, si tratta di una pena altissima, se si considera che si è trattato di un processo con rito abbreviato che prevede lo sconto di un terzo della pena».

Ad Alberto Stasi hanno dato sedici anni. Se è davvero lui il colpevole, non sono una pena bassa?

alberto stasi«Se è davvero lui sedici anni potrebbero sembrare pochi, ma sempre se non si considera il rito abbreviato. Significa che in un procedimento ordinario ne avrebbe presi 24. Fermo restando tutte le perplessità su un caso di una persona assolta ben due volte di seguito e che poi viene condannata “oltre ogni ragionevole dubbio”, così come prevede il nostro ordinamento. Io penso che se uno è già stato assolto due volte, un ragionevole dubbio che non sia lui l’assassino c’è già».

 

 

 

La pensano così gli americani, dove non si può riprocessare una persona assolta: se Amanda Knox venisse condannata anche in Cassazione, daranno l’estradizione gli Stati Uniti?

Amanda Knox«Sarà durissima e dovrà esserci un lungo lavoro di diplomazia. Anche perché mi pare francamente improbabile che le autorità statunitensi possano far digerire alla loro opinione pubblica che una loro concittadina, già assolta all’estero, debba essere estradata perché poi, per lo stesso reato, è stata successivamente condannata».

Ma su una condanna di sedici anni, alla fine, quanto una persona resta in carcere?

«Bisogna considerare due tipi di reato: quelli comuni e quelli ostativi, che sostanzialmente non consentono di usufruire di determinati benefici. Reati ostativi sono reati di tipo terroristico o inerenti la criminalità organizzata. Il delitto è considerato reato invece comune e quindi chi l’ha commesso può avere diritto a benefici. E cioè 45 giorni di liberazione anticipata ogni sei mesi. E i permessi premio e successivamente le altre forme di detenzione, se il tribunale di sorveglianza le concede. Su sedici anni, il detenuto ne sconta almeno dieci».

 

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Anche Erika e Omar, per il delitto di Novi Ligure, hanno avuto benefici.

«Non dimentichiamo che all’epoca dei fatti erano entrambi minorenni, circostanza per la quale l’ordinamento prevede sempre la riduzione di un terzo della pena. Hanno poi beneficiato dell’indulto, di tre anni, del 2006. Non va dimenticato che il carcere ha una funzione rieducativa in Italia».

annamaria franzoniSu Annamaria Franzoni la Cassazione ha chiesto di rivedere l’istanza concessa sulla detenzione domiciliare. Il Pg era favorevole a lasciarla a casa. Per la Procura che ha fatto ricorso lei non ne aveva diritto in quanto il figlio, al momento della concessione aveva superato l’età limite dei dieci anni per la quale la mamma può far ritorno a casa. Ma lei la richiesta l’aveva fatta prima.

«Al di là di queste cose, mi sembra un accanirsi eccessivo. Tra indulto e liberazione anticipata, rispetto ai sedici anni di condanna le resterebbero forse quattro anni da scontare. Significa che già tra qualche mese potrebbe richiedere gli stessi benefici che vorrebbero ora negarle. Faccio fatica a comprenderlo».

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Dopo tutti questi casi di omicidio, ce n’è un altro dove delitti non ce n’è, ma di cui molto si discute: Fabrizio Corona, 13 anni da scontare per reati francamente decisamente meno pesanti. Ora una perizia psichiatrica dovrà stabilire se le sue condizioni di salute sono compatibili col carcere.

«Sì, la perizia psichiatrica può in effetti stabilire la compatibilità col carcere. Nel caso venisse riconosciuta una grave infermità, anche psichica, è possibilmente la sospensione o il differimento della pena in altra struttura. Mi pare che la comunità Exodus si sia detta pronta ad ospitarlo».

Quanto alla pena, che pensa?

«Per quanto si tratti di un cumulo, tredici anni per delle fotografie mi sembrano davvero una sproporzione. Tredici anni sono davvero tanti. Temo non abbia giovato il suo stile di vita».  

 

Manuel Montero

 

 

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