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L’agente antiterrorismo Catherine Vitinger: «State in allerta, ma l’italia è meno a rischio»

charlie24

 

Catherine Vitinger, agente anti-terrorismo che nel 2013 ha pubblicato in Francia, con l’alias Nima Zamar, un libro dal titolo oggi sinistramente profetico Les terroristes sont parmi nous (I terroristi sono tra noi), dice al settimanale OGGI: «L’allerta deve essere massima e la vigilanza continua. Ma l’Italia rischia meno. E non solo perché dagli Anni di Piombo avete ereditato leggi che consentono di limitare la libertà personale. C’è anche il fatto che in Italia ci sono meno soggetti pericolosi che in altri Paesi europei e che questi preferiscono esaltarsi davanti a un computer più che partire per la guerra in Siria. E chi volesse passare all’azione difficilmente riuscirebbe a dotarsi di kalashnikov e lanciarazzi perché non avrebbe contatti con la rete criminale italiana. Infine, valutiamo difficile una deriva terroristica per i figli di stranieri che hanno frequentato la scuola in Italia. Costoro attraverso l’acquisizione di una lingua così identitaria come la vostra, si sentono più italiani di quanto si possa sentire francese un algerino cresciuto a Parigi». 

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MONITORAGGIO DEI SOSPETTI- L’esperta spiega a OGGI che «si è sviluppato un sistema di monitoraggio dei sospetti che parte dalla raccolta d’informazioni sul territorio attraverso le forze di polizia locali. E che si avvale di sistemi di profiling che ci consentono di individuare i soggetti a rischio. A quel punto entra in gioco il “fattore umano”. Il nostro lavoro consiste nell’avvicinare, in incognito, i soggetti e valutarne la pericolosità… L’agente incaricato finisce con lo stabilire un rapporto personale con il soggetto a rischio, cerca d’influenzarne positivamente il percorso e ne valuta periodicamente il grado di pericolosità».

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COSA SERVE DAVVERO- L’esperta spiega anche che cosa serve davvero alle forze di sicurezza: «Il contributo della gente comune. Per fermare tutti i terroristi c’è bisogno dell’aiuto di ciascuno. Perché i soggetti pericolosi sono tanti, perché qualche situazione può evolvere all’improvviso e allora solo chi sta vicino a queste persone può indicare alle forze di polizia delle stranezze, qualcosa di nuovo che fa paura nel comportamento di un familiare, di un amico o di un conoscente. Tutti devono avere coscienza che la loro segnalazione può fare la differenza».

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