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Vittorio Dotti, l’avvocato del diavolo: “I miei anni con Berlusconi”

L’episodio tragicomico con Paolo Villaggio, la Mondadori contesa con De Benedetti, i primi aspiranti candidati di Forza Italia esclusi se avevano le mani sudaticce, il caso Ariosto: il legale si racconta ne “L’avvocato del diavolo” (Chiarelettere) in collaborazione con Andrea Sceresini, che a Fronte del Blog ha girato alcuni gustosi stralci del volume.

vittorio dotti

PAOLO VILLAGGIO SDRAIATO A TERRA: “SIRE PIETA’”

fantozzi-paolo-villaggioSono gli anni Ottanta: Silvio Berlusconi sta consolidando il suo impero televisivo. Le migliori star firmano con lui. Non sempre, però, le cose vanno bene come dovrebbero.

Ci fu un piccolo incidente con Paolo Villaggio. Il comico aveva violato il suo contratto d’esclusiva, gli avevamo fatto causa e lo avevamo messo nei guai. La cosa si risolse in modo, appunto, fantozziano e fu lo stesso Berlusconi a raccontarmelo. Un bel giorno Villaggio si presentò in via Rovani. Dribblò qualche segretaria e si ritrovò nell’anticamera dell’ufficio di Silvio. Berlusconi era arrabbiatissimo con lui, ma alla fine accettò di incontrarlo. «Fatelo passare», ordinò nell’interfono. La porta dell’ufficio si spalancò, ma dell’attore non c’era traccia. Silvio si alzò in piedi e oltrepassò la scrivania. Solo allora lo vide. Era sdraiato a terra, col volto sulla moquette: «Sire pietà!», implorava trascinandosi sui gomiti. Berlusconi scoppiò a ridere: la pratica legale venne ovviamente dimenticata.

Andrea Sceresini
Andrea Sceresini

LA RIVALITA’ CON DE BENEDETTI

carlo-de-benedettiLa rivalità tra De Benedetti e Berlusconi affonda le radici negli anni della Milano da bere. Nel 1991, dopo una lunga battaglia legale, il Cavaliere strapperà all’avversario la proprietà della Mondadori, le cui testate gli erano sempre state ostili.

Ricordo che un giorno, decollati da Linate per Roma, sorvolando la monumentale sede della casa editrice Mondadori, nelle campagne di Segrate, Berlusconi me la indicò dal finestrino: «Cosa dici, Vittorio, sarà possibile coprire di merda la Mondadori?» «Metaforicamente», osservai io. «No, no, per davvero – mi rispose –. Si potrebbe organizzare una bella colonna di camion carichi di letame con cui cospargere il palazzone». Mi fissò e nel frattempo borbottava: «Quanto potrà costare un progetto di questo tipo?». E concluse mormorando che l’avrebbe chiesto al suo amico Renato Della Valle, immobiliarista milanese in auge in quegli anni.

 

LA POLITICA PER BERLUSCONI? L’ENNESIMO BUSINESS

marcello dell'utriE’ il 1994, l’anno della prima vittoria elettorale. Forza Italia viene messa in piedi nel giro di pochi mesi. Tra i futuri parlamentari, oltre a stimati professionisti come Vittorio Dotti, vengono arruolati decine di funzionari di Publitalia, la concessionaria di pubblicità guidata da Marcello Dell’Utri. Non sempre i criteri di scelta sono improntati alla meritocrazia.

In molti devono ancora convincersene, la politica per Silvio Berlusconi altro non è che l’ennesimo business. Non il più sentito e nemmeno il più importante. Me lo fece capire chiaramente Marcello Dell’Utri, quando mancavano poche settimane all’ora X. Andai a trovarlo nel suo ufficio, lui era tutto indaffarato nella compilazione delle liste che infarciva di dipendenti di Publitalia. Mi fece entrare, poi chiuse la porta. «Noi gli elementi migliori ce li teniamo in azienda!», dichiarò candidamente, dopo che mi ero accomodato in poltrona. Poi mi confidò: «Mica siamo scemi: in politica ci mandiamo quelli di cui in azienda possiamo anche fare a meno. Che si facciano eleggere! Che vadano pure in parlamento!».

 

COSI’ BERLUSCONI SCELSE I PRIMI CANDIDATI: NO A CHI AVEVA MANI SUDATE, BAFFI E BARBA

 La selezione dei futuri candidati ha luogo nella villa di Arcore, dove vengono allestiti dei veri e propri casting. I criteri di scelta sono tutto fuorché politici.

Berlusconi aveva una serie di fissazioni di natura puramente estetica. In passato le aveva applicate a tutti i suoi dipendenti e automaticamente le applicò anche ai futuri candidati. Essi dovevano vestirsi in modo appropriato, con giacca e cravatta. Non dovevano avere né barba né baffi. Volto perfettamente rasato, fresco e sorridente. Questo era l’unico stile ammesso. Veniva scartato anche chi aveva le mani sudaticce: una stretta non sufficientemente secca e virile poteva costare l’esclusione.

Mi capitò per caso di assistere al casting dello psichiatra Alessandro Meluzzi, che nel passato aveva militato prima coi comunisti, poi con socialisti e radicali. Nonostante ciò, a nessuno venne in mente di abbozzare alcun tipo di domanda politica. Quasi non si trattasse di futuri parlamentari. Non si perse tempo e si passò immediatamente alla prova-telecamera. Di fronte alla platea era stato ricreato un piccolo studio televisivo. Meluzzi venne fatto sedere su una poltrona, al cospetto di alcuni guru di Mediaset. Poi iniziarono le riprese. Il candidato doveva sostenere un breve dibattito, con domande e risposte, dopodiché veniva invitato a pronunciare un mini discorso. Gli esaminatori, nel frattempo, prendevano nota sui loro taccuini. Chi non risultava abbastanza spigliato e telegenico, poteva tranquillamente tornarsene a casa. Ricordo che Meluzzi superò la prova brillantemente.

IL CASO ARIOSTO

stefania-ariostoL’ultimo incontro tra Berlusconi e Dotti avviene nel 1996, dopo che l’allora compagna dell’avvocato, Stefania Ariosto, ha iniziato a testimoniare contro Cesare Previti. Berlusconi chiede a Dotti di smentirla, Dotti ovviamente rifiuta.

«Smentisci la Ariosto e io ti faccio sindaco di Milano». È il 15 marzo del 1996. Roma è incappucciata dalle nuvole. Pioviggina e spira un vento fresco. Silvio Berlusconi è seduto di fronte a me, nell’elegante salotto della sua dimora capitolina di via dell’Anima. I suoi occhi sono fissi nei miei. Siamo soli, senza testimoni: è la resa dei conti. «Ti metto a disposizione i miei telegiornali – mi dice –. Non ti chiedo molto, basta una tua semplice dichiarazione».

Da qualche giorno è scoppiato il caso Previti. Le rivelazioni della mia fidanzata, Stefania Ariosto, tengono banco sulle prime pagine di tutti i quotidiani. Sono sconvolgenti e inequivocabili, potenti come un pugno nello stomaco.

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